Questo satsang è apparso originariamente nell'invito ai ritiri dell'estate 2007 (potete trovarlo in originale nella sezione download )
Vivere, lasciarsi vivere (Sirio) Vivere o lasciarsi vivere. Lasciare libero il cavallo di andare dove vuole. Col rischio di finire in un burrone. Oppure tirare le redini quand’è necessario, dirigerlo, fermarlo. Prendere nelle mani la propria vita, dirigere la propria mente, controllarla, concentrarla educarla come un bimbo selvaggio. Pazienza, santa pazienza! Quanta buona volontà ci vuole per non cedere Alle lusinghe del mondo, alle continue tentazioni. O buon Dio, senza il Tuo aiuto chi c’è la può fare? Con la Tua grazia Chiunque può riuscirci. O Tu… (Sirio) O tu che nella vita di alcuni scrivi divino ardore, scrivi nella mia vita desiderio del Supremo Amore. Stanco sono degli amori umani che tradiscono,anelito ho per il vero, grande Amore che mai frantumerà le emozioni del mio cuore. Tanto ho cercato, tanto mi sono illuso per restare di nuovo deluso. Infine stanco del falso e perverso sono giunto alla sponda del Tuo immenso universo. Spazio voglio dare al mio intimo essere, fuori voglio trarlo dalla gabbia del malessere, per farlo volare in alto nell’aria celeste dove brilla il sole dei Tuoi occhi e il darshan scava nella mente profondi, luminosi solchi.
Come un uomo assetato… (Guru Ram Das) Come un uomo assetato smania per l’acqua il mio cuore profondamente anela la visione del Signore. La freccia dell’amore di Dio ha colpito il mio cuore. Il Signore mio Dio conosce la mia pena e il tormento che porto in cuore! Colui che mi racconta qualche cosa della Realtà Suprema Il mio Amore, Egli è per me un fratello e un amico. Unitevi, unitevi a me o miei compagni e cantate Le virtù del mio Signore seguendo il saggio Consiglio del Satguru. O Dio, esaudisci il desiderio del Tuo servo Nanak: E’nel Tuo darshan che il mio corpo trova pace.
Ecco un inno semplicissimo di Guru Ram Das che va dritto al cuore. Ci si potrà chiedere: “Se è di Guru Ram Das, perché alla fine si definisce Nanak?” Ebbene tutti i dieci Guru Sikh hanno firmato i loro inni con questo Nome. Nanak fu il fondatore di questo gruppo di ricercatori della Verità che infine, dopo una grande espansione, fu istituzionalizzato come “Religione Sikh” . Dopo Guru Nanak ci furono altri nove Guru che portarono avanti l’istituzione da Lui fondata e Guru Ram Das fu il quarto di questa linea. Tutti i vari Guru in sequenza firmarono, sempre, i loro scritti con il nome Nanak poiché consideravano che era lo Spirito di Nanak che dimorava in loro e ispirava le loro composizioni. Fino al decimo Guru, che fu Guru Gobind Singh, i seguaci dei Guru non avevano una loro vera e propria religione, ma si componevano di ricercatori provenienti sia della religione Hindù, sia da quella Musulmana. Non usavano segni particolari che li distinguesse dalle sopradette religioni. Fu Guru Gobind Singh che sentì l’esigenza di istituzionalizzare questa gente in una vera e propria religione con regole di condotta, cerimonie sociali e particolarità nell’abbigliamento che li distinguesse dalle altre.
Pertanto Guru Ram Das fu il quarto Guru che successe a suo suocero, il terzo Guru, di nome Amar Das. Ci sono tanti belli aneddoti sulla vita di Guru Ram Das che illustrano la sua brillante personalità e il suo grande amore e devozione per il suo Maestro. Si dice che a un certo punto Amar Das cercava un buon ragazzo adatto per dargli in sposa sua figlia. Stava parlando con qualcuno di questo fatto quando Ram Das si trovò a passare davanti a loro. Guru Amar Das stava dicendo: “Vorrei che fosse così o cosà,” e, nel vedere questo ragazzo che gli passò davanti, esclamò: “Ecco vorrei proprio che fosse come lui.” Lo chiamò, chiese informazioni sul suo conto e gli propose di sposare sua figlia. Certo che Ram Das accetto! Si rese subito conto che, chi glielo chiedeva, era il Grande Guru, e per lui era il più grande onore che mai si potesse aspettare. Non discusse, non disse nulla, semplicemente acconsentì e da subito istaurò una relazione di grande obbedienza, devozione e sottomissione con il suocero che, diventò pure, il suo amato Satguru. Ram Das sebbene di casta brahmana era povero in canna. Per guadagnarsi da vivere vendeva frutta che metteva in una cesta e trasportava sulla sua propria testa. A Guru Amar Das questo non importava per niente; quello che gli interessava era quella bellezza spirituale che notò subito nel suo volto e nel suo portamento. Con un solo sguardo capì il suo valore e il suo potenziale, la sua condizione economica gli importò poco o per niente. Pertanto gli diede in sposa la figlia, lo iniziò nel cammino spirituale e nella pratica del Surat Shabd Yoga, lo educò spiritualmente fino a renderlo un perfetto Gurumukh (portavoce del Guru), infine lo rese suo successore. Il modo che scelse per designarlo tale è un’altra bellissima storia. Quando Satguru Amar Das sentì che si approssimava la sua fine decise di evidenziare chi tra i suoi seguaci era degno e maturo per portare avanti il lavoro di “Guida del Sangat”. Allora decise di farlo in modo drastico e inequivocabile. Cosa Fece? Bene, radunò tutti i suoi discepoli e disse loro che aveva bisogno di un certo numero di piattaforme fatte in pietra in un certo modo. Ebbene, si misero tutti al lavoro e cercarono di farle dove il Guru aveva indicato e nel modo da lui descritto. Ci volle un po di tempo per farle, ma a un certo punto furono ultimate e il Satguru fu chiamato per ispezionarle e stabilire se andavano bene ed erano di suo gradimento. Guru Amar Das giunse sul posto, le guardò tutte per bene e dopo un attento esame stabilì che una non andava bene per questo motivo, l’altra per quell’altro e le altre per altri validi motivi, In breve: non ne andava bene nemmeno una. Quindi, che fare? Ebbene smontatele tutte e rifatele in quest’altro modo. Questa volta furono tutti molto più attenti nel seguire le indicazioni date dal Maestro. Per niente al mondo avrebbero voluto smontarle di nuovo e doverle rifare! Quindi curarono tutti i dettagli convinti che questo era ciò che il maestro voleva. Certo, nel loro apprendistato con Lui avevano capito che il Maestro voleva che fossero sempre attenti in modo minuzioso a tutti i dettagli, che la loro attenzione fosse concentrata su qualsiasi cosa facessero, che facessero il seva (servizio disinteressato al Maestro e al Sangat) con estrema devozione e cura. Dunque, giunsero alla conclusione, che il motivo per cui gliele faceva rifare era perché non erano stati abbastanza attenti e non avevano avuto il giusto spirito di auto abnegazione. Questa volta ci si impegnarono davvero e stettero molto attenti a non dare motivo al Maestro per trovare difetti e fargliele sfare di nuovo. Lavorarono con molta cura, con grande armonia, c’è la misero tutta ed ecco che, in breve tempo, le piattaforme furono fatte più belle di prima, esattamente come il Maestro aveva indicato. Insomma, non ci sarebbe stato pretesto alcuno perché non andassero bene! Il Satguru fu chiamato di nuovo e a tempo debito giunse sul luogo per osservare il capolavoro. Erano fatte proprio come Lui aveva indicato. Era evidente che ci s’erano davvero impegnati e non l’avevano presa alla leggera. Non poteva di certo dire che avevano sbagliato qualcosa per cui doveva per forza andare bene. Ma, No! Purtroppo il Maestro aveva deciso che il posto che aveva indicato non andava più bene, che aveva cambiato idea e che ora le voleva, gli erano utili, da un’altra parte. No! Com’è possibile si dissero i molti? No, è più che chiaro che il Maestro e troppo vecchio e ha perso un po il senno e la ragione. Certo, Guru Ji aveva cento quattordici anni (o giù di li) e non era difficile giungere a quella conclusione. Per cui una buona parte dei “cosiddetti discepoli” decisero che avevano cose più importanti da fare di star li a perdere tempo col Maestro che, ormai, non ragionava più. Certo, questa gente aveva sentito dire che il Maestro è la Forma vivente di Dio, che la Sua mente è illuminata dalla Sua Luce e non commette errori. Tuttavia in quelle circostanze dimenticarono tutte quelle belle cose e preferirono concludere che “era troppo vecchio”. Un’altra cosa che non sapevano era il motivo che spingeva il Guru a comportarsi così: che li stava mettendo alla prova per decidere chi doveva essere il suo successore. E certo che se avessero saputo che la posta era così alta sarebbero andati avanti a costruire piattaforme, ma, non sapendolo, non conveniva più. Molti se ne andarono! Ram Das insieme ad alcuni tra i più devoti continuarono. Pensarono che non c’era niente di male nel fatto che il Maestro aveva deciso di cambiare posto, che dietro le decisioni del Guru c’è sempre qualche buon motivo, A loro sfuggiva, ma senz’altro c’era. Dopo tutto non aveva trovato da ridire per il modo in cui erano state fatte, pertanto bastava rifarle esattamente in quel modo nel nuovo luogo da Lui stabilito. Si animarono di buona volontà e di santa obbedienza: smontarono il tutto, con gran fatica trasferirono i materiali nella nuova zona e li, ripresero la costruzione. In aggiunta a tutte le precedenti accortezze decisero di aggiungere pure un’accorata ripetizione del Simran. Prima lo avevano fatto di tanto in tanto: un po si e un po no. Questa volta decisero che l’avrebbero fatto assiduamente e non avrebbero fatto passare neppure una frazione di secondo senza un’attenta ripetizione. Certo, il Maestro nel Suo Satsang parlava spesso dell’importanza della ripetizione del Simran durante lo svolgimento del servizio disinteressato. Spesso avevano sentito la frase: “Le mani al lavoro e la mente concentrata su Dio”. Che un lavoro manuale svolto in questo modo diventa vera e propria meditazione in movimento e ci conferisce grande gioia e intima soddisfazione giacché queste ultime emozioni sono il risultato di un’attenzione concentrata. Mentre insoddisfazione e frustrazione sono la conseguenza di un’attenzione diffusa e dispersa. Sapevano anche che il Simran carica di flusso magnetico le cose che vengono fatte mentre lo si ripete, sicché il Maestro avrebbe notato anche questo e ne sarebbe stato molto contento. Armati di tutti questi buoni propositi si avviarono alla costruzione che gli stava davanti certi che tutto sarebbe andato bene. Non so se avete mai letto il libro di Milarepa: il grande Yogi tibetano che prima di giungere dal suo Maestro Marpa era stato un mago nero che, con le sue arti magiche, aveva ucciso tanta gente sua nemica. Ebbene, quando dopo tante fatiche e vicissitudini trovò il suo Maestro fu messo alla prova in modo disumano e fu soltanto dopo aver costruito e demolito una torre varie volte che fu accettato per essere iniziato. Per costruire questa torre lavorava come un animale, si feriva, il suo corpo era diventato coperto di piaghe, era mal nutrito, ma, il maestro era implacabile e tutte le volte gli diceva che non andava bene, che doveva essere smontata e rifatta. Talvolta Milarepa, prima di ricominciare il lavoro gli diceva: “Senti prendiamo qualcuno come testimone che stai dicendo di farla esattamente qui e in questo modo. Allora Marpa si infuriava e lo maltrattava ancor di più. Oppure accettava la testimonianza, ma poi smentiva tutto. Certo, qualsiasi psicologo o psichiatra benpensante direbbe che un simile comportamento è da folli e che Milarepa avrebbe fatto bene a mollare tutto e ad andarsene a cercare un altro Maestro. Oppure che questo tipo di sottomissione, abnegazione e obbedienza sono pericolosi per l’equilibrio psichico, ecc. ecc. Tante buone idiozie, in poche parole. Coloro che sono pronti a denunciare un Maestro perché magari il suo operato risulta poco ortodosso e talvolta un pò bizzarro avranno tanto da ridire su questo tipo di storie. Tuttavia, i Maestri sanno come stanno le cose, sanno quale Karma pesante deve essere liquidato prima di essere pronti per contemplare apertamente la Suprema Verità e non si fanno problemi. Chi vuole stare al gioco deve farlo fino in fondo, chi si arrende, chi cerca sempre la logica e le deduzioni razionali ebbene non è pronto per un vero insegnamento. Meglio resti in qualche religione dove di una vera trasformazione non se ne cura nessuno. Dove di servizio disinteressato alla causa del Guru ormai ci si è dimenticati da secoli. Dove la pratica di fede e il sevizio a Dio è un mestiere ben retribuito al quale nessuno vuole più rinunciare anche se il proprio stile di vita e i propri desideri vertono tutt’altro che sul divino contatto, semmai sul contatto con lo stesso sesso o col sesso minorile. Tuttavia non si può rinunciare a una fede che più non ci interessa e al mestiere di “pastore delle anime” giacché questo vorrebbe dire rinunciare alla fonte di sostentamento, lo stipendio. Dopo tante prove e offese fisiche e morali Milarepa fu accettato dal Guru per la Santa Iniziazione. Di colpo tutta la sua ostilità e scherno cessarono. Si addolcì, diventò improvvisamente dolce e paterno, gli manifestò tutto il suo amore, lo istruì in tutti i modi utile per svolgere la pratica che lo avrebbe portato alla liberazione in quella stessa vita, e così fu! Dopo tutte quelle asprezze e prove aveva sviluppato una tale tenacia che non gli risultò difficile praticare l’assidua e intensa meditazione necessaria per realizzare la Suprema Liberazione in una vita. Diventò uno degli Yogi Guru più venerati del grande Tibet. Ebbene vogliamo ora tornare alla nostra storia riguardo a Ram Das e la prova che stava attraversando insieme ai pochi discepoli del Suo Maestro che ormai restavano sul nuovo campo destinato alla costruzione delle piattaforme. Stavolta fu decisamente meglio di entrambe le altre volte: furono fatte dov’era stato indicato, esattamente com’era stato chiesto, con attenzione vigile e attenta, con un’assidua ripetizione del Simran in tutti i modi possibili: mentalmente, cantandolo, facendolo oralmente, sussurrato; ebbene tennero viva la fiamma e la rimembranza, l’amore e la devozione. Erano veramente soddisfatti del loro lavoro e della loro opera d’arte. Certo, il Maestro sarà infine contento e non avrà nulla da ridire. Fu chiamato, non senza, bisogna dire, un certo timore nel cuore che potesse trovare da ridire su qualcosa, non senza quell’ombra nella mente ormai gettata dalla convinzione di chi se n’era andato dopo l’ultimo tentativo, cioè: che il Guru, a causa dell’età, la cosiddetta “demenza senile” non era più del tutto normale. Il Satguru arrivò in campo con un aspetto non ben definibile, tutti Lo guardarono attentamente in volto ancor prima che si pronunciasse per riuscire a cogliere che avesse in testa. Ebbene, senza neanche osservarle molto e prestargli l’attenzione e la considerazione che meritavano sentenziò che nel tempo trascorso per la costruzione di queste ultime aveva maturato l’idea che il modo che aveva suggerito di farle non andava più bene, che ora era sicuro di volerle in un altro modo e che questo sarebbe stato, senz’altro, il modo definitivo. No! Com’è possibile! Cascarono le braccia a tutti. Subito nella loro mente i pensieri si rincorsero, lo sconforto ebbe la meglio, si sentirono afflitti come mai lo erano stati, depressi, arrabbiati! Perché no? C’è l’avevano messa tutta, ci avevano impiegato tanto tempo ed erano stanchi morti. E dopo tutto questo ancora trova, o inventa, scuse! Non c’è dubbio, è certo, il Maestro non è più normale! Era difficile pensare che il Maestro fosse crudele, o cinico, o maldestro, no, questo magari no, ma sul fatto che la vecchiaia gli avesse tirato un brutto scherzo sulla mente non c’è ombra di dubbio. A questa conclusione ci arrivarono i suoi figli, i suoi parenti, discepoli di lunga data che gli erano stati accanto per molti anni. Nessuno volle più prenderlo sul serio e tutti se ne andarono dicendo, appunto, che non ragionava più e non valeva la pena perdere altro tempo ed energie. Quando si trattò di cominciare la demolizione delle appena costruite piattaforme per ricominciarne la costruzione secondo le ultime delucidazioni c’era rimasto soltanto Ram Das al lavoro, se n’erano andati tutti. Egli infatti affermò che il Guru era per lui la foma vivente di Dio e che se quella forma del Dio in azione gli avesse ordinato di andare avanti a costruire piattaforme per il resto della sua vita, egli sarebbe stato ben felice di farlo. A quel punto era chiaro, più che chiaro che Ram Das aveva raggiunto quel grado di sottomissione, fede, obbedienza, abnegazione di se, demolizione dell’ ego che sono vitali e fondamentali per prendere il posto del Guru e fare il Suo lavoro. Guru Amar Das abbracciò Ram Das e lo innalzò alla suprema realizzazione rendendolo a sua volta la forma vivente di Guru Nanak, la guida del Sangat. Ebbene questo stesso Grande Uomo e Grande Guru scrisse questo bellissimo inno che stiamo qui prendendo in esame: Come un assetato smania per l’acqua, il mio cuore anela profondamente la visione del Signore. La freccia dell’amore di Dio ha colpito il mio cuore. Il Signore mio Dio conosce la mia pena e il tormento che porto in cuore.
Sant Ajaib Singh, il mio Santo e amato Guru, spesso usava questa analogia. Diceva: “Se date da bere a qualcuno che non ha sete, anche se si tratta di un’ottima acqua, con le migliori qualità, non la apprezzerà e rifiuterà di berla inventando ogni possibile scusa. Se invece, date da bere una pessima acqua, non del tutto potabile e con un saporaccio e qualcuno che ha una sete enorme ed è disidratato, questi l’accetterà e la berrà dimostrandovi la più grande gratitudine e apprezzamento”. E, bisogna dire, è un’immagine che rende veramente l’idea. Pertanto tanti Mestri usano quest’analogia e Guru Ram Das qui usa, a sua volta, quest’esempio. Quindi, se volete capire quanto anela il mio cuore il Darshan di Dio (la Sua visione beatifica), ebbene potete capirlo se mai avete provato una gran sete, o una gran fame, è lo stesso! Magari per voi umani comuni è impossibile immaginare, se non sentire, la smania di Dio, ma senza dubbio avrete talvolta provato una gran sete o una fame divorante. Ebbene, esattamente in quel modo io bramo, smanio, anelo il darshan della Forma Radiante del mio Maestro. Sapete, è un po come quando una freccia entra nel cuore, o nel ventre. Potete immaginare che pena, che dolore, che tormento. Sentiamo che stiamo per morire e non c’è rimedio. Ebbene, talvolta l’intensità del mio dolore dalla separazione dal Vero Amico è tale che mi sembra di morire. Quando godo di un contatto profondo e intenso con la Luce divina in me mi sento l’essere più fortunato al mondo, più felice, più appagato. E’ un tale immenso piacere che nessun piacere al mondo può essere paragonato ad esso. Allora mi sembra che non finirà mai, che sarà sempre mio e mi sento l’essere più benedetto del mondo. Ma poi, giacchè questo è il gioco divino, Egli si ritrae, si nasconde, sfugge e scompare e io rimango costernato, confuso, svuotato come una pallone senz’aria, come un pneumatico appiattito sull’asfalto o, magari, frantumato a pezzi. Sicché, Guru Ram Das Ji dice: “Ve l’ho descritto in vari modi, vi ho fatto l’esempio dell’assetato, di colui che è trafitto dal dardo nel cuore, ma sono certo che non mi avete capito fino infondo. Sono certo che in fondo, in fondo soltanto il mio Signore, Colui che mi ha inflitto tale pena ne conosce la portata, l’estensione, la profondità". Un’altra bella frase che usava spesso Sant Ajaib, specialmente nei primi anni che Lo conobbi era questa: “Se incontro qualcuno che è stato ferito come me dalla freccia dell’amore divino potrà capire il mio tormento. Purtroppo un tale incontro sarà molto difficile che accada e sarò destinato a tenermelo per me, a non condividerlo con alcuno. Nessuno mi può capire.”
Colui che mi racconta qualche cosa riguardo a Dio, il mio Amato, egli è per me un fratello, un amico.
In questo mondo è molto difficile trovare persone che hanno questo tipo di interessi: che desiderano conoscere la Verità, che amano riflettere sulla vera natura delle cose e della vita, che desiderano parlare di cose profonde, essenziali, vere. Gente che pratica la meditazione, che ha esperienze mistiche, estatiche, visioni della Luce divina, trascendenza della coscienza fisica e accesso a livelli di coscienza superiore, visioni e fusioni con il centro Divino in noi. Ovviamente a queste persone piace parlare di questo tipo di argomenti. Gli piace parlare di Dio come la Somma Realtà, la massima aspirazione umana, il bello per eccellenza. Tali persone, ovunque vadano, cercano sempre qualcuno che abbia i loro stessi interessi e la loro stessa passione per il Vero Amico, l’Amato cosmico. E’ per questo motivo che qui Satguru Ram Das dice che colui che mi racconta qualcosa di Lui, del mio amore, la mia passione, costui è per me un vero fratello e amico. Se osserviamo la gente comune, possiamo notare che parlano sempre, più o meno, delle stesse cose:soldi, sesso, calcio, politica maldestra, invidie, gelosie, calunnie, subdolo piacere nel costatare i guai del prossimo. Ovviamente il linguaggio e i simboli dominanti sono quelli che la televisione gli ha inculcato profondamente nella psiche attraverso ore e ore di contemplazione di quel quadrato odioso. Un tempo la gente venerava i Santi, i Mistici, pregava, contemplava, meditava, ora l’unica contemplazione rimasta per il tempo libero è lo schermo velenoso del televisore che insudicia il cervello e inculca comportamenti, aspetti, linguaggio, desideri infiniti di bisogni non necessari. E il bello è che questa gente si ritiene moderna, civile, superiore, libera, al di sopra di tutto quanto ci sia stato prima nella storia. Quando invece, in realtà stiamo tutti diventando, senza rendercene conto, egregi imbecilli e signori idioti. Macchine umane programmate, robot di carne e ossa che pensano sempre attraverso schemi programmati profondamente inculcati nella psiche che si auto ripetono senza la nostra minima consapevolezza. La creatività vera, la vera autenticità e originalità, libertà di pensiero, indipendenza da modelli sociali stabiliti e generalizzati, libertà di vestirsi, di avere un aspetto soggettivo in accordo coi propri bisogni e il proprio sentire, molto raro, purtroppo. Tutti sono vittime di questo fenomeno comportamentale generalizzato, ma devo dire maggiormente lo sono le donne che, spesso, per seguire la cosiddetta moda strega si rendono veramente ridicole e per niente attraenti. Non importa quanto siano brutti o ridicoli i comandi e dettami dei “guru” della moda: Armani, Benetton, Valentino o chi per loro, tutte queste povere donne, orgogliose della loro libertà di essere stupide, seguono senza la minima discriminazione tali modelli. E’ chiaro che per gli orientali, che spesso in questione di abbigliamento sono più dignitosi, il comportamento delle donne occidentali risulta ridicolo, se non disgustoso. Penso alle donne indiane che, viste in India col loro bel Sari sembrano così femminili e aggraziate, mentre quando le vedo in occidente vestite con questi abiti “alla moda” sembrano così sgraziate e abbruttite. Pertanto, quant’è difficile trovare nel mondo persone che si sollevino al di sopra della media e cerchino con tutto il cuore la Verità dell’esistenza, lo Scopo della vita. Quando un vero ricercatore ne incontra un altro, magari più evoluto di lui, o che ha raggiunto la Meta, allora succedono cose fantastiche, allora la nostra evoluzione fa un salto qualitativo e quantitativo. Non v’e pagina del Guru Granth Sahib (la Scrittura sacra del Sikh che include anche gli inni di Guru Ram Das) che non elogi alle stelle la compagnia dei Santi e il grande beneficio spirituale e umano che se ne trae. In ogni inno non si fa che dire: cercate il Satguru del vostro tempo, cercate il Maestro vivente, non fate affidamento sui Maestri del passato giacché essi erano intesi per la gente del loro tempo esattamente nello stesso modo in cui i Maestri viventi di oggi sono intesi per voi che siete in questo mondo ora e, ora, cercate la Verità. Unitevi, unitevi a me o compagni e cantate le virtù del mio Signore seguendo il saggio consiglio del Satguru. O Dio, esaudisci il desiderio del Tuo servo Nanak: nel darshan di Dio il mio corpo trova la pace.
Nella Via dei Maestri una delle pratiche spirituali fondamentali è il canto degli inni in lode a Dio composti dai grandi e veri Maestri. Il concetto è semplice: questi inni sono stati scritti da anime piene di ardore per il Divino e se li cantiamo insieme ai nostri amici o, fratelli e sorelle spirituali, si sviluppa una grande energia che è insita nell’inno stesso e attiriamo a noi le benedizione dell’Essere Supremo, del nostro Satguru e dei Maestri della linea spirituale a cui apparteniamo. Vi sembra poco? Questo è companatico per il viandante spirituale, è il Vero Alimento che nutre l’animo, rafforza la psiche e appaga anche i sensi. Inoltre, dopo aver cantato alcuni di questi bellissimi Bhajan si sviluppa una tale forza magnetica che calamita la nostra attenzione nel centro, acquieta la mente e ci permette di sperimentare un profondo contatto con l’Essere Divino in noi. E’ per questo motivo che anche Ram Das ji qui ci dice che, seguendo il saggio consiglio del suo Guru invita i suoi compagni spirituali ad unirsi a lui in questi canti di lode alla Suprema Verità. Finisce con un ulteriore supplica: esaudisci il desiderio del Tuo servo, dammi il Tuo darshan (la visione) affinché il mio corpo trovi la sua pace. Sul fatto che l’anima sia profondamente appagata da simile esperienza non v’è dubbio, tutti i Maestri lo hanno detto. Però qui il Satguru dice che anche il corpo parteciperà di questa trasformazione spirituale e anch’esso sperimenterà una profonda pace. Niente di nuovo, non disse forse anche Gesù che se il nostro occhio diventerà singolo il nostro intero corpo sarà colmo di Luce? Ebbene è proprio questo che accade quando si ha un’intensa esperienza spirituale e la propria intima visione viene inondata di Luce: anche il nostro corpo, tutte le nostre cellule, si colmano di questa stessa Luce. Ne segue, pace, estasi, beatitudine. Non dovrebbe servire ridirlo, a questo punto. Comunque, se volete che tutto questo diventi un vostra realtà, venite ai ritiri che si tengono al Sant Bani Ashram e vedrete che vi accadrà. Siri Wae Guru Sirio |