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Questo satsang è stato originariamente pubblicato sull'invito al ritiro del 25 aprile 2007
GLORIOSO SATGURU AJAIB (Sirio) Glorioso Satguru Ajaib, Tu sei il Faro sul mio cammino Hai illuminato la mia mente e reso il mio cuore divino. Venni da Te che ero un filo d’erba scosso da tutti i venti, Tu mi hai dato la forza per non essere toccato dagli eventi. La mia mente era instabile e vacillante come una bandiera, Tu l’hai resa più salda di una scogliera. Il mio ego infuriava e tutto calpestava La coscienza del tutto intontita e non si destava. Tu mi svegliasti e mi rianimasti Mi indicasti il Sentiero e mi ci accompagnasti. L’ho percorso e ho superato ogni dosso niente mi ha fermato finché alla meta sono arrivato. Ora godo i frutti del mio lavoro mi perdo nel vuoto che vibra ed è sonoro. 14. 2. 07 KIRPAL AMICO DEGLI UMILI (Sirio) Kirpal amico degli umili, benevolo Satguru sei il benefattore del mondo. Ti considero colui che esaudisce i desideri, mi prostro alla Tua porta liberami dai pensieri. Io non ho virtù né son privo di difetti, ma Tu sei il Donatore sotto tutti gli effetti. Permettimi di percepire il magnetismo spirituale, di essere catturato fino a sparire. Profondissimo essere supremamente virtuoso, invia nella mia vita il Tuo amore caloroso. Mi son rifugiato alla Tua Dorata Soglia Di uscire dalla trasmigrazione colmami di voglia. Permettimi di ripetere giorno e notte il Tuo nome, di essere sempre immerso in contemplazione. Fa che la mia attenzione si focalizzi nel centro, per avere il darshan della Luce che sta dentro. Portami oltre i piani fisico, Astrale e Causale, concedimi di entrare nella Regione Liberale. Permettimi di bagnarmi nella Polla di nettare, affinché la mia anima si liberi da ogni macchia. In questo viaggio sostienimi con la melodia dello Shabd, conducimi oltre il Grande Vuoto. Passando più in la permettimi di contemplare, la Grande Verità che ci permette di amare. Oltre questo vedrò l’Ineffabile che diventa Insondabile, condizione a cui Tu accedi liberamente. O Essere Eterno libero da ogni traccia di mente, rendi mia la Tua condizione sbalordente. Considerandomi il Tuo orfano figlio demenziale Dammi uno spazio nella Regione Immortale. Kirpal benevolo, Kirpal Misericordioso, fa che io sia sempre dolce e amoroso. (2005) ELLA RISPOSE (Hafiz di Shiraz) I preferiti canti degli uccelli tu non li senti giacché le loro melodie piu incantevoli avvengono quando le loro ali sono dispiegate al di sopra degli alberi. Laddove fumano l’oppio della pura libertà. E’ cosa sana per il prigioniero avere fede che un giorno vagherà in giro ovunque voglia sentendo la meravigliosa resistenza della vita meno strutturata. Trovando ogni ferita, ogni debito annotato, cancellato, pagato. Chiesi un giorno a un uccello: “Com’e che riesci a volare in questa gravità tenebrosa?” Rispose: “E' l’amore che mi solleva." Ecco un bellissimo inno del grande poeta Sufi Hafiz di Shiraz in Persia. Il mio Satguru Kirpal Singh Ji soleva dire che due stolti avranno tanto da dire riguardo a un qualsiasi argomento. Cioè: tante contraddizioni, controversie ed espressioni egoiche. Invece mille saggi, se interrogati su un qualsiasi argomento daranno tutti più o meno la stessa risposta, anche se espressa nel loro proprio linguaggio. Pertanto se leggiamo gli insegnamenti di tutti i grandi mistici di qualsiasi tradizione, troveremo che i loro detti vertono tutti su certi insegnamenti essenziali e fondamentali. Uno dei temi principali di tutti i Maestri realizzati è infatti l’amore. Ovviamente l’amore che la gente comune conosce e riconosce, accredita, è l’amore carnale, sensuale, quello che si verifica tra due esseri umani. Certo, anche questa forma d’amore è importante per l’uomo poiché può avere un assaggio di quello che può essere l’amore incondizionato, disinteressato, spassionato e platonico, che non nasce nel corpo e muore in esso, ma si verifica nello spirito ed è diretto verso lo Spirito Supremo che è la nostra Origine. Quando l’essere umano sviluppa un amore spasmodico, totale, dominante per la Fonte della Vita allora tutti gli amori fugaci, temporanei, infedeli e illusori s’involano verso il nulla inconsistente. Allora si capisce che le amicizie tra gli umani, gli amori per il compagno – o compagna – della propria vita, per i propri figli, anche quando autentici e veri non sono altro che un pallido riflesso dell’amore divino che si può sviluppare per Dio e per il proprio Maestro, Strumento del Divino. E’ chiaro che l’amore divino deve trovare un canale attraverso cui esprimere se stesso, attraverso cui fluire e passare a noi. Si, in certi periodi, o momenti, potremo avvertire un amore diretto per la nostra Intima Essenza, un trasporto spontaneo verso l’Alto in cui siamo colmati d’anelito, di brama e passione dominante per questa Fonte di Luce inesauribile in noi. Tuttavia la vita è lunga e complessa e ci possono essere lunghi periodi in cui ci sentiamo completamente tagliati fuori e lontanissimi da tutto questo. Se in quei periodi (che talvolta possono durare per anni) non abbiamo un Maestro in forma umana, espressione della grazia, che attraverso il suo esempio e amore contagioso ci infonde speranza, coraggio e contagio spirituale, come potremo mai sopravvivere a tanta aridità. Pertanto l’amore per il Divino è fondamentale, ma bisogna ammettere che è estremamente difficile da realizzare e trattenere. Per poter procedere nel cammino interiore è fondamentale l’ispirazione, l’esempio e la trasmissione che vengono da qualcuno che ha coltivato questo grande amore tutta la vita ed è riuscito a diventare Suo diretto Canale di Distribuzione. D'altronde non è a caso che il grande Rumi Maulana diceva che ha più valore mezz’ora passata nella compagnia di un Santo di cinquant’anni di sforzi continui per meditare a casa propria. Perché? È chiaro il Perché! Da soli non riusciremo mai a sviluppare quella forza spirituale che istantaneamente solleva la coscienza, mentre alla presenza del Maestro, se c’è la giusta attitudine, accade immediatamente. Quindi in quest’occasione stiamo prendendo in esame un inno del grande Maestro Sufi Hafiz. Chi era Hafiz, innanzitutto. Egli visse appunto in Iran, nella città di Shiraz dove divenne un famoso Maestro. Se andate a Shiraz, troverete un grande mausoleo dedicato a questo speciale Maestro. Fu discepolo di Muhammad Attar che pure viveva a Shiraz. Si dice che ci fu una lunga associazione fra i due che durò quarant’anni. Attar era a sua volta un poeta e ispirò il suo discepolo ad imitarlo in questa qualifica. Gli disse che doveva scrivere un poema ogni giorno e quando si incontravano doveva leggerglielo. Si, infatti, si incontravano tutti i giorni, per quarant’anni. Ogni buon discepolo che abbia la stragrande fortuna di vivere nelle vicinanze del suo Maestro vorrà a tutti i costi avere il Suo darshan prezioso e cercherà di non far passare giorno senza essersi recato dal suo Maestro a meditare con Lui a ad avere uno scambio di sguardi carichi d’amore divino. Ma quanti riusciranno ad avere quella costanza, quella fedeltà, quella perseveranza, la coscienza pulita tanto da permettergli di incontrare lo sguardo del Maestro senza sentirsi in difficoltà e a disagio. Appunto, un discepolo vero ed eccezionale come Hafiz può far questo, non potranno di certo farlo coloro che dal Maestro vogliono sono prendere senza mai dare, coloro che sono con Lui disonesti, sleali, falsi, infedeli e approfittatori della Sua bontà infinita. Non riusciranno a farlo coloro che camminano con un piede in due scarpe e oltre ad avere la relazione col Maestro sono dominati dai dogmi, dottrine assurde, manipolatrici e false della religione ufficiale in cui sono nati o di altra provenienza. La prospettiva di un vero Maestro che ha percorso il cammino mistico per intero e quella delle religioni istituzionalizzate, esperte manipolatrici della credulità popolare è dell’ignoranza delle masse, è diametricalmente opposta. Il Maestro si concentra sull’essenziale che è la pratica della meditazione interiore, il canto dei Sacri Inni composti dai Maestri, il servizio disinteressato di ogni tipo alla causa del Maestro, lo sviluppo dell’amore per Lui e per la nostra Essenza Divina, la formazione dell’uomo. Il Maestro non ha dogmi con cui confonderci, non ci riempirà la testa di credenze assurde sull’aldilà, non ci farà una mappa inviolabile e indiscutibile dei mondi interiori, non ci spaventerà con il terrore dell’inferno ne ci illuderà con la promessa di un fantastico paradiso astrale, non ci racconterà storie assurde e fantasiose sul capostipite o fondatore di nessuna religione per metterlo al di sopra di tutti e illuderci della nostra superiorità riguardo a qualsiasi altro credo religioso. Il Maestro è uno che ha visto la Realtà/Verità coi suoi occhi e ha capito benissimo come stanno le cose. Ha visto chiaramente che tutte le religioni sono un ammasso di detriti teologici e dogmatici che impediscono la vera percezione della Verità che è possibile soltanto quando si riesce a sgombrare la propria mente da tutti codesti detriti. La percezione diretta della Realtà/Verità che viene quando si sgombra completamente la mente da ogni schema, da ogni credenza, da ogni consuetudine sociale o culturale,da ogni pensiero e si raggiunge la non mente, l’assenza di pensiero, la suprema quiete e la profondissima pace. Allora la Verità si rivelerà a noi a modo nostro, originale e personale. Un’esperienza unica che è soltanto nostra e irripetibile da qualunque altro essere umano. Per illustrare quello che vi sto narrando vi voglio raccontare una storia che Sant Ajaib Singh raccontò qui in questo luogo quando venne la primissima volta nel 1980 durante il Suo primo Satsang. Egli sapeva benissimo che tipo di persone componevano la sua udienza per cui voleva mettere in chiaro la differenza che ci po’ essere tra seguire una qualsiasi religione e seguire invece un Maestro vivente. La storia narra di due ricercatori della verità che si recarono a chiedere l’Iniziazione a Sheikh Shibli (un Santo Sufi Indiano). Il Maestro li fece accomodare in una stanza e disse loro di andare da Lui, nella Sua stanza, uno la volta. Pertanto ci andò dapprima quello che tra i due era maggiormente imbevuto di dogmi e credenze della fede Islamica. Quando entrò il Maestro capì subito che tipo di persona gli stava davanti per cui gli disse: “Fratello siediti, cosa stai cercando e cosa vuoi da me?” Il ricercatore disse che voleva diventare suo discepolo e seguire la fede Islamica. Allora il Maestro gli disse: “Se vuoi diventare mio discepolo allora devi ripetere: C’è un solo Dio, Allah e Sheikh Shibli è il suo Profeta. Quando quel tale ebbe sentito dire tale affermazione fu preso dall’ansia e dalla paura di tradire la sua religione che afferma che si, c’e un solo Dio, Allah, ma che il suo Profeta è, e sempre sarà, solo Mohammed. Di conseguenza questo Shibli non può essere altro che un impostore che idolatra se stesso. Pertanto in presa al panico disse: “Mi pento, mi pento!” Subito dopo Shibli Ji disse a sua volta: “Mi pento, mi pento!” Poi chiese al ricercatore:”Di che ti penti tu?” e lui affermò che si pentiva di essere andato da un uomo che bestemmia affermando di essere il Profeta di Allah quando tale titolo va attribuito solo a Mohammed. Poi chiese: “E tu di che ti penti?” Shibli Ji disse che si pentiva perché stava per mettere l’immensa ricchezza dell’Iniziazione in un ricettacolo del tutto immaturo, inappropriato e impreparato.” Non serve dirlo che quel povero tale se ne andò dalla presenza del Maestro con la mente sconvolta, irritata e arrabbiata. Dopo questo incontro non fece che parlar male dello Sheikh e creare per se stesso un Karma pesantissimo che non può non cascare, prima o poi, sulla testa di chi critica un vero servo di Dio. Certo, non si deve mai e per nessuna ragione criticare un Mahatma, una Grande Anima perché la punizione in cui inevitabilmente si incorrerà, prima o poi sarà estremamente severa: la nostra vita potrebbe diventare un vero disastro. Se non riusciamo a seguire gli insegnamenti di un Maestro e ci troviamo in disaccordo coi Suoi detti su un qualsiasi argomento conviene dire che non è la nostra storia e andare per la propria strada, ma senza criticare o commentare in modo irriverente quel che il Maestro in questione sostiene. Una persona ordinaria non può mai capire la vastità e profondità del pensiero e della Verità di una maestro. Sarebbe come la goccia che vuol misurare l’oceano, come la candela che di mette a dissertare sulla luce del sole, come un neonato che vuol capire il perché e il percome dell’operato dei suoi genitori. E’ semplicemente impossibile! Pertanto se le nostre limitazioni non ci permettono di accettare l’insegnamento di un Maestro, meglio restare nella nostra religione ufficiale e accontentarsi di quello. Ebbene venne la volta della seconda persona che si era recata da Shibli Ji per ricevere da Lui il contatto interiore o la trasmissione spirituale che avviene con l’Iniziazione quando viene data da uno commissionato dal suo Maestro e da Dio per farlo. Shibli Ji era stato autorizzato dal suo Maestro per dare l’Iniziazione, era una autentico Maestro del Suo tempo e di conseguenza era veramente un Profeta di Dio. Però quando si trovò davanti il secondo ricercatore capì subito che questo era invece pronto per cui gli disse: “Figlio mio, siediti qui e ripeti: “C’è un solo Dio, Allah e Mohammed è il suo profeta. Allorché il vero ricercatore sentì questa frase che già mille volte aveva sentito dire ai preti e che per lui era ormai diventata vuota di senso e insignificante, scoppiò a piangere e pianse a lungo in modo esasperato. Con molta fatica Shibli Ji riuscì a calmarlo dopo tanti sforzi e quando si fu infine placato gli chiese: “Perché ti sei messo a piangere?” Il ricercatore disse che quella frase l’aveva già sentita dire mille volte e che non era andato da lui per risentire di nuovo la solita pappardella, sperava di sentire qualcosa di diverso. Per cui fece per alzarsi ed andarsene ma lo Sheikh lo fermò e gli disse: “Figlio mio era solo per metterti alla prova e verificare quanto sei un vero ricercatore libero da credenze irrancidite, ossidate e arrugginite. Ora ti darò la sacra iniziazione per cui capirai che Dio è in me e io sono in Lui, che io sono in Te e anche Dio lo è.” Satguru Kirpal diceva che nascere in un tempio può essere una benedizione, ma invece morirci è di certo una grande sfortuna. Con questo intendeva che all’inizio della propria ricerca possiamo anche indagare nell’ambito della religione in cui siamo nati o in qualche altra, ma continuare per tutta la vita in quelle ristrettezze dottrinali e dogmatiche è come restare ingabbiati a vita. Certo, per mettersi al di sopra di tutti diranno: il nostro Maestro fondatore è nato su di un loto nel mezzo di uno stagno, quell’altro alla sua morte ha sciolto il suo corpo nel nulla, quell’altro è resuscitato dai morti e poi è asceso al cielo, quest’ultimo è nato da una donna vergine che già aveva avuto altri figli (pur continuando a restare vergine!!!) ecc. ecc. Tutti dogmi e credenze intese per gonfiare la propria storia all’infinito e far credere ai poveri inconsapevoli di questo mondo che: “noi siamo i meglio di tutti, come noi non c’è nessuno!” Ora, se in passato le persone che erano spesso illetterate e inconsapevoli di come stanno veramente le cose credevano in queste assurdità, niente male! Era normale giacché a quei tempi si viveva di miti e leggende e le verità scientifiche non erano contemplate, ma continuare a credere in queste cose in quest’era è veramente sorprendente! Come possono persone colte e laureate credere ancora in queste storielle è veramente un mistero! Ebbene, dopo aver trascorso venticinque anni nella compagnia assidua di due tra i più grandi Maestri viventi del nostro tempo ho potuto costatare di persona che queste credenze sono veramente la parte popolare e non essenziale della religione, è quella parte che crea conflitti e non unità. Ciò che sta alla base di tutte le religioni, quel che le unifica e le rende vicine è il lato mistico, esoterico. Vale a dire: la parte essenziale. In sostanza in questo senso sono più o meno tutte alla ricerca di un contatto interiore con lo Spirito Onnipervadente di Dio e attraverso varie tecniche di meditazione vogliono creare quella profondissima quiete interiore per spegnere o annullare il processo pensante e accedere a uno stato di non mente o assenza di mente, quindi all’Illuminazione. Ebbene, parlando della vita di Hafiz stavamo dicendo che aveva frequentato per quarant’anni il suo Maestro e che giornalmente si recava da Lui. Ovviamente chiunque potrebbe dedurre da questo che la loro relazione era idilliaca e che mai c’era stato tra di loro uno screzio, che Hafiz fosse sempre stato umile, riverente e sottomesso alla volontà e insegnamenti del suo Maestro. Ebbene credere che potesse essere così è ancora un credere del tutto ingenuo e da persone inesperte riguardo a quanti conflitti devono per necessità sorgere nella relazione tra Maestro e discepolo. Se il discepolo fosse così infinitamente umile e privo di ego disgustoso come disgustoso è nella maggior parte della gente allora ci potrebbe essere poco o nessun bisogno di andare nella compagnia di un Maestro. Ebbene, nella relazione con un Maestro c’è tanto da imparare, tanta potatura è necessaria perché i rami del nostro ego sono incredibilmente fitti e si estendono all’infinito per ogni direzione. Pertanto si dice che Muhammad Attar era una persona molto severa ed esigente che spesso non mostrava nessuna compassione per Hafiz. Talvolta moderni Maestri spirituali hanno preso l’esempio di Hafiz e Attar per illustrare quanto difficile e complicato può essere servire un autentico Maestro spirituale. Certo, se andate da un cosiddetto maestro che riceve da voi un pagamento per le sue prestazioni spirituali starà molto attento di non ferire il vostro ego affinché non ve ne andiate ed egli perda la vostra quota. Ma un vero Maestro, che non chiede niente per il Suo insegnamento vorrà piano piano trasformarvi da ammassi di ego quali si è normalmente, in persone di un umiltà sconcertante, e di una forza spirituale sconvolgente che viene dalla totale arresa al divino. In questo percorso l’ego del discepolo viene dissolto, oppure, come Hafiz diceva. “Viene fatto in pezzi o reso polvere. Tuttavia, e qui sta la sua grandezza, Hafiz andò giorno dopo giorno a trovare il suo Maestro e permise che egli operasse in lui il cambiamento e la trasformazione costasse quel che costò. Si dice che Hafiz ruppe la sua testa sulla soglia del suo Maestro, giorno dopo giorno per quaranta lunghi anni. Pertanto cosa ci dice in questo bellissimo inno? I canti preferiti degli uccelli tu non li senti giacché le loro melodie più incantevoli avvengono quando le loro ali sono dispiegate al di sopra degli alberi dove fumano l’oppio della pura libertà. Su in alto e ancora più in alto si invola l’anima allorché riesce a districarsi dalle grinfie della materialità e si invola verso la terra dei puri che terra non è, bensì spazio splendente. Laddove vibra il seme di una nuova e vera Vita, dove tutto è verità e traccia non v’è della benché minima falsità. Ché pura libertà, infatti, una libertà che stordisce ancor più dell’Oppio o di qualsiasi altro intossicante in quanto ci si liberà da tutti gli involucri che offuscano la lucentezza dell’anima: l’involucro fisico, quello astrale e quello causale. Questi sono gli alberi che ci lasciamo ben al di sotto (come qui Hafiz Ji dice) e i canti che gli uccelli (le anime) emettono nell’aria rarefatta di quelle elevatezze noi mortali e densi materiali non possiamo udirli giacché, appunto,avvengono in una dimensione che non è la nostra. Certo, condizione del tutto inconcepibile dai rozzi umani che appesantiscono la loro mente e la loro coscienza con droghe, alcolici, alimenti in putrefazione come possono essere le carni di qualsiasi tipo. La carne comincia ad andare in putrefazione non appena l’animale viene brutalmente ucciso. Inoltre le cellule di quella povera creatura saranno piene, sature del terrore che sperimenta allorché aspetta di essere macellata. Immaginatevi di trovarvi su di un camion che vi sta portando alla ghigliottina o alla fucilazione, poi, di essere in attesa di essere macellati mentre vedete altri davanti a voi già uccisi e squartati. Come vi sentirete? Quale terrore s’impossesserà della vostra mente e delle vostre emozioni, e come saranno le vostre cellule in quello stato? Ovvio no! Saranno sature di veleni, di radicali liberi, di terrore. E che cosa arrecherà a coloro che, supponiamo, mangino la vostra carne. Credo proprio che tutta la vostra paura e terrore entrerà nelle loro proprie cellule e si nutriranno di terrore che a lungo andare li renderà esseri estremamente paurosi come piena di paura è la nostra società iperprotetta e iperassicurata. Pura ironia paradossale: non v’è società nel mondo intero che sia tanto sicura, protetta, assicurata, benestante o ricca come quella occidentale (Stati Uniti ed Unione Europea) e tuttavia non v’e società in tutto il mondo altrettanto paurosa, terrorizzata da ogni cosa possibile, fragile, ipocondriaca e piena di manie di ogni tipo come le summenzionate. Perché? Ve lo siete mai chiesto? Sono sicuro che il tipo di alimentazione di cui si parlava qualche rigo addietro ne è la causa principale: “Noi siamo quel che mangiamo!” Inoltre la Legge della vita vuole che quando una cosa viene esasperata agli estremi (la sicurezza, la certezza) quello che si ottiene è proprio l’opposto. Se mai siete stati in India e avete viaggiato in autobus o in taxi avrete notato come gli indiani sono spericolati. Ma non sono spericolati perché sono pazzi, lo sono perché il loro atteggiamento verso la vita è meno pauroso e sanno osare, sanno sfidare l’eventualità. Coloro che fanno gli autisti sono spesso persone molto povere, non credo abbiano neppure l’assicurazione e tuttavia sanno osare, non hanno paura. E’ solo un esempio, ma l’atteggiamento in generale degli asiatici è meno inibito, meno pauroso proprio perché non hanno grandi possedimenti e di conseguenza non sono granché posseduti. Pertanto l’obiettivo della vita umana è quello di conseguire la capacità di volare in alto come fan le aquile non di restare sempre a strisciare sulla terra come fan le serpi o le lucertole, oppure a sollevarsi a malapena in volo come fanno i passeri o i pettirossi. No, le grandi anime, che sempre sono preziose e rare in questo mondo sono come il cuculo che vola in alto e di tanto in tanto emette il suo canto melodioso che riempie tutta la valle. Passeri c’è ne sono quanti se ne vuole, falchi reali, aquile e cuculi pochissimi davvero! E’ cosa sana per il prigioniero avere fede Che un giorno vagherà in giro ovunque voglia Sentendo la meravigliosa resistenza della vita Meno strutturata. Trovando ogni ferita, ogni debito stampato, cancellato, pagato. Tuttavia qui Hafiz Ji ci trasmette tanta speranza e ci indica l’atteggiamento sano da assumere verso gli eventi e le eventualità della vita. La speranza, la fede,sono senza dubbio di grande aiuto per riuscire a trasformare i fatti della vita. Qui si ritorna all’eterna questione del libero arbitrio. Ha l’uomo la capacità di intervenire nei fatti della vita o è tutto già stato scritto, stabilito? E saggio pensare che andrà tutto bene e che infine saremo liberi da tutti i mali della vita, da tutti gli impedimenti, tutte le ferite, i debiti…e potremo volare in alto e ovunque si voglia liberi completamente dalla presa del karma e della vita in generale. Hafiz Ji ci assicura che è possibile e che è cosa giusta e saggia pensare in questi termini, avere questo atteggiamento. Pensare dunque in termini positivi, coltivare il pensiero positivo giacché tutto nasce nel pensiero e col pensiero. Infatti tutti i grandi Maestri ci dicono che come pensiamo così diventiamo e, di conseguenza, diventa la nostra realtà. Quindi, in sostanza noi possiamo continuamente modellare il nostro destino e questa capacità di modellarlo e direttamente proporzionabile alla nostra capacità di controllare la nostra mente e dirigere il nostro pensiero. In sostanza la capacità di libero arbitrio di un grande uomo (quando dico uomo intendo l’essere umano: uomo o donna che sia) che ha acquisito un cosciente controllo sui suoi pensieri è ben diversa dalla capacità di coloro che sono completamente dominati dai loro pensieri e non riescono a dirigerli in nessuna direzione. Più meditazione, più Simran, maggiore sarà il minuzioso controllo sui propri pensieri e di conseguenza maggiore sarà il nostro libero arbitrio. Pertanto il fatalismo o il libero arbitrio non sono uguali per tutti. Ogn’uno si struttura o l’uno o l’altro a seconda della quantità di autocontrollo che riesce a sviluppare. E’ chiaro che quando avremo acquisito questa assoluta fede nell’Amico cosmico e un completo abbandono alla Sua sempre saggia volontà, il nostro debito Karmico sarà del tutto liquidato, pagato e saremo liberi dalla continua catena di cause ed effetti, azioni e reazioni. Chiesi una volta a un uccello: “Com’è che riesci a volare in questa gravità tenebrosa? Rispose: “E' l’amore che mi solleva.” Per cui l’uomo ordinario si può ben chiedere: “Com’è che alcuni rari esseri riescono a sollevarsi al di sopra degli affanni e dei limiti della vita e diventare anime libere?” Domanda legittima. Direi che è quasi legittimo chiedersi se ci si possa mai riuscire. Infatti se ci guardiamo intorno vediamo solo gente completamente o parzialmente succube di se stessa e degli eventi della vita. Disgrazie in ogni dove, falsità, ipocrisia, ingiustizia, i potenti che vogliono annientare i deboli. I ricchi che si voglio arricchire sempre di più succhiando il sangue della povera gente e usano il loro potere per creare una struttura sociale dominata completamente da tutti gli strumenti e fattori di cui sono riusciti ad avere sotto il proprio controllo. Completamente alla loro mercé. Si fingono buoni, si presentano come gli aladini della libertà, buonanime impegnate a salvare la nazione e il mondo. Invece sotto questa simulata apparenza sono cobra velenosi, animali predatori, avari mai paghi del loro potere. Quindi com’è possibile che nella gravità tenebrosa di questo mondo ci possa essere un raro uccello che riesce a levarsi in volo? Come ci è riuscito? Sembra del tutto impossibile! Tuttavia la risposta data dall’uccello è chiara e sconcertante. Dice: “Se credete che sia stato io così bravo da riuscirci, vi sbagliate di certo. E stato l’amore che mi ha completamente avvolto, mi è penetrato dall’intimo rendendomi come un pallone gonfio di solo ossigeno. Allora, e solo allora sono riuscito a sollevarmi in volo. Anzi, per niente affatto: non mi sono sollevato in volo, ma –dettaglio importante- mi ci hanno sollevato! E’ stato l’amore struggente per la nostra comune Origine che mi ha permesso di prendere il volo. Prima quest’amore si è impossessato del mio cuore e dei miei pensieri, poi dopo aver desiderato in modo spasmodico e a lungo l’Unione con la Verità/Realtà è accaduto. Quindi l’amore è la Chiave della vita. Il Maestro Isha (o Gesù come dicono gli italiani) diceva che Dio è amore e che solo amando tutta la vita, senza distinzioni, potremo conoscere Dio. Chiaro no? Se abbiamo sempre conosciuto distese d’acqua: fiumi, laghi e mari e non abbiamo mai visto il fuoco come potremmo conoscere quest’altro elemento se qualcuno ce ne parlasse. Al massimo che potremmo arrivare sarebbe di immaginare un’acqua calda, ma delle pure fiamme rosse e le lingue di fuoco che si sollevano per ricadere continuamente non ne avremmo la più pallida idea. Tuttavia l’amore che dobbiamo sviluppare deve essere un amore vero, rispettoso, disinteressato; un amore che si dà senza riserve, che dà senza mai chiedere, che ci permette di sacrificarci con gioia per aiutare tutti gli esseri senzienti ad evolversi e rendersi liberi dagli artigli della vita vuota e banale in cui tutti versano. Solo in questo modo saremo sollevati in alto verso le vette candide del Monte dell’Inviolabile oltre i confini del mondo fisico, astrale e causale. In questo Inno dell’eccelso Maestro Hafiz abbiamo letto parole ispiranti e considerazioni elevate. Ci ha ispirato a pensare sempre in modo positivo pieni di fede e certezza che ce la faremo. Che è possibile volare in alto verso la somma perfezione se permettiamo alle ali dell’amore di trasportarci lassù. Se ci liberiamo da tutta la nostra materialità e grossolanità egoica diventeremo lievi come una piuma e nulla ci potrà impedire di fluttuare nell’aria. Tutto questo lavoro ha inizio e culmina nella meditazione; per cui venite al prossimo ritiro che sarà un ottima opportunità per ritrovare un contatto con quanto di meglio c’è in noi. |