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Invito ai ritiri dell'estate 2011 Stampa E-mail
Scritto da Dass   
martedì 05 luglio 2011

SANT BANI ASHRAM

Dedicato agli insegnamenti dei Maestri Sawan, Kirpal, Ajaib.
Podere Valdivita, 58027 Ribolla (Gr)

Invito ai ritiri estivi 2011:
Dal 9 al 17 luglio a Budapest
Dal 10 al 21 agosto a Ribolla

 

L’uomo non troverà mai pace
(Sirio)
L’uomo non troverà mai pace
Se non trascende il corpo fisico,
Se non va oltre il pensiero,
E in profondo Samadhi si assorbirà.

Innanzitutto osserviamo il corpo
E con accuratezza esploriamo ogni parte,
Ovunque troviamo rigidità o tensione
La sciogliamo e la liberiamo
Questa è la nostra mansione.

Per riuscire a meditare
 Un Simran assiduo bisogna fare
Concentrare tutta l’attenzione
Nel mezzo della fronte.

Bisogna guardare minuziosamente nel centro.
Con insistenza e in modo penetrante,
solo così s’apre la visione interiore
e la Luce Divina apparirà.

Quando La Sua luce si manifesta
Per l’animo è una vera grande festa
In cui gioisce della mistica unione
Col Suo amato in un’ammaliante fusione
Se s’insiste e si persevera
Presto ci si trova nella coscienza vera
In cui la Luce diventa così abbagliante
Da farci entrare in Samadhi in un istante.

Una volta passati oltre il corpo
Ci immergiamo in un vortice che ci porta
Alla Sua sacra presenza
Dove l’io individuale va in assenza.

Non si sa più chi siamo noi
Se è Lui in noi o noi in Lui
Ogni divisione si è annullata
La Verità  Eterna si è manifestata



Tu sei il mio prana
(sirio)
Tu sei il mio prana,
sei l’ossigeno che mi tiene in vita.
Quando tu manchi, mi sento soffocare,
come farò senza Te in questo mondo,
dove andrò a sbattere il capo
per riuscire a dar senso alle cose
Come d’estate quando non v’è brezza
E non si muove neanche una foglia
Quando tu non soffi il Tuo alito in me,
son come morto, un misero essere.
Come l’affamato si sente svenire dalla fame
E spera solo di poter ingoiare qualcosa,
Così io Ti prego e Ti imploro
Inviami la Tua Manna speziata.
Come l’assetato darebbe ogni cosa
Per un sorso di acqua fresca,
così io darei ogni cosa,
per poter bere dai Tuoi sacri occhi.
Come l’innamorato desidera vedere
Il volto della sua cara amata,
io vorrei tanto vedere
i lineamenti del tuo volto massiccio.
Senza l’amore per Dio e il Satguru
Questa vita è del tutto sprecata,
vuoto è il cuore se non lo si riempie
della Tua preziosa dolce rimembranza.



Quando si incontra il Vero Satguru
(Dadu Dayal)


Quando s’incontra il Vero Satguru,
Provvisto di ogni strumento di salvezza,
Dice Dadu: allora Egli ci fa salire a bordo e ci salva.
Dice Dadu: il Satguru fa della bestia un uomo,
dell’uomo fa un Siddha,
del Siddha fa un Dio,
Dio ci rende Ineffabili.
Dice Dadu: Egli ci estrae dalle fauci della morte,
 fa si che noi ciechi rivediamo.
Quando troviamo un tale Guru,
Lui trasforma l’individuo in Brahman (Dio).
Dice Dadu: ci libera dalle grinfie della morte,
Manifestando la Corrente Sonora alle nostre orecchie.
Quando si trova un tale Guru
Rende vivo chi è morto.
Molti guru vi son, falsi e ciechi;
associandosi a loro l’illusione rimane salda,
ma quando s’ incontra il vero Guru,
l’individuo diventa il Brahman.



Questo è un inno di Dadu Dayal.
Per chi non è ben versato nella tradizione mistica dei Sant indiani, questo sarà un altro nome enigmatico, o sconosciuto. Vi furono tanti grandi mistici nell’india medioevale e dopo, fino ai giorni nostri. I primi grandi Maestri che realizzarono questa corrente di pensiero: quella definita “La Via dei Santi”, furono Gurudev Kabir e Guru Nanak. Loro le diedero una struttura più marcata di quanto potesse essere stato fatto prima da altri mistici che pensavano circa nello stesso modo. Per citarne alcuni antecedenti: Sant Naamdev e Tukaram.  Dadu ji venne dopo Nanak e Kabir e alcuni dei suoi biografi sostengono che il Guru da cui lui ottenne questo particolare insegnamento era un discepolo di un seguace di Kamal, figlio di Kabir. Si sa benissimo che Kabir, sebbene vivesse sempre a Benares, fece varie escursioni durante la sua vita per andare a tenere il Satsang ai Suoi discepoli in varie parti dell’India del nord. Come d'altronde fanno tutti i veri Maestri che dopo aver piantato la pianticella dell’Iniziazione, non l’abbandonano a sé per seccare e morire, ma la innaffiando con l’acqua del darshan e del Satsang per farla crescere. Senza dubbio ci furono suoi discepoli, magari non tanto famosi, ma non per questo meno realizzati, che portarono avanti il Suo lavoro dopo di Lui in più luoghi. Pertanto Dadu ji deve essere stato introdotto agli insegnamenti tipici della via dei Maestri da un discendente di Kabir.
Perché questo? Perché l’insegnamento è all’incirca uguale: si parla di una realtà assoluta “l’Uno” oltre la dualità, che quando quest’Uno si manifesta assume le due forme principali di Luce e Corrente Sonora, della necessità vitale del Guru per conseguire Moksha o, Liberazione, di come ci si debba mantenere attraverso un lavoro onesto, di vivere una vita nel mondo (sposati o non) e non da fuggiaschi anacoreti. A questo proposito Satguru Kirpal diceve: “S’impara a nuotare nell’acqua, non sulla terra ferma.” Di praticare assiduamente la meditazione sulla Luce e il Suono interiore per ritornare a quella fonte di Assoluta Luminosità. Certo, si può anche arrivare alla realizzazione per benedizione diretta da Dio, lo Spirito Infinito. Tuttavia questo è raro, l’Illuminazione istantanea accade ad alcuni rari esseri, ma anche nel loro caso è vitale servire un Mastro di lunga esperienza e collaborare nel Suo lavoro spirituale per imparare a svolgerlo in assoluta dedizione e umiltà. Sennò, anche da illuminati si può facilmente diventare vittima del proprio ego, arroganza e vanità. In quest’ultimo secolo abbiamo visto vari Guru che, pur avendo certamente avuto una sorta d’illuminazione, il loro lavoro come Guru è stato o è, intriso di speculazione economica, di esuberanza, vanità, arroganza ecc.
Ad ogni modo, Dadu ji, nacque a Hamedabhad, nel Gujarat (stato indiano che si trova a sud del Rajasthan), ma in seguito si trasferì nel Rajasthan e li visse fino a sessant’anni. Verso la fine della sua vita divenne molto famoso e apprezzato tanto che fu invitato dall’Imperatore Akbar alla sua corte per esporre la Sua Via e il suo concetto della realtà Suprema. Akbar a un certo punto della sua vita divenne un pò ossessionato dall’idea di riuscire a trovare una filosofia plausibile che gli spiegasse il perché e percome delle cose. E anche se era musulmano, questo non gli impedì di sentire anche l’opinione di mistici Indù. Pertanto invitò molti saggi di allora alla sua corte per chiedere loro chiarimenti sulla via che porta a Dio. Uno di questi fu, appunto, Dadu ji che a seguito di quest’avvenimento divenne ancor più stimato, considerato e ricercato. Da lui andarono vari tipi di ricercatori. Laici e sadhu rinuncianti. In India vi è questa forte tendenza alla rinuncia al mondo e al prendere il Sanyasa o, abbandono del mondo. Perciò capita spesso che tra i seguaci dei maestri ci siano anche sadhu. E’ interessante il modo in cui Dadu ji definiva la comunità dei sui discepoli “Alakh Daribe”, che vuol dire: Il mercato dell’Ineffabile. Questo perché voleva mantenere il suo gruppo il più possibile lontano dal poter essere considerato una religione o una setta. Questo è un problema che angustia un pò tutti i veri Maestri: coloro che sono contrari a formare nuove sette o religioni che servirebbero a dividere ulteriormente la già tanto divisa umanità. Ogni religione crea per necessità divisioni, guerre, odi e rancori profondi che nemmeno i secoli riescono a cancellare.
Consideriamo quello che sia successo all’interno del Cristianesimo nel corso dei secoli sin dalle sue origini: un enorme spargimento di sangue, tante vite sacrificate per non si sa ben che cosa.  Incominciando dal suo fondatore e poi seguito dai suoi diretti discepoli che fecero quasi tutti la Sua stessa fine. Poi vennero le prime generazioni in cui quella fede si diffuse ad occidente e per tre secoli, tantissimi furono martiri. Incredibile no? Com’è possibile che l’uomo sia stato così barbaro, disgraziato, sadico, violento e… In seguito che accadde? Non appena il Cristianesimo diventò religione di stato per mano di Costantino, questi perseguitati diventarono da subito persecutori, e incominciarono a sterminare tutta una folla di persone che nella zona geografica da loro gestita aveva idee diverse riguardo a cavilli dottrinali dello stesso Cristianesimo, oppure facesse scoperte scientifiche non in sintonia con la loro dottrina e convinzioni. Se poi consideriamo le guerre ancora in atto tra cattolici e protestanti, tra cattolici e anglicani, calvinisti ecc. Oppure lo sterminio dei Catari da parte della crociata mossa dal Papa d’allora. Oh, ma ci rendiamo conto? Questi sono tutti seguaci della stessa Bibbia, tutti amanti di Cristo Gesù, e tuttavia un odio incredibile. Perché, ora pensate sia diverso? Parlate con un Testimone di Geova, un Battista, un Evangelista, un Avventista e chi altro aggiungere? Provate e vedrete quanto odio ancora esiste fra tutti questi seguaci del Cristianesimo nelle sue varie forme.
Se andiamo a far visita ai nostri fratelli Musulmani scopriamo che non sono molto meglio. Anche lì tra Sunniti e Sciiti non c’è pace e tuttora si uccidono a vicenda. Questi sono i due rami principali di questa fede, ma poi ce ne sono tanti altri che pure non si possono vedere.
In un’intervista al Dalai Lama che lessi una volta lui stesso dichiarava che in Tibet le varie sette buddiste in certi periodi della storia si sono fatte la guerra. Che succede poi tra ebrei e musulmani, tutti lo sappiamo: raccapricciante!
In un suo discorso, di cui non ricordo il titolo, il Maestro Kirpal diceva: “Ma com’è possibile tutto questo rancore tra i Vaishnava e gli shivaiti? Fratelli, sia che Lo chiamiate Shiva, sia che Lo chiamiate Vishnu è comunque lo stesso Dio, è lo stesso Potere che ha creato l’Universo.” Pertanto questo problema non manca neanche fra gli Indù, anche se in genere sono culturalmente più tolleranti.
Ebbene allora dov’è la soluzione a questo complicatissimo problema che tormenta l’umanità da millenni? Ebbene è ancora lo stesso Maestro Kirpal a dircelo. Quando fu intervistato alla tv americana durante un suo viaggio in quella nazione, su come porre fine a tutti questi conflitti religiosi; Egli asserì che è soltanto sollevandosi di sopra degli “ismi” (vale a dire comunismo, capitalismo, islamismo, cristianesimo, buddismo  ecc.) che ci potrà essere pace sulla terra.
Krishnamurti, che per certi versi era molto rivoluzionario e sempre polemico, diceva: “Considerarsi americani è violenza, considerarsi indiani,  italiani,  è violenza; ritenersi cristiani, buddisti o induisti o islamici è violenza. Perché è violenza? Perché ci separiamo dal resto dell’umanità”.
Comunque, eravamo a considerare questo interessante mistico contemporaneo di Guru Arjan. Ebbene, ne sono certo,  la maggior parte dei Sikh non amano sapere che in contemporanea col loro grande quinto Guru viveva pure un altro Guru che non era niente di meno del loro anche se meno famoso o socialmente importante. Ne sono certo, se studiassimo attentamente quel periodo storico, scopriremmo che da qualche altra parte, in india e nel mondo in generale c’erano altri grandi ispirati da Dio e Suoi messaggeri di pace.
Dadu Dayal fu una persona di comune estrazione sociale, non era un sacerdote, monaco Hindu o Musulmano, non era il figlio di un Rajà o persona di alto rango. Senz’altro non era laureato in chissà quale università. Aveva avuto certamente un grande risveglio spirituale che lo portò a meditare assiduamente per molti anni così da poter fornire ai suoi amici spirituali (o discepoli se così li vogliamo chiamare) un grande esempio di come si dovrebbe vivere per potersi innalzare sulla vetta della Realizzazione. Come tutti i Sant di questa Via egli si rifiutò di dare descrizioni della sua esperienza mistica o trascendentale. Non perché non conoscesse la dottrina o teologia delle religioni allora dominanti: Islam e Induismo, o perché non avsse avuto la propria esperienza dell’Essere. No! Era piuttosto un rifiuto a concettualizzare l’esperienza trascendentale che non si pone sul piano del sapere, ma dell’Essere.
Quando si ascende a un piano di coscienza superiore si ha una tale percezione della Verità, un tale stato di coscienza, che per poterlo poi esprimere in concetti intellettuali ci potrebbe volere un libro. Alcuni han cercato maldestramente di farlo, altri si sono rifiutati per non creare false opinioni, concetti, immaginazioni su una Realtà che è meglio sperimentare che concepire. Inoltre si finirebbe per rendere il tutto così astratto, così evanescente o incomprensibile per il non versato in materia, da non essere d’aiuto a nessuno. Sì, forse alcuni incalliti intellettuali troverebbero piacere a fare questi voli speculativi, ma sarebbe un po’ come il piacere del cane che mangia l’osso pensando di succhiare sangue da esso mentre è il suo stesso che gli esce dalle gengive.
Ora potremmo cominciare a prendere in esame questo bellissimo inno che è stato scelto per sondarne le profondità d’insegnamento.

Quando s’ incontra il vero Satguru,
Provvisto di ogni strumento di salvezza,
Allora Egli ci fa salire a bordo e ci salva.

Ebbene, chiunque abbia ascoltato o letto i Satsang di un Mahatma troverà che questa è un’affermazione frequente e insistente. “Non esiste salvezza senza il Guru, così come non esiste conoscenza. Sant Ajaib diceva: “Guru bin Gyan nahi  (senza il Guru non v’è conoscenza).”  Pertanto si suppone che il Guru, vero e non solo di nome, possieda gli strumenti di salvezza. Nella frase successiva parla dell’atto di salire a bordo di qualcosa. Ebbene anche Dadu descrive questo mondo come un mare, un fiume o un lago per attraversare il quale si ha bisogno di un’imbarcazione sulla quale salire. E’ una metafora usatissima questa dell’oceano del mondo da attraversare e il Satguru, per essere un abile traghettatore deve fornire, per necessità, un’imbarcazione. Sennò che barcaiolo è? Deve fornire questi strumenti di salvezza! Sapete quali sono?
 Dare il Satsang consiste nel primo strumento: un Satguru deve saper spiegare la realtà in termini stuzzicanti e chiari per far capire che vi è una Realtà superiore che è lo scopo della vita. Il Satsang è un grande strumento d’introspezione, di presa di coscienza, rivoluziona le convinzioni, la staticità del pensiero non illuminato, fornisce stimoli, entusiasmo, voglia di ripartire di nuovo alla grande avventura di chi cerca la Verità oltre le apparenze. C’è spiegata la Via interiore, c’è detto dell’importanza dell’Iniziazione, della meditazione per potersi innalzare, come dice il canto di Sirio all’Inizio, sopra di corpo e mente per trovare pace. Insomma: “Nel Satsang ci sono perle e rubini ma si conseguono a poco a poco da chi vive in modo onesto.” Bel modo di dirlo del nostro purissimo Sant ji. Quindi se per anni ci si espone al Satsang di un Mahatma allora si imparano molte cose riguardo a sé stessi e alla vita in generale.
Nell’ascoltare il Satsang viene poi in gioco il secondo strumento col qual è interconnesso: il Darshan. Quando si ascolta il Satsang con attenzione, ci si dovrebbe concentrare in modo totale sul volto e sugli ochi di chi tiene il Satsang mantenendo l’attenzione ben fissa, in questo modo questo duplice atto, di guardare assiduamente e di ascoltare, diventa una sorta di meditazione fatta con gli occhi aperti per la qual cosa, possono verificarsi esperienze mistiche fenomenali. Varie sono le persone che mi raccontano che durante il darshan gli capita di vedere il corpo del Maestro trasformarsi in quello dei suoi Maestri o in quello di tanti altri Mastri del passato. Perché avviene? Per effetto di questo tipo di pratica e per benedizione dell’Essere Eterno il quale si mostra, a chi crede opportuno, in quel Polo umano in cui sta operando.
Se continuiamo così capiamo che si ha bisogno di trascendere la condizione umana per accedere a una condizione molto più ampia, intensa, profonda o vera e che per poterlo fare bisogna collegarsi col flusso magnetico della Presenza Divina in noi. Questo collegamento col Potere del Naam avviene attraverso l’Iniziazione concessa da un Maestro Vivente. Quindi il terzo strumento di salvezza sarebbe il Naam. o Potere di Dio in espressione, che è la causa di tutta la creazione e col quale si è posti in contatto attraverso l’Iniziazione. Da lì in poi ci applicheremo alla meditazione per contattare in modo assiduo La Luce divina in noi; per cui, entrano ora in ballo il Bhajan e il Simran come ulteriori strumenti. Queste due tecniche di meditazione ci sono insegnate dal Maestro al momento dell’Iniziazione e attraverso di esse rafforziamo il nostro contatto con la Luce e la Corrente Sonora in noi.
Quale altro strumento di salvezza rimane? Beh: la grazia, la protezione e il rifugio. Nell’associazione col Satguru ci sono tanti momenti speciali in cui la grazia e la benedizione ci piovono sul capo in modo del tutto spontaneo e naturale. Ci si sente protetti nel Suo rifugio e tante delle nostre tribolazioni e guai vengono annullati o ridotti in modo considerevole  dalla Sua grazia.
Che notevole lista di strumenti di salvezza! Ché si vuole di più? Rimane ora di vivere tutto questo al meglio delle nostre capacità. Se lo viviamo così che cosa accadrà? Ce lo dice il nostro Dadu ji:

Il Satguru fa della bestia un uomo,
dell’uomo fa un Siddha
del Siddha fa un Dio,
Dio ci rende ineffabili.


Beh, si potrebbe dire che questo è l’affare del secolo. Che c’è di meglio nella vita di riuscire a diventare un Siddha, per poi essere trasformati in un essere divino e poi da Dio stesso essere resi  fantastici, ineffabili. Se ci guardiamo attorno in questo mondo, non c’è altro che lotte, litigi, odii profondi, rubare, usurpare, intimidire, aggredire, sfruttare, schiavizzare, per cui se riusciamo a essere portati di così tanto al di sopra della comune condizione umana, che grande fortuna!
Da bestie diventiamo uomini veri e autentici, da uomini diventiamo Siddha (che vuol dire persone che hanno acquisito controllo di certe forze della natura operanti dentro e fuori di noi) e da Siddha ascendiamo a quello stato di coscienza completamente imbevuto di consapevolezza del Divino. Poi, sarà il Divino stesso a renderci essere fantastici colmi di grazia. Mi sembra una scaletta molto probabile, e anche le possibilità enunciate non mi sembrano improbabili. Perché non dovrebbe essere così? Se la condizione Divina è senza dubbio fantastica, proprio perché è “Divina”, allora, se diventiamo saturi di Lui, saremo anche noi Ineffabili come Lui è. Se Dadu ji e tanti altri grandi mistici hanno affermato queste cose ci sarà qualche fondamento di Verità o no? Io per mia esperienza sono certo che è così. Perciò avvaloro la dichiarazione di Dadu ji. Poi che altro ci rivela il nostro saggio?

Egli ci trae dalle fauci della morte
fa si che noi ciechi rivediamo,
quando troviamo un tale Guru
egli trasforma l’individuo in Brahman


A quanto è già stato detto aggiunge che il Satguru ci trae, o ci libera, dalle fauci della morte. Ma, che morte? Vorrà dire che ci rende immortali? Vale a dire, che questo corpo non morirà mai? No! Senz’altro intende qualcos’altro, giacché pure Dadu morì come tutti. Perciò, nel linguaggio dei Maestri sfuggire alla morte vuol dire uscire dal Samsara, dalla lunga catena di nascite e morti cui tutte le anime incarnate sono assoggettate. Se smettiamo di desiderare le cose del mondo e cerchiamo di desiderare solo l’unione con Dio; inoltre se agiamo sempre consapevoli che è Lui l’Artefice di tutto, si arriva al punto in cui il nostro agire non ci lega più. Con questo s’intende che non c’è più effetto alle cause, giacché l’agire è compiuto da Lui stesso.
C’è pure un altro significato a questo “liberarsi dalla morte”. I Maestri spesso intendono la vita delle persone ordinarie come una sorta di sonno, d’inconsapevolezza, e quindi di morte. Perché sono completamente inconsapevoli della profondità spirituale della vita e non colgono ciò che sta al di la della superficie. Immaginate un po’ uno che nuota sulla superficie di un mare profondissimo e nega che al di sotto dell’acqua in cui lui nuota vi sia qualcosa: tutti gli svariati pesci possibili, alghe, coralli, perle magari! Ebbene tutti riderebbero. Così se noi vogliamo sostenere che la vita consiste solo del lato fisico, materiale, allora ce la vogliamo raccontare come ci pare. Ci sono di certo la psiche con tutte le sue facoltà e, magari, lo spirito, che è di una profondità sconfinata. Chi lo può negare? Così la vita è pure multidimensionale e oltre la dimensione puramente fisica vi sono varie dimensioni spirituali a cui possiamo accedere con la meditazione e con la Sua pura benedizione.
Questo vuol dire “svegliarsi”, “rinascere”, “tornare a vivere”, in altri termini porre fine alla condizione di “morti in vita”.

Manifestando la Corrente Sonora,
 il Satguru rende vivo chi è morto.


Ecco, ora è più specifico: manifestando il Suono trascendente il Satguru rende vivo chi è morto. Perciò, è nel collegamento col Potere di Dio in espressione: la Luce e il Suono, che lo spirito individuale si sintonizza con lo Spirito Universale, e in questo consiste la rinascita, lo svegliarsi, destarsi dalla morte. Ma chi può far questo? Solo colui che è un gurumukh: portavoce del Guru. Solo colui che è stato scelto dall’Alto come Polo umano dispensatore di grazia può far questo. Infatti sul finire che ci dice Dadu Ji?

Molti guru vi son, falsi e ciechi,
associandosi a loro l’illusione rimane salda,
ma, quando si incontra il vero Guru,
l’individuo diventa il Brahman.


Ora ci riporta all’argomento così controverso dei veri e falsi guru. Chi è un vero guru, chi è falso. Se si va a parlare con i discepoli di tutti i vari guru esistenti al mondo: in oriente e in occidente, tutti ci diranno che il loro guru (donna o uomo), è eccellente, straordinario. Anche coloro il cui guru ha speculato in tutti i modi: psichici e monetari, con astuzie, menzogne e ipocrisie. Sosterranno che il loro Guru è eccellente. Allora qual'è il criterio per stabilire chi è un vero guru e chi non lo è?
Ebbene nella via di miei Mastri si sostiene che innanzitutto nel lavoro spirituale, nella trasmissione spirituale non ci deve essere speculazione monetaria di sorta. Questo tesoro divino deve essere distribuito senza interesse alcuno: come un puro servizio disinteressato. Invece vediamo che i tanti guru Indiani che sono venuti in occidente, oppure senza venire in occidente hanno attratto a sé tanti occidentali, hanno impostato il loro lavoro come le ditte impostano il loro: io ti offro un servizio e tu mi paghi. Perciò siamo arrivati a vedere guru diventare stramiliardari in questi ultimi cinquant’anni. Il bisogno di un orientamento in questo mondo disorientato è enorme, perciò quando un guru è ben pubblicizzato, attrae di certo tanta gente che è alla ricerca di dare un senso alla vita.
L’anno scorso andai al Kumba Mela ad Hardwar e mentre da Delhi ci avvicinavamo a quella città già cinquanta km prima si vedevano questi enormi tabelloni pubblicitari di tutti i vari guru li presenti e, ogni dieci km, te li ritrovavi. Qui questo accade quando ci sono le elezioni, lì accade pure per pubblicizzare questi guru.
Ora, se mi dite che queste sono organizzazioni umanitarie e che questa pubblicità è intesa per far conoscere alla gente  tali umanitarie organizzazioni, mi spiace ma mi ritraggo e non acconsento. Io, ci vedevo una gran voglia di diventar famosi, attrarre tanta gente che porterebbe inevitabilmente, tanti soldi.
Di recente ho avuto uno scambio con un seguace di un certo guru indiano di cui conosco benissimo la storia  attorno alla sua investitura di guru, a come la sua organizzazione è incominciata, raccontatami da testimoni oculari vicini alla zona in cui il guru in questione vive. Questi miei amici mi dicevano di fatti loschi e menzogne clamorose per creare una sorta di curriculum vitae a questo personaggio e rendere credibile la loro storia. Sdegnati e contrariati, questi miei amici, non vogliono avere niente a che fare con questo personaggio e se ne tengono ben lontani. Il devoto seguace invece mi diceva che il suo guru era stato tante volte invitato da questi miei confidenti per andare da loro a tenere il satsang, ma che lui si è sempre rifiutato. Ovviamente questa eclatante bugia è stata raccontata al suddetto seguace dai membri dell’organizzazione di tale guru.
Questo è un esempio di come spesso le organizzazioni scelgono un personaggio da eleggere a tale rango e per sbalordire i creduloni inventano storie fantastiche attorno al personaggio: anni di meditazione mai fatti, esperienze trascendentali o mistiche mai avute e così via e così avanti. E un buon mercato, và, è ricercato, per cui bisogna approfittarne.
Però in questi luoghi c’è comunque una buona energia, dicono in molti. Certo che c’è perché, comunque, tutti questi guru chiedono ai loro seguaci di fare tanta meditazione e questa meditazione dei seguaci crea una bella atmosfera. Ovviamente i guru in questione partecipano di rado al fitto programma di meditazione che chiedono ai loro seguaci di seguire e invece fanno tutt’altro.  
Ho notato che chiunque faccia una pratica meditativa: con un vero o con un falso guru ne trae beneficio; molto spesso i seguaci sono molto più evoluti dei guru e hanno sviluppato qualità eccellenti che loro non possiedono. Vi sembrerà assurdo quello che asserisco, ma io non ho ombra di dubbi su quello che qui sto dicendo.
Certo, un beneficio ci sarà comunque, ma questo non ci porterà alla realizzazione di Dio, perché come Dadu Dayal qui afferma, l’individuo si fonde col supremo Brahman solo quando incontra un guru del tutto realizzato. In quell’altro modo, con quell’altro tipo di compagnia egli afferma: l’illusione rimane ben salda.
Ora ci rimane di ringraziare Dadu ji per averci dato tali eccellenti insegnamenti e un orientamento per come muoverci sulla Via che riconduce alla dolce fusione con lo Spirito Onnipervadente dell’Essere Supremo.




Con Te
(Dafne)

Con te c’è sempre un momento di presenza totale,
di lotta interiore e di mera accettazione dell’essere,
che scatena lotta nel cuore,
voglia di scappare a poi di restare,
che ti fa tuffare dentro con forza e a testa bassa.
Con Te faccio l’esperienza di fermarmi del tutto,
Entrando profondamente dentro il corpo
E riuscendo a stare fuori e dentro contemporaneamente.
Con Te so quello che già so e quello che non so.
Con Te vedo quello che c’è gia stato e quello che dev’ essere.
Con Te leggo le cose come stanno proprio ora.
In Te, che sei unioni e beatitudini
Cerco un momento di puro essere fuori dal tempo,
un momento di pura vista, pura percezione,
un momento in cui la vita si limita a essere.
Dio è nel Tuo cuore,
Egli è sempre con Te,
Dio è nel Tuo cuore e il tuo amore è vero.
Tu che sei vicino e lontano come un disco di luna
Tu che sei magnifico come un fiore dai cento petali
Tu che splendi di Luce bianca, o supremo Maestro.
Non c’è luce nel cammino sulla strada senza Te.
Io sono solo una sciocca ragazza che sogna a occhi aperti.
Li vedi sul mio volto come i difetti mentali mi confondono?
Cuore e mente combattono oggi la stessa guerra senza vincitori né vinti.
Arriverà il tempo, il giorno assoluto
Dove il mio divenire diventerà divenuto… con Te

 

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