SANT BANI ASHRAM Dedicato alla diffusione del Surat Shabd Yoga Podere Val di vite, 58027 Ribolla (Gr) Invito al ritiro di primavera 2012
Dal 25 aprile al 1 maggio Che cos’è il Silenzio?
Il silenzio è assenza di rumori. Lontananza dal frastuono delle città. In fondo a una valle, tra i boschi, sulla vetta di un monte, immersi nell’acqua.
Ho ascoltato il silenzio per scoprire che non esiste!
Quando tace nella mente ogni frastuono dell’io Solo allora potremo immergerci nel silenzio. Che ha una voce.
Il Silenzio ha di certo una voce, un suono, una miriade di suoni che si fondono in una Corrente Sonora eterna e onnipervadente.
Se si cerca il silenzio nell’assenza di rumori E ci si concentra, presto si scopre che l’aria vibra!
No! Non è una malattia, un’allucinazione uditiva, no! È la Voce del silenzio, la Musica delle sfere.
La vogliamo chiamare la Parola creatrice? Non ci sbagliamo di certo.
Il silenzio è come il vuoto Che contiene il tutto. Nel silenzio suonano tutti gli strumenti. Caliamoci nel silenzio, è un pozzo senza fondo, O un rapimento senza limiti.
Tacciamo e più non parliamo, che si possa sentire il Supremo Discorso, lasciamo la vita e il mondo e contempliamo ciò che dà Vita al mondo.
Vita Infinita Vita infinita, quale bevanda vuoi oggi versare Nella coppa dell’esistenza del Tuo servo? La coppa non ha scelta, deve per forza Accogliere quel che la caraffa versa. La canna non può far altro che spruzzare Il getto che il rubinetto invia. E che dire del flauto, emette le note Che il suonatore compone. Tu godi nel vedere la Tua creazione Con gli occhi delle tue innumerevoli creature. Tu ti estasi nell’ascolto di tutte le Tue melodie Cantate dalla gola dei Tuoi innumerevoli cantori. Sei Tu a ispirare i versi, Tu a comporre le melodie, Tu che abilmente le canti E Tu che estasiato le ascolti.
L’abbuffarsi e la parsimonia Nasce il bimbo, il primo istinto Lo spinge al seno della madre. S’aggancia e succhia per placare Il suo timore innato di non essere nutrito, il suo bisogno atavico di dare continuità alla sua vita appena avviata. Da li in poi, fino all’ultimo respiro Tutta la sua vita girerà attorno a piatti, cucchiai, forchette e tavoli imbanditi. La lotta continua tra passione e avversione, abbondare e controllare, tante vite sacrificate per un po’ di alimenti e un abbondare di escrementi. Il cibo ci nutre e ci avvelena, ogni boccone porta con se l’amara pena. L’abbondare ci appesantisce, ci avvelena E per di più imbruttisce. La parsimonia, il digiuno, mantengono sano Il nostro corpo, ci rendono puri e ci permettono di prendere la nostra vita in mano.
Bhagwan Baba Ji Bhagwan Baba Ji Vero amico, vero Maestro, vero tutto; Ti ringrazio sempre E ai Tuoi piedi Ogni cosa butto. Tu sei stato Vero amico e Maestro Mi hai sempre ispirato E fuori dalle mie angosce Mi hai continuamente cavato. Quanti Tuoi Satsang Ho ascoltato, quanta ispirazione ne ho ricavato, quanta chiarezza mi hai istillato, l’interiore condizione mi hai sempre sistemato. Poi il Darshan mi hai dato, la bellezza del Tuo viso ho contemplato, l’innocenza dei Tuoi occhi mi ha sbalordito, la saggezza dei Tuoi consigli la direzione mi ha sempre indicato. Grazie Ji, che altro posso dirti? Sei stato il mio impareggiabile Satguru, il mio vero amico e consigliere mi hai strizzato dall’intimo tutte le insopportabili pene.
Tu sei l’universo, Tu sei l’atomo, Tu sei immenso, ma sei anche minuto. Tu sei l’organismo con le sue innumerevoli funzioni. Tu sei le cellule con le loro sorprendenti trasformazioni. Tu sei diffuso nelle quattro direzioni, Tu sei presente nell’attimo fuggente. Tutta la gloria della vita immensa È un’emanazione della Tua suprema coscienza. I Tuoi adoratori contemplano stupefatti La magnificenza dei Tuoi gloriosi atti. Innumerevoli Saggi dall’alba dei tempi Hanno cantato la Tua maestosità con esempi ammalianti. Conoscere la vita nei suoi vari aspetti È ciò che rende gli uomini perfetti. Con gratitudine si usano i doni senza mai dimenticare il benevolo Donatore. Il Sacro e il profano son sempre Lui, il corpo e lo spirito vanno mano nella mano. Non v’è divisione, non v’è lotta, la vita è una realtà che sfonda ogni porta.
Il Sacro e il profano son sempre Lui, il corpo e lo Spirito van mano nella mano...
Il sacro e il profano hanno da sempre istigato lotte incredibili tra bigotti ipocriti religiosi e i cosiddetti mondani, lussuriosi, rinnegatori del sacro. Tutt’e due hanno sempre rinnegato l’altro, ma nessuno è mai riuscito ad annientare il suo opposto. Il Sacro, il divino, il trascendente sono immersi nell’immanente; l’immanente, il terreno, il materiale sono intrisi, impregnati dallo spirituale. Tutto sta a saper rendere sacro tutto ciò che facciamo, riuscire a infondere luce nella materia, amore nelle più piccole e più grandi cose che compiamo. L’amore abbellisce ogni cosa, l’amore carica tutto di una grande energia, l’amore rende estatica la vita, l’amore infonde vita anche a un morente, L’amore dà sapore, colore, aroma, abbellisce, mbonisce. Non c’è davvero divisione, non c’è differenza tra il corpo, la mente e lo spirito, sono avvero un tutt’uno e non c’è bisogno di rinnegare niente, di reprimere in modo innaturale niente, di innegare una parte del nostro essere per favorirne un’altra, si può benissimo vivere in modo armonioso tutte le parti del nostro essere dando il dovuto spazio a ciascuna e valore secondo il loro grado di importanza nell’intera economia della nostra vita. Chi vive solo in funzione del proprio orpo e propri sensi diventa un essere grossolano, narcisista, esageratamente sensuale, un po’ rutale, rozzo e per niente raffinato.
Chi vive solo a livello intellettuale, solo interessato a studiare le varie materie di conoscenza e non fa mai nulla di pratico, diventa un egregio imbranato, capace di dissertare su varie materie astratte, a incapace anche di prepararsi un panino, di cambiare una lampadina, di lucidarsi le scarpe e tirarsi una camicia. È un po’ come nella storia che racconta Maulana Rumi nel Mahasnavi in cui un uomo molto colto arriva a un fiume che vuole attraversare perciò chiede a un barcaiolo lì presente di portalo entilmente sull’altra sponda. Il barcaiolo accetta e lo fa salire. Non appena cominciata la remata, il liente chiede al barcaiolo quali fossero stati i suoi studi, il barcaiolo rispose che di studi ne aveva atti veramente pochi e che più che praticare il suo mestiere conosceva ben poco. Il signore cervellotico gli disse: “Poverino hai sprecato la tua esistenza, non hai imparato nulla. Dopo un pochino la barca andò sfortunatamente a sbattere contro una roccia sporgente che le ruppe a una parte. Subito l’acqua cominciò a montare all’interno e divenne evidente che presto la barca oveva essere evacuata. Allora il barcaiolo chiese al signore colto e istruito: “Signore mio, tu hai ai imparato a nuotare nella tua lunga vita?” Ovviamente quel signore non aveva fatto altro che eggere e immagazzinare nozioni perciò dovette ammettere che non aveva mai imparato a nuotare. A quel punto il barcaiolo dovette dire con assoluta innocenza: “Signore mio, qui tutta la sua cultura non le servirà a nulla devo ammettere che è destinato ad annegare, addio! E nuotò all’altra sponda.
Anche il cosiddetto religioso tutto intento alla lettura delle scritture, tutto intento alle sue riflessioni, editazioni e contemplazioni prima o poi dovrà scontrarsi con la realtà dura della vita e sbattere on la faccia contro le esigenze del suo corpo a tutti i livelli: sostentamento, psiche, emozioni, sensi così via e così avanti. Spesso sarà come cadere da in abisso in un mondo sconosciuto di cui non vrà nessun controllo e sarà sopraffatto.
Pertanto, l’uomo completo a mio avviso è chi si sa sviluppare pienamente su tutti i tre piani dell’essere, quello fisico, quello psichico intellettuale, e quello spirituale. Pertanto, vi aspetto a questo ritiro per svilupparvi spiritualmente, in modo da accrescere la vostra conoscenza intellettuale che si trasformerà poi in praticità, capacità di servire, sacrificarsi per la ausa del Maestro e del sangat.
Nel Suo incredibile amore. Sirio
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