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Pagina 4 di 4 Il Maestro A prescindere dal suo approccio scientifico, dalla sua relativamente ampia accessibilità, dalla sua qualità di naturalezza e dalla sua libertà dagli inconvenienti di altre forme di yoga, un altro tratto distintivo dello Yoga della Corrente Sonora è l'enfasi eccezionale e penetrante che esso pone sulla necessità ad ogni passo di un Satguru, (Pir-e-rah o Murshid-i-Kamil) un competente Maestro vivente. Benché a tale proposito si sia già detto qualcosa nel paragrafo intitolato Le pietre angolari, molto rimare ancora da sviluppare. La relazione Guru-shish o Guru-sikh è importante in tutte le forme di yoga pratico, ma qui essa fa, in maniera unica, addirittura da cardine. Perché nel Surat Shabd Yoga il Guru non è solamente un essere che ci spiega la vera natura dell'esistenza, ci istruisce nei veri valori della vita e ci indica le sadhana che dobbiamo praticare in vista della realizzazione interiore: egli è tutto ciò ed anche di più. Rappresenta anche la guida interiore che conduce l'anima di piano in piano fino alla sua destinazione ultima, una guida senza il cui aiuto l'anima scambierebbe erroneamente gli stadi intermedi per la meta finale ed incontrerebbe barriere che non sarebbe capace di superare. Essendo il ruolo del Maestro quello che è, non fa meraviglia che tutti i mistici che hanno seguito questa via abbiano cantato le sue lodi con riverenza ed adorazione superlative. Leggiamo da Kabir:
Io bramo e desidero ardentemente la polvere dei Suoi piedi - la polvere che ha creato l'universo. I suoi piedi di loto sono la vera ricchezza, un paradiso di pace. Accordano ineffabile saggezza e conducono sul sentiero che mena a Dio.
E le scritture sikh affermano:
Dolci sono i piedi di loto del Maestro; col mandato di Dio uno li può vedere e infinite sono le benedizioni che derivano da tale visione. Guru Arjan
Dai sufi abbiamo:
Se anche volessi cantare per tutta l'eternità le lodi delle sue innumerevoli benedizioni, a stento potrei dire qualcosa di essi. Jalalud-din Rumi
Alcuni mistici arrivano perfino al punto di innalzare la sua posizione al di sopra di quella di Dio:
Il Maestro è più grande di Dio. Kabir
Sia il Guru che Dio si sono manifestati: a chi posso rivolgere la mia adorazione e il mio omaggio Invero meraviglioso è il Guru che ha rivelato i1 Potere di Dio nell'intimo. Sehjo Bai
Tutto ciò può indurre lo scettico al sospetto di idolatria umana. Egli può chiedere: "Perché questa deificazione di un essere umano? Perché rivestire di tale gloria uno che è mortale??. A volte i mistici hanno risposto a questa domanda con santa indifferenza:
La gente maligna che Khusro è diventato un idolatra; e veramente io lo sono, ma che cosa ho a che fare me il mondo? Amir Khusro
Ma talvolta hanno ampiamente risposto ad essa:
Senza la munificenza del Maestro non si ottiene nulla anche se ci si impegna in un milione di azioni meritorie. Gurbani
La devozione per Dio ci tiene impigliati in questa vita (fisica) - considera quanto gravemente - ma la devozione per il Maestro ci riporta a Dio. Kabir
Entra dentro e verifica da te stesso chi dei due è più grande: Dio o il Guru. Gurbani
Dio mi gettò nella desolata landa del mondo, ma il Maestro ha spezzato per me l'ininterrotta catena della trasmigrazione. Sehjo Bai
Tutti i grandi istruttori spirituali hanno asserito che senza l'aiuto di un Maestro vivente il viaggio spirituale è difficile ed impossibile a compiersi sino alla fine. Jalalud-din Rumi, il mistico persiano, esprime ciò con forza quando dice:
Velato da ciò era Mosè nonostante tutta la forza e la luce; perciò tu che non hai per nulla le ali, non tentare il volo.
E altrove rende ancora più esplicito il suo pensiero:
Trova uno spirito Maestro, perché senza il suo aiuto e la sua guida intensamente operanti, questo viaggio é irto di pericoli, rischi e paure.
Lo stesso tono pervade nel vangelo le parole di Gesù:
Nessuno viene al Padre se non per me. San Giovanni
Nessuno conosce il Padre eccetto il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. San Luca e San Matteo
Nessuno può venire a me, se non lo attiri il Padre che mi ha mandato; ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. San Giovanni
Mentre conferiva ai dodici discepoli l'apostolato, Gesù disse loro:
Chi riceve voi riceve me, e chi riceve me riceve Colui che mi ha mandato.
Quindi egli fu capace di proteggere fino all'ultimo coloro che venivano a Dio attraverso di lui, considerando che egli visse sempre per intercedere a loro favore. Il Maestro è veramente "l'Intercessore" o Rasul, il quale agisce tra noi e Dio, legandoci alla sacra Parola; e senza di lui non potrebbero esserci che poche speranze di salvezza. Nessuna amicizia potrebbe essere più grande della sua amicizia, nessun amore più vero del suo amore, nessun dono più splendido della sua grazia. I venti della sorte possono spingere da parte gli altri col loro soffio, e la morte può venire a separare gli amanti più fedeli; Lui solo non viene mai meno, nella vita come nella morte:
Io ho comandato a voi; ed ecco, io sono con voi per sempre sino alla fine del mondo. San Matteo
È un amico solo colui che mi accompagna nel mio ultimo viaggio, e mi difende di fronte al trono su cui Dio siede in giudizio. Gurbani
Altri doni possono rovinarsi e corrompersi, ma il suo dono, il dono della Parola di Dio, è imperituro, indistruttibile, sempre splendente, sempre fresco, sempre nuovo, una vera grazia nella vita, e una grazia ancora più grande nella morte. Da dove trae il Maestro questo potere unico e superumano che lo rende quasi pari a Dio e che, agli occhi dei suoi discepoli, lo pone perfino al di sopra di Dio? Può la carne mortale competere con l'Immortale, e il finito sorpassare l'Infinito? Ciò può ben sembrare al mondo un paradosso, ma coloro che hanno attraversato ad occhi aperti il Regno interiore non vedono in questo alcuna contraddizione, solamente il mistero della grandezza di Dio. Il vero Maestro è uno che, sotto 1'istruzione e la guida del suo proprio Maestro, ha imparato a discernere l'anima dal corpo, ha percorso fino in fondo il sentiero interiore ed ha contemplato la sorgente di tutta la luce e di tutta la vita e si è immerso nell'Uno Senza-Nome. Dopo essersi immerso nell'Uno Senza-Nome, è diventato uno con Esso e con tutto ciò che è. Sul piano umano può apparire limitato come uno qualunque di noi, ma sul piano spirituale è Illimitato ed Infinito proprio come Dio Stesso.
O mio servo, obbediscimi, e io ti renderò uguale a Me. Io dico "Sia" ed è, e tu dirai "Sia" e sarà. Baha'U'llah - Le Quattro Valli
Il Verbo si fece carne e dimorò tra di noi. San Giovanni
Il Verbo è il Maestro ed il Profeta, pieno di saggezza profonda ed intensa. Guru Nanak
Quando agitai il mare del corpo, una strana verità venne alla luce. Dio era identificato al Maestro e Nanak non poté trovare alcuna distinzione. Guru Ram Das
Il Guru è Brahma, il Guru è Vishnu, il Guru è Shiva e Il Guru è il vero Par-Brahm, noi offriamo a lui Il nostro omaggio.
La relazione Guru-Shish è stata spesso descritta così:
Chi è il vero Guru per un discepolo? In verità Shabd è Il Guru e Surat il discepolo del Dhun (Suono). Guru Nanak
Lo Shabd-Guru è troppo profondo ed insondabile. Senza il Potere di controllo dello Shabd il mondo non sarebbe altro che un deserto. Guru Nanak
La Parola del Maestro è in effetti il Maestro stesso, saturo di quell'acqua che dà la vita; Colui che segue la sua Parola attraversa veramente le sponde del tempo. Guru Ram Das
Il discepolo-Surat può attraversare il Sentiero solamente con lo Shabd-Guru; esplorando i misteri celesti, trova riposo nel pozzo rovesciato (della testa). Tulsi Sahib
Sappi per certo che lo Shabd-Guru è il vero Guru. Surat può veramente diventare il discepolo del Dhun facendosi un Guru-mukh (ricettacolo della Parola). Bhai Gurdas
Il Guru risiede nel gagan (il regno spirituale al di sopra delle sopracciglia) e il discepolo nel ghat (tra le due sopracciglia). Quando i due - Surat e Shabd - si incontrano, si uniscono per l'eternità. Kabir
C'è una relazione essenziale ed indivisibile tra Dio e l'Uomo-Dio, in quanto egli funge da polo umano attraverso il quale il Potere di Dio svolge il suo ruolo e contribuisce alla rigenerazione delle jiva. È inutile fare distinzione tra il magnete ed il campo magnetico, perciò si dice:
La devozione per il Satguru è la devozione per il Signore. Il Satguru procura la salvezza concedendo il contatto col Naam (il Potere di Dio).
Non desideroso di ricchezze mondane, egli può sembrare povero, ma è ricco dell'Infinità di Dio e, una volta dimessi gli abiti mortali, si riassorbe nel centro immobile, non soggetto ad alcuna limitazione. La sua preminenza unica è precisamente questa sintonia spirituale con l'Assoluto, e giudicarlo a livello umano significa non riuscire a comprenderlo. Rumi ha detto bene: "Non considerare mai un Uomo-Dio, un uomo; perché sebbene appaia tale, tuttavia è molto di più". È in virtù del potenziale extra-umano che diventa il Maestro. Essendosi immerso nella Coscienza Divina, nella sua condizione umana, ne diviene l'agente e parla non in virtù delle proprie capacità individuali, ma in qualità di portavoce di Dio.
La sua mano è la nano di Dio ed il Potere del Signore opera attraverso di lui. Rumi
Oh amico mio! di nulla io parlo da me stesso, esprimo solamente ciò che l'Amato mi mette sulle labbra. Guru Nanak
Io non faccio nulla da me stesso; parlo come mi ha insegnato il Padre. San Giovanni
Essendo il Maestro ciò che è, non sorprende che sia considerato così tanto. Essendo uno strumento del Divino, glorificare lui è solamente un'altra maniera di glorificare Dio, ed esaltarlo al di sopra di Dio non significa erigere un'opposizione tra il finito e l'Infinito, ma affermare che, dal punto di vista umano, l'aspetto di Dio che si china verso l'uomo per innalzarlo a Lui (cioè l'aspetto centripeto) è più alto di quello che gli permette soltanto di percorrere, di nascita in nascita, la sua strada nel mondo della relatività (cioè l'aspetto centrifugo), anche se, al livello super-umano, si può vedere che i due sono un'unica realtà indivisibile. Un sistema nel quale l'insegnante è così fondamentale per ogni aspetto della disciplina e del progresso interiori ed esteriori dello studente, e senza la cui istruzione e guida nulla potrebbe essere fatto, deve porre grande enfasi sul principio della Grazia, e la letteratura mistica non manca di mettere in risalto e di sottolineare questo aspetto. Ma se per un verso è il Maestro che concede tutto al discepolo, non bisogna dimenticare che, nel fare ciò, egli sta solamente rendendo il debito che deve al proprio Guru, perché il dono che egli accorda è il dono che, a sua volta, ha ricevuto allorché era al livello di discepolo; e così normalmente egli non reclama nulla per sé stesso ma attribuisce il suo potere alla grazia del suo proprio istruttore. Inoltre, da un altro verso, tutto è (già) nel discepolo, e il Maestro non vi aggiunge nulla dal di fuori. È solamente quando il giardiniere innaffia e cura il seme che quest'ultimo si apre rigogliosamente alla vita, e tuttavia il segreto della vita sta nel seme stesso e il giardiniere non può fare nulla di più che procurare le condizioni per la sua germinazione. Questa veramente è la funzione del Guru. Una vecchia parabola indiana illustra. brillantemente questo aspetto della relazione Maestro-discepolo. Narra che una volta un pastore catturò un cucciolo di leone e lo allevò col resto del suo gregge. Il cucciolo, giudicandosi sulla misura di quelli che vedeva attorno a sé, viveva ed agiva come le pecore e gli agnelli, soddisfatto dell'erba che costoro brucavano, e dei deboli belati che emettevano. E così passò il tempo finché un giorno un altro leone vide il cucciolo, che stava crescendo, mentre pascolava col resto del gregge. Indovinò ciò che era accaduto e provando pietà per la situazione del cucciolo andò da lui, lo trascinò sulla riva di una corrente tranquilla, gli fece osservare il suo riflesso ed il proprio e, voltandosi, emise un potente ruggito. Il cucciolo, comprendendo allora la propria vera natura, fece lo stesso ed i suoi compagni di prima fuggirono di fronte a lui. Era finalmente libero di occupare il suo posto legittimo, e da allora in poi se ne andò in giro come un re della foresta. Il Maestro è appunto un leone di tal genere, viene a scuotere l'anima dal suo assopimento e, regalandole uno specchio, le fa osservare la sua gloria innata di cui, senza il contatto con lui, rimarrebbe inconsapevole. Ad ogni modo, se essa stessa non fosse dell'essenza della vita, nulla potrebbe elevarla fino alla coscienza spirituale. Il Guru è soltanto una candela accesa che accende le candele spente. Il fuoco c'è già, lo stoppino c'è già, egli dà in regalo solamente la fiamma senza che ne derivi a lui stesso una perdita. Il simile raggiunge il simile, la scintilla corre tra i due e quello che giace nell'oscurità viene illuminato, quello che era morto nasce alla vita. Come per la candela accesa, il cui privilegio non sta nel l'essere una singola candela ma nell'essere la sede della fiamma comune che non è né di questa candela né di quella, bensì dell'essenza stessa di ogni fuoco, così anche per il Maestro. È un Maestro non in virtù del fatto d'essere un singolo maestro come chiunque altro, ma in virtù del fatto che porta in sé la Luce universale luce di Dio. Ancora, proprio come solamente una candela che stia tutt'ora ardendo può accendere altre candele - e non una candela che sia già bruciata consumandosi fino in fondo - così solamente un Maestro vivente può dare il tocco vivificante di cui c'è bisogno, e non un Maestro che abbia già lasciato questo mondo. Quelli che sono trapassati erano veramente grandi e degni di ogni rispetto, ma essi erano preminentemente per la loro epoca, ed il compito che assolsero per coloro che li circondavano deve, per noi, essere adempiuto da uno che vive ed opera in mezzo a noi. La loro memoria è un sacro tesoro,una perenne fonte d'ispirazione, ma la sola cosa che il loro ricordo ci insegna è di cercare noi stessi nel mondo dei viventi ciò che essi stessi furono. Solamente il bacio di un Principe vivente (il Maestro) potrebbe riportare alla vita la Principessa addormentata (l'Anima), e solo il tocco della Bellezza vivente potrebbe restituire la Bestia alla sua pristina gloria originale. Laddove la guida di un competente Maestro vivente è di così prima necessità, il compito di trovare e riconoscere un'anima così genuina assume somma importanza. Non c'è scarsità di falsi profeti e di lupi travestiti da pecora. Lo stesso termine Satguru, cioè vero Maestro, implica l'esistenza del suo contrario, ed è sul falso che cade ad ogni momento il nostro sguardo. Per quanto sia difficile trovare un Uomo-Dio (perché questi esseri sono rari, riservati nella loro umiltà, e riluttanti a manifestarsi per mezzo di miracoli spettacolari o a cercare il favore del pubblico), nondimeno non è impossibile distinguerlo dagli altri. Egli è l'incarnazione vivente di ciò che insegna, e sebbene appaia povero, nella sua povertà, è ricco:
Noi possiamo sembrare dei mendicanti, ma le nostre azioni sono più che reali. Shamas Tabrez
Egli è distaccato dalle cose del mondo e non è mai avido; comunica gli insegnamenti e le istruzioni come un gratuito dono di natura, non domandando nulla in cambio, mantenendosi col proprio lavoro e non vivendo mai delle offerte degli altri:
Non inginocchiarti davanti a uno che si definisce Maestro e tuttavia vive della carità degli altri. È sulla vera strada solo colui che si guadagna i propri mezzi di sussistenza e porge aiuto al bisognoso. Guru Ram Das
Inoltre una vera anima-Maestro non ingenera mai alcuna contraddizione nelle nostre menti: ogni distinzione tra fede e fede, tra credo e credo, svanisce al suo contatto e l'unità dell'esperienza interiore incorporata nelle varie scritture viene ad essere chiaramente rivelata.
Solamente l'occhio del gioielliere può riconoscere il rubino al primo sguardo Bhai Nand Lal
L'unico tema ricorrente nell'insegnamento di un Maestro del genere è che, a dispetto di tutte le distinzioni esteriori che ci disorientano e ci confondono, l'intima essenza spirituale di tutti gli insegnamenti religiosi è la medesima. Perciò i Maestri non vengono per divulgare nuovi credi o dogmi ma per adempiere alla Legge esistente:
O Nanak, sappi che è un perfetto Maestro Colui che unisce tutti in un solo abbraccio. Guru Nanak
Se egli cerca di convertire, non sono il nome e la forma esteriori ciò che egli cerca, ma il battesimo dello spirito all'interno. Per lui la vita interiore è una scienza aperta agli uomini di ogni credo e di ogni nazione, e chiunque si impegnerà nella sua disciplina, a costui tutte le (altre) cose saranno date in soprappiù. Così è sempre il messaggio interiore a predominare negli insegnamenti di un vero Maestro. Egli può interpretare nel modo migliore il vero senso delle scritture, ma non parla come uno che è istruito in tale materia bensì come uno che ha sperimentato di persona ciò che questi scritti riportano. Può utilizzare le scritture per convincere gli ascoltatori che ciò che insegna è la più antica verità, tuttavia non è mai soggetto ad esse e il suo messaggio va al di là del livello puramente intellettuale; esso è ispirato dalla vivezza e dall'intensità dell'esperienza diretta, di prima mano. "Come possiamo andare d'accordo - disse Kabir ai teorici pandits - quando io parlo per esperienza interiore e voi solamente per cognizione libresca?". Il Maestro fa volgere il cercatore sempre all'interno, raccontandogli dei ricchi tesori che ci sono dentro:
Ti consideri una forma insignificante, quando dentro di te è ripiegato l'Universo? Ali
Il Regno di Dio non viene con l'osservazione, il regno di Dio è dentro di voi. San Luca
Invitandolo e persuadendolo ad intraprendere la disciplina che rivela questo tesoro egli dice:
Purifica la tua testa dal catarro e respira invece la luce di Dio. Rumi
E questa disciplina, se è veramente un perfetto istruttore, si focalizzerà non sull'Hatha Yoga od altre pratiche così severe, ma sull'ascolto e la visione trascendentali accompagnate da una costante purificazione esteriore dei propri pensieri e dei propri atti per mezzo della moderazione e dell'auto-critica introspettiva, piuttosto che per mezzo della tortura, dell'austerità o dell'ascetismo. Ma la prova più importante ed infallibile del Satguru è che i suoi insegnamenti non solamente saranno sempre centrati su questa scienza interiore, ma, al momento dell'Iniziazione, sarà in grado di dare al discepolo una precisa esperienza - per quanto rudimentale possa essere - della Luce e del Suono interiori e, quando il discepolo avrà imparato ad elevarsi al di sopra della coscienza del corpo, la Sua Forma Radiante apparirà inaspettatamente per guidarlo innanzi nel lungo viaggio.
Solamente un vero Maestro può manifestare allo spirito la Forma meravigliosa e luminosa del Maestro. Guru Nanak
Invano è Guru colui che non può mutare l'oscurità (gu) in luce (ruh). E Nanak ha detto: "Io non starò alla parola del mio Maestro finché non avrò visto con i miei occhi". Se è un autentico istruttore, non prometterà mai la salvezza dopo la morte. Di conseguenza per lui si tratta sempre di "qui ed ora". Chi non ha conseguito la liberazione durante la vita non può sperare di raggiungerla dopo la morte. Anche Gesù esortò sempre i suoi discepoli a rendersi padroni dell'arte di morire quotidianamente. Un Maestro affermerà inoltre che la spiritualità è una scienza, quantunque soggettiva, e che ciascuno può e deve verificarne la verità nel laboratorio del proprio corpo, a patto che sia in grado di creare la condizione richiesta, ossia la concentrazione in un solo punto. La vita è un unico processo continuo che non conosce fine, per quanto possa assumere diversi aspetti ai differenti livelli d'esistenza. Allorché qualcuno passa irrevocabilmente da un piano all'altro, si suppone che sia morto al piano abbandonato dall'anima; perché a tutt'ora non abbiamo alcuna conoscenza, e meno ancora esperienza, della vita su altri piani, dove il trapassato è condotto dalla forza propulsiva delle vibrazioni karmiche. È da questa schiavitù di "andirivieni" forzati che il Maestro prepara la via di salvezza in questa stessa vita, unendo la jiva all'eterna corrente vitale che pervade senza limite tutta la creazione, e dà all'uomo un'effettiva anticipazione delle più alte regioni spirituali, purché egli sia disposto a rinunziare alla carne per lo spirito. "Impara a morire affinché tu possa incominciare a vivere", esortò il Maestro cristiano. Beato è l'uomo che giornalmente si prepara a morire. Coloro nei quali parla il Verbo eterno sono liberati dall'incertezza, ed è veramente compito del Maestro rendere questa Parola udibile nell'uomo.
O Nanak! Spezza tutti i legami del mondo, servi il vero Maestro ed Egli ti concederà la vera ricchezza. Gurbani
Chi ha un Maestro del genere è veramente beato, poiché ha in realtà fatto amicizia con Dio stesso e ha trovato un compagno che non lo abbandonerà nemmeno in capo al mondo, in questa vita o dopo la morte, e che non cesserà di guidarlo finché non raggiungerà la sua destinazione finale e non diventerà, tanto grande ed infinito quanto Lui stesso.
La pietra filosofale può tutt'al più tramutare il vile metallo in oro, ma (sia resa) gloria al Maestro che può plasmare il discepolo nella Sua propria forma celestiale.
Qualsiasi problema uno abbia, in sua compagnia c'è pace e conforto, e l'associarsi a lui dà forza e stimola il lavoro interiore; da ciò il bisogno pressante del Satsang (associazione con Colui che incarna la Verità) per coloro che non hanno ancora imparato a comunicare con lui sui piani interiori. Un cercatore deve certamente essere critico e discriminante nella ricerca di un perfetto Maestro, ma dopo che è riuscito a trovarne uno (e il cercatore sincero non fallirà mai, perché tale è il decreto Divino) quale sarà la natura della sua relazione con lui? Continuerà ad essere critico nei confronti di ciò che gli viene detto e che osserva? Continuerà ad analizzare ogni azione del suo istruttore col microscopio della discriminazione? Mantenere un'attitudine del genere anche dopo aver inizialmente accertato la genuinità di questo Essere Perfetto, significa mancare di stimare la sua grandezza e di corrispondere ad essa in maniera adeguata. Incontrare una tale anima significa incontrare uno infinitamente più grande di noi, e sapere che Egli è uno con Dio significa ritrovarsi umili e pieni di timore riverente. Giudicarlo con le nostre limitate facoltà significa tentare di contenere l'oceano in una provetta, perché egli è spinto da ragioni che non possiamo mai comprendere. Colui che può apprezzare la benedizione di essere stretto nell'abbraccio del Satguru o Murshid-i-kamil, canterà per sempre la sua Grazia, bellezza e amore perfetto:
Se quell'Essere meraviglioso volesse accogliere la mia anima vagabonda sotto le sue ali, rinunzierei a tutti gli imperi per il grazioso neo del suo viso. Hafiz
Non contesterà mai le azioni del suo Maestro, anche se non riesce a comprenderle, perché sa che:
Se pure Khizr fece naufragare il vascello sul mare, per questo errore ci sono mille buone ragioni. Rumi
Dovrà sviluppare la fede di un bambino che, confidando in una mano amorevole, agisce come gli viene detto non dubitando mai di nulla:
...chiunque non riceverà come un bambino il Regno di Dio, non vi entrerà in alcun modo. San Luca
Anche se ti chiede di tingere col vino la sedia per l'adorazione, non scandalizzarti, ma fa così perché Lui è la tua guida e conosce bene il viaggio, le sue tappe. Rumi
Le enigmatiche parole dell'Uomo-Dio eludono molto spesso la comprensione umana. I suoi ordini, a volte, possono all'apparenza sembrare contrari ai testi scritturali o alle ingiunzioni etiche, ma in realtà non lo sono. Dovremmo seguirli con fede assoluta, e a tempo debito il loro vero significato ci sarà rivelato. E come quello del bambino dovrebbe essere l'amore del devoto, pieno di umiltà e semplicità. Solamente la purezza della sua fiamma consumerà la scoria del mondo:
Accendi il fuoco dell'amore e brucia ogni cosa, quindi dirigi i tuoi passi verso la terra degli amanti. Baha'u'llah
Salda in un unico pezzo il vaso, che ora è rotto in mille frammenti, così che possa essere adatto a contenere la luce di Dio. Esso è il legame tra il cercatore e il suo Amico e, per il tramite di quest'Ultimo, tra il cercatore e l'Assoluto. Come si può amare il Senza-Nome e Senza-Forma se non attraverso di Lui, che è veramente la sua incarnazione, perché come il Signore rivelò a Maometto:
Io non sto né in alto né in basso, né in cielo né in terra, e neppure in paradiso; o beneamato, credimi, per quanto strano ciò possa apparire, io dimoro nel cuore del fedele e lì mi si può trovare. Rumi
Sul sentiero mistico il ragionamento giova, ma è anche d'ostacolo. Solamente l'amore può attraversare l'abisso, gettare un ponte sul baratro, e congiungere il finito all'Infinito, il mortale all'Immortale, il relativo all'Assoluto. Tale amore non è di questo mondo o di questa carne. È il richiamo dell'anima all'anima, del simile al simile, il purgatorio ed il paradiso. Chi ne descriverà l'estasi?
Non parlare delle pene di Leila o di Majnun, il tuo amore ha ridotto a nulla gli amori del tempo passato. Saadi
Vivi libero dall'amore, perché la sua vera pace è il tormento. Poema Arabo
A milioni parlano d'amore, tuttavia quanto pochi lo conoscono, il vero amore è non lasciarsi mai sfuggire il ricordo neppure per un istante. Kabir
Veramente l'essenza dell'amore ha la qualità del ricordo ininterrotto. Chi ricorda in questa maniera ha assolutamente bisogno di vivere nella perpetua memoria dei comandamenti del suo Amato, ed in perenne obbedienza. Un tale amore brucia nella sua fiamma la scoria dell'ego; il piccolo "io" è dimenticato e l'amante abbandona la propria individualità all'altare del suo Beneamato:
Se vuoi viaggiare sulla strada dell'amore, impara prima ad umiliarti fino alla polvere. Ansari di Herat
L'amore non cresce nei campi e non si vende al mercato; chiunque lo desideri, sia egli re o mendicante, deve pagarlo con la vita. Porta come offerta la tua testa sul palmo della mano se desideri entrare nel "Paese delle Meraviglie" dell'amore. Kabir
Ed ancora:
Maledetta é la vita nella quale non si trova l'amore per il Signore; dà il tuo cuore al suo servo perché Egli ti condurrà da Lui.
Una tale resa di sé stessi è solamente un preludio all'eredità di un Sé più vasto e più puro di quello che noi altrimenti conosciamo, perché la potenza della sua magia è tale che chiunque busserà alla sua porta sarà trasformato nella sua stessa tinta:
Un amante diventa l'Amato - siffatta è l'alchimia del suo amore; Dio Stesso è geloso di un tale Amato. Dadu
Invocando Ranjha, io stesso divenni uno con lui. Bulleh Shah
È di un amore del genere che parlò il Signore Krishna nella Gita e di un simile amore predicò San Paolo ai suoi ascoltatori:
Sono crocifisso con Cristo; tuttavia io vivo, anzi non io, ma Cristo vive in me: e la vita che ora vivo nella carne la vivo per la fede del Figlio di Dio, che mi amò e diede sé stesso per me. San Paolo
È questo che intendono i sufi allorché parlano di fana-fil-sheikh (annichilimento nel Maestro):
La vasta distesa del "me" è ricolma della fragranza del Signore fino a traboccarne, a tal punto che persino il pensiero di me stesso è completamente svanito.
È questo che proclamano i mistici cristiani quando sottolineano la necessità della "morte in Cristo". Senza una tale resa di sé stessi, il sapere di per sé serve a poco:
Il sapere è solamente un figlio delle Scritture, l'amore è la loro madre. Poema persiano
Il mondo si perde a leggere Scritture tuttavia non arriva mai alla conoscenza, ma colui che conosce un briciolo d'amore, a costui tutto viene rivelato. Kabir
Solamente un amore del genere è la chiave del Regno interiore:
Chi non ama non conosce Dio, perché Dio è amore. San Giovanni
Il segreto dei misteri di Dio è l'amore. Rumi
Egli può essere afferrato e trattenuto dall'amore, ma mai dal pensiero. La nuvola dell'ignorante
In verità, in verità vi dico, che solo coloro che amano, raggiungono il Signore. Gobind Singh
E noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e colui che dimora nell'amore dimora in Dio, e Dio in lui. San Giovanni
Noi amiamo Lui, perché Egli per primo ci ha amati.
Questa relazione d'amore tra il Satguru ed il suo shishya, tra l?Uomo-Dio e il suo discepolo, comprende molte fasi e molti sviluppi. Inizia col rispetto per uno che sa più di quanto non conosciamo noi stessi. Man mano che il discepolo comincia ad apprezzare la disinteressata sollecitudine del Maestro per il suo benessere e progresso, i suoi sentimenti prendono ad addolcirsi con la rugiada dell'amore ed egli incomincia a sviluppare fede, obbedienza e riverenza. Da obbedienza e fede maggiori deriva uno sforzo maggiore, e da uno sforzo maggiore deriva un maggiore amore da parte del Maestro. Sforzo (personale) e grazia (del Maestro) procedono di pari passo, e ciascuno contribuisce allo sviluppo dell'altro in maniera reciproca. Simile all'amore della madre per i suoi bambini è l'amore del divino pastore per il suo gregge. Non discrimina tra il meritevole e l'immeritevole, ma, come una madre, le profondità ed i tesori del suo amore sono dischiusi solo a coloro che corrispondono e contraccambiano il suo amore:
Egli è uguale per tutti, eppure ognuno riceve la sua parte secondo i suoi meriti. Guru Amar Das
Con il suo maggiore sforzo e con la maggiore grazia da parte del Maestro, il discepolo progredisce sempre più nelle sue sadhanas interiori, che alla fine lo conducono alla completa trascendenza della coscienza corporea. Raggiunta questa trascendenza, scorge il suo Guru che aspetta nella Forma Radiante per ricevere e guidare il suo spirito sui piani interiori. Ed ora, per la prima volta, lo vede nella sua vera gloria, e comprende le incommensurabili dimensioni della sua grandezza. D'ora innanzi sa che lui è più che umano, e il suo cuore trabocca di cantici di lode e di umile devozione. Più in alto egli ascende nel suo viaggio spirituale, più insistente si fa la sua lode, perché più profondamente comprende che colui che una volta considerava un amico, non è semplicemente un amico bensì Dio Stesso disceso per sollevarlo fino a Se Stesso. Questo legame d'amore, sviluppandosi per gradi, diventa lo specchio del suo progresso interiore, avanzando dal finito all'Infinito:
L'amore comincia nella carne e termina nello spirito. San Bernardo
Nella fase iniziale può trovare analogie nell'amore terreno, quale quello tra padre e figlio, amico ed amico, aiutante ed amato, insegnante e allievo, ma una volta raggiunto il punto in cui il discepolo scopre nell'intimo il Maestro nella sua gloria luminosa, tutte le analogie si infrangono e tutti i paragoni vengono lasciati indietro per sempre. Tutto ciò che rimane è un gesto, e poi il silenzio:
Lascia che scriviamo in qualche altra maniera i segreti dell'amore - è meglio cosi. Abbandona il sangue e lo schiamazzo e tutto il resto, non parlare più di Shamas Tabrez. Rumi
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