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Pagina 2 di 4 Le pietre angolari La Corrente Sonora offre senza dubbio all'uomo la via più sicura per giungere dalla forma al Senza-Forma, ma il punto è: come può l'uomo accedere ad essa per condurre così a termine il viaggio interiore? Coloro che sono competenti in questo sentiero sostengono sempre che occorre adempiere tre condizioni prima di poter avere buon esito in questo yoga più autentico di tutti:
Satguru - La prima condizione è di trovare un Satguru o vero insegnante che sia un adepto in questa scienza mistica. È un soggetto di autorealizzazione pratica, non di dissertazione filosofica o di intuizioni. Se fosse un soggetto puramente teorico, allora libri e scritture sarebbero sufficienti a tal fine; se si trattasse di semplici sentimenti, allora ognuno potrebbe confidare nei suggerimenti della propria mente. Ma il problema che ci sta di fronte è di scoprire un "sesto" senso, una percezione diretta, trascendentale di udito e vista interiori. Un uomo nato sordo e cieco può, con l'aiuto del Braille, studiare le più dettagliate esposizioni delle vaste e disparate esperienze audio-visive dell'uomo, però lo studio non gli potrà mai dare un'esperienza diretta. Tutt'al più dai libri può rendersi conto di un vasto piano di esperienze completamente al di là delle sue possibilità, il che genera in lui lo stimolo a scoprire un mezzo per trascendere le sue limitazioni fisiche. Solo l'esperto chirurgo o il medico sono in grado di ottenere una guarigione, sempre che il suo malessere sia curabile. Qualora cadesse nelle mani di un ciarlatano, le sue condizioni si aggraverebbero e si complicherebbero. Allo stesso modo l'aspirante che cerca la conoscenza interiore, spirituale deve cercare l'aiuto di uno che abbia già una perfetta conoscenza della via. Tutte le letture di scritture, tutti i pensieri possono al massimo condurlo ad una sola conclusione, purché ovviamente sia sensibile al problema in esame: la necessità di un Maestro vivente. Senza un Maestro del genere non può neppure capire il vero significato delle scritture di rivelazione, le quali parlano di esperienze oltre il suo livello d'esperienza, ed anche (quando sono) nella sua stessa lingua possono esprimersi solamente per mezzo di metafore e parabole, perché come potrebbero i discorsi del cieco essere fatti per esprimere direttamente quello di colui che vede? Il tentativo di interpretare completamente la ricca eredità spirituale delle nostre letterature religiose nei termini della nostra esperienza limitata, potrebbe condurre ad una distorsione del loro vero significato. Noi potremmo immagazzinare un'enorme mole di saggezza psicologica, ma il significato interiore andrebbe per noi perso, e tutto il nostro teorizzare intellettuale ci farebbe approdare solamente ad interminabili contraddizioni teologiche delle quali sono oggi sovraccariche le varie religioni istituzionalizzate. Solo uno che abbia sperimentato di persona ciò che descrivono le grandi scritture, può guidarci al loro reale significato. Ma il compito di un istruttore spirituale non finisce qui. La spiegazione del vero significato della religione non è altro che il primo passo. Dopo che l'aspirante ha compreso la natura della sua méta, deve perseguirla praticamente e razionalmente. "Conoscere" è una cosa, e "fare" è tutt'altra cosa. Il vero compito del Maestro ha inizio solo dopo aver spiegato all'aspirante il fine da conseguire. Non è sufficiente che il dottore diagnostichi la causa del malessere dell'uomo cieco, deve anche eseguire l'operazione. Pure la guida spirituale, al momento dell'iniziazione dà al discepolo un'esperienza di prima mano della Luce e del Suono interiori. Lo mette in contatto con la Corrente Divina, per quanto al livello più basso, e lo istruisce sulle sadhna da compiere per consolidare e sviluppare al massimo questa esperienza interiore. Chi riesce a trovare un tale Maestro è veramente beato. Ma scoprirlo ed essere da lui iniziati non è sufficiente. L'esperienza spirituale in germe che egli concede, deve essere nutrita e sviluppata al punto di piena fioritura spirituale. Per riuscire a fare questo, si deve accettare ciò che si apprende e tentare di metterlo in pratica. Conoscere un uomo del genere significa amarlo, e amarlo significare eseguire i suoi comandamenti. Finché non si ama e non si obbedisce così, e non si trasforma la propria vita, il dono del Guru rimane come un seme rinchiuso a chiave in una botte di ferro, dove non può germogliare e crescere fino alla fruttificazione.
Sadachar - È la necessità dell'autodisciplina che fa del sadachar la seconda pietra angolare dello schema ideale. Risulta difficile tradurre la parola sadachar. Se ne possono trovare molti equivalenti letterali, ma nessuno esprime il suo significato vasto e multilaterale. In breve significa una vita buona e pura. Non implica alcun rigido codice, né stabilisce formule morali, sibbene suggerisce purezza e semplicità, che irradiano dall'intimo e si diffondono all'esterno, permeando ogni azione, ogni parola, ogni pensiero. Riguarda tanto le proprie abitudini personali, buone ed igieniche, quanto l'etica individuale e sociale. E dal lato etico concerne non solamente le relazioni coi propri compagni, ma anche quelle con tutte le cose viventi, cioè armonia come conseguenza del riconoscimento che tutte le cose provengono dalla stessa Essenza e pertanto un verme fa parte di Brahman tanto quanto il più potente degli dèi, Indra. La prima lezione insegnata da un vero Guru è quella dell' "identità della sostanza", e chi ha afferrato questa verità disciplinerà la propria vita di conseguenza. Non sarà preda di desideri disordinati, la sua sola mira sarà di raggiungere il punto fermo che contiene in sé stesso tutte le azioni, il punto dove non avere nulla è possedere tutto. Saprà che l'unica strada che conduce alla realizzazione passa attraverso la rinuncia, e l'unica via per raggiungere l'Onnipotente sta nel liberarsi da tutti gli altri attaccamenti.
Per arrivare a provar piacere in tutto, desidera di provare piacere in nulla. Per arrivare a possedere tutto, desidera di possedere nulla. Per arrivare ad essere tutto, desidera di essere nulla. San Giovanni della Croce
Purifica la camera del tuo cuore ché il tuo Amato possa entrare. Tulsi Sahib
Dove non c'è nulla, c'è Dio. W. B. Yeats
Libero dal dèmone del desiderio (kama), egli si affrancherà dal dèmone della collera (krodh), che deriva dalla frustrazione del desiderio. Affrancatosi da questi, sarà altrettanto libero anche dall'avidità (lobh), dall'attaccamento (moh) e dall'orgoglio (ahankar), che sono solamente le propaggini del desiderio. La sua sarà una vita di distacco o nishkama, ma il distacco non rappresenterà per lui una vita di indifferenza o di rinuncia ascetica. Conoscere tutta la vita è scoprire un nuovo legame tra sé stessi ed il resto della creazione. Colui che sa tutto ciò non può essere semplicemente "indifferente". Deve per forza essere tanto saturo da traboccare di misericordia verso tutto ciò che incontra, e la misericordia nei confronti del tutto deve implicare una certa santa indifferenza nei confronti della parte. Egli non sarà più legato ai propri ristretti interessi individuali, bensì dividerà il suo amore e le sue risorse con tutti. Svilupperà lentamente ma sicuramente qualcosa della compassione del Budda e dell'amore del Cristo. Né si sentirà chiamato a lasciare il mondo per la solitudine della foresta, della montagna o della grotta nel deserto. Il suo deve essere un distacco interiore, perché chi non riesce ad acquisirlo nella sua casa, non lo acquisirà nella foresta. Riconoscerà la grande utilità di ritirarsi occasionalmente dagli affari mondani e di dedicare le proprie cure al silenzio della meditazione e della concentrazione solitaria, ma non cercherà di fuggire dalla vita e dalle sue responsabilità. Sarà un marito amorevole e un buon padre, ma pur essendo ciò, non dimenticherà mai lo scopo ultimo della vita, sempre cosciente di dare a Cesare ciò che è di Cesare, e riservando a Dio ciò che è di Dio. La maniera per trascendere il desiderio, ne sarà consapevole, non sta nel reprimerlo ma nell'affrontarlo con coraggio per vincerlo. Per lui il sanyasa non è un fatto di fuga esteriore o di evasione, ma di libertà interiore, un'idea bene espressa da Nanak con queste parole:
Fa' che il contentarsi sia il tuo orecchino, E lo sforzo per il Divino, il rispetto per il sé superiore la tua bisaccia, E la costante meditazione su di Lui le tue ceneri; Fa' che l'esser pronto alla morte sia il tuo mantello, fa' che il tuo corpo sia come quello di una casta vergine. Fa' che gli insegnamenti del tuo Maestro siano il tuo bastone d'appoggio. Jap Ji
Le due virtù cardinali che quest'uomo coltiverà saranno la carità e la castità. Sarà magnanimo e avrà un cuore generoso, preoccupandosi più delle sofferenze altrui che delle sue proprie e perdonando facilmente coloro che lo offendono. Sarà semplice e morigerato nella sue abitudini. I suoi desideri saranno pochi ed esaudibili con facilità, perché chi ha troppi desideri e troppi attaccamenti non può essere puro di cuore. Per lui la castità comprenderà anche l'abbandono della carne e dell'alcool. Quando tutta la vita è una, vivere della carne di altri esseri viventi significherebbe contaminarsi. E quando la propria meta è di pervenire a reami di coscienza ancora più elevati, ricorrere a narcotici e a intossicanti significa solamente andare incontro a un regresso. Non é per una loro idiosincrasia che i veggenti indiani hanno fatto dell'astensione dalla carne e dall'alcool una parte indispensabile della disciplina spirituale. Riscontriamo ingiunzioni simili nel Corano e nella Bibbia. Così nei "Proverbi" (XXIII, 20) troviamo:
Non andare tra i bevitori di vino; né con i ghiotti mangiatori di carne.
E nei Romani (XIV, 21):
È bene non mangiare carne né bere vino, né qualunque cosa possa essere d'inciampo, di scandalo o fonte di debolezza per il tuo fratello.
E nella Prima lettera ai Corinzi (VI, 13):
I cibi sono per il ventre ed il ventre per i cibi; ma Dio distruggerà e quello e questi. E il corpo non è per la fornicazione ma per il Signore, e il Signore per il corpo.
Nel Vangelo Esseno di San Giovanni (traduzione diretta dall'aramaico delle autentiche parole originali di Gesù) abbiamo:
Ma essi Gli risposero: "Dove mai andremo, Maestro... perché tu hai le parole di vita eterna. Dicci, quali sono i peccati che dobbiamo evitare, cosicché possiamo non vedere mai più infermità?". Gesù rispose: "Così sia per la vostra fede", e si sedette tra di loro dicendo: "Fu detto agli anziani: 'Onora il Padre del Cielo e la Madre della Terra, affinché i tuoi giorni su questa terra possano essere lunghi' E subito dopo fu dato questo comandamento: 'Non uccidere' perché la vita è data a tutti da Dio e ciò che Dio ha dato, l'uomo non tolga. Perché in verità io vi dico, da una sola Madre proviene tutto ciò che vive sulla terra. Perciò colui che uccide, uccide suo fratello. E la Madre della Terra si allontanerà da lui, e gli toglierà il suo seno vivificante. Ed egli sarà scansato dai suoi angeli, e Satana farà del suo corpo la propria dimora. E nel suo corpo la carne degli animali ammazzati diventerà la sua stessa tomba. Perché in verità io vi dico, colui che uccide, uccide sé stesso e chiunque si nutra della carne delle bestie uccise, si nutre del corpo della morte. E la loro morte diventerà la sua morte, perché la ricompensa del peccato è la morte. Non uccidete, e non mangiate le carni della preda innocente, ché non diventiate gli schiavi di Satana. Perché questo è il sentiero della sofferenza, ed esso conduce alla morte. Ma fate la Volontà di Dio, ché i Suoi angeli possano servirvi sulla via della vita. Obbedite dunque alle parole di Dio: 'Ecco, io vi do ogni erba che produce seme sulla faccia della terra, e ogni albero in cui vi sono i frutti di un albero portatore di seme: ciò sarà il vostro nutrimento. E a tutte le fiere della terra, a tutti gli uccelli del cielo, ad ogni essere che striscia sulla terra e in cui c'è il soffio di vita, io do come nutrimento tutte le erbe verdi'. Ed anche il latte di qualunque essere che si muove e vive, vi sarà di cibo; proprio come ho dato loro le verdi erbe, così do a voi il loro latte. Ma la carne, ed il sangue che la vivivifica, voi non mangiate". Poi Gesù continuò: "Dio ordinò ai vostri antenati, 'tu non ucciderai', ma i loro cuori erano induriti ed essi uccisero. Allora Mosè desiderò che almeno non uccidessero gli uomini e tollerò che uccidessero le bestie. Ma allora i cuori dei vostri avi si indurirono ancor di più ed essi uccisero sia gli uomini che gli animali. Ma io vi dico: non uccidete né gli uomini né gli animali, e neppure ciò che entra come cibo nella vostra bocca. Perché se mangiate cibo vivente, questo stesso cibo vi vivificherà, ma se uccidete il vostro cibo, questo cibo morto ucciderà anche voi. Perché la vita proviene solamente dalla vita, e dalla morte proviene sempre la morte. Perciò ogni cosa che uccide il vostro cibo, uccide pure i vostri corpi. E ogni cosa che uccide i vostri corpi, uccide pure le vostre anime. Ed i vostri corpi diventano ciò che sono i vostri cibi proprio come i vostri spiriti, similmente, diventano ciò che sono i vostri pensieri."
Di pari passo con la castità nel cibo e nelle bevande andrà un altro genere di castità, quella pertinente al sesso. L'aspirante non sopprimerà totalmente il desiderio sessuale perché la repressione può generare solamente nevrosi e preparare la strada ad una caduta, ma cercherà sempre di sublimarlo. Egli comprenderà che il proposito della natura in questo istinto è quello di preservare la razza, e lo canalizzerà in modo da adempiere tale proposito, non facendone mai un fine in sé stesso, una sorgente di piacere fisico, perché quando ciò accade, si trasforma in una droga che anestetizza lo spirito e comincia a deludere il proposito procreativo della natura incoraggiando l'invenzione e l'uso di contraccettivi. In breve, l'aspirante sincero e coscienzioso orienterà di nuovo il suo intero stile di vita, nel mangiare e nel bere, nel pensare, agire e sentire, eccetera. Gradualmente sradicherà dalla mente tutti i desideri irrilevanti e insani, finché gradatamente raggiungerà lo stato di purezza e semplicità che contraddistingue il fanciullo.
In verità vi dico, a meno che non vi convertiate e diventiate come bambini, non entrerete nel Regno di Dio. San Matteo
Tutti gli istruttori religiosi del mondo pongono l'accento sui più alti valori morali, e questi in effetti costituiscono le basi fondamentali dei loro insegnamenti. Un vero Maestro insiste sempre affinché si registrino per iscritto le mancanze quotidiane in pensieri, parole ed azioni, nei campi della non-offesa, della veridicità, della castità, dell'amore universale e del servizio disinteressato a tutti, le cinque virtù cardinali che aprono la via alla spiritualità. Solo la conoscenza dei nostri errori può permetterci di liberarcene e di compiere lo sforzo nella giusta direzione. Attraverso tutto questo processo di reintegrazione, trarrà ispirazione dall'esempio del Maestro e dall'esperienza interiore che dà. La vita del proprio Maestro sarà un testamento vivente che lo richiamerà verso l'ideale del sadachar mentre l'esperienza interiore della Parola sarà la prova della verità di ciò che il Maestro insegna. Il sadachar non è un'arida disciplina che si può realizzare seguendo certe formule stabilite. È uno stile di vita ed in argomenti del genere solamente il cuore può parlare al cuore. È questo che rende il Satsang o l'associazione con un vero Maestro così importante. Non funge solamente da costante ricordo della méta che sta di fronte al cercatore, ma attraverso il tocco magico del contatto personale trasforma gradualmente tutto il modo di pensare e di sentire. Man mano che il cuore e la mente dell'aspirante diventano gradatamente più puri per questa benigna influenza, la sua vita si centra sempre di più nel divino. In breve, come realizzerà sempre di più nella pratica l'ideale del sadachar, i suoi pensieri, ora dispersi e dissipati, acquisiranno equilibrio ed integrazione finché arriveranno ad un "focus" così sottile che i veli dell'oscurità interiore saranno bruciati e ridotti in cenere, la gloria interiore sarà rivelata.
Sadhana - E veniamo ora alla terza pietra angolare dell'edificio spirituale, quella della sadhana o disciplina spirituale. L'unico tema ricorrente di un puran guru o perfetto Maestro è che la vita virtuosa, per quanto altamente desiderabile ed indispensabile, non è fine a sé stessa. Lo scopo della vita è qualcosa di interiore, di diverso. È l'ascensione dal piano della relatività e dell'esistenza fisica a quello dell'Essere Assoluto. Chi lo riconosce, foggerà la propria vita di conseguenza, primo, perché tale riconoscimento implica uno stato mentale che, essendo libero dall'ego e dall'attaccamento, si esprime in un agire virtuoso, creativo, e secondo, perché senza lo sviluppo di un tale stato di mente e di vita, non si possono conseguire l'equilibrio e la concentrazione richieste per l'ascensione interiore. Dunque l'enfasi principale dell'insegnante illuminato viene posta sulla meta trascendentale. Egli insegna che le energie praniche e vigyaniche non sono dell'essenza dell'Atman, ma hanno origine in piani inferiori a quello del puro spirito. Chi volesse utilizzarle come scala, può trascendere la coscienza corporea, può raggiungere i piani da cui originano, ma non può andare oltre. Essendo lo spirito simile in tutti, anche i mezzi d'illuminazione spirituale dovrebbero essere accessibili a tutti. Ma, come s'è già visto, tali forme di yoga basate sui prana o sullo jnana, richiedono speciali requisiti che non tutti possono avere. I sistemi basati sui prana non sono alla portata dei vecchi o dei più giovani, e neppure a quella di coloro che soffrono di disordini respiratori o digestivi. Il sentiero dello jnana presuppone capacità mentali ed intellettuali che la Natura concede solo a pochi. Se tali accostamenti fossero veramente quelli naturalmente aperti a noi, allora la conclusione logica sarebbe che la Natura è molto parziale nel concedere i suoi doni, discriminando tra uomo e uomo. Se il sole splende per tutti ed anche il vento soffia per tutti, perché i tesori interiori dovrebbero essere raggiungibili solo da parte dei pochi prescelti? Anch'essi sono tanto per l'istruito quanto per l'incolto. Gli yoga che fanno tali discriminazioni nella scelta dei loro praticanti, e sono così esigenti nella loro pratica, non possono essere completamente naturali. Il metodo insegnato dai Maestri del Surat Shabd Yoga è diverso. Come detto prima, la natura della creazione e la via di ritorno alla sorgente iniziale vengono spiegate al cercatore. All'atto dell'iniziazione gli viene data un'esperienza interiore di prima mano e gli viene insegnato come svilupparla. La sede dell'anima è in mezzo e dietro le sopracciglia, per lo meno tutti gli yoga accettano questo. A questo punto si riferiscono i mistici quando parlano di shiv netra, divya chakshu, tisra til, Brahmrendra, traimbka, trilochana, nukta-i-sweda, koh.i-toor, terzo occhio, occhio singolo, chiamato altresì figurativamente il punto fermo, la montagna della trasfigurazione, eccetera. Su questo punto deve concentrare la propria attenzione il sadhak (il discepolo), dopo aver chiuso gli occhi, ma l'impegno nella concentrazione deve avvenire senza sforzo e non devono sussistere problemi di tensione fisica o mentale. Per facilitare quest'operazione, il Maestro dà al discepolo un mantra, o formula verbale caricata, che è simbolica del viaggio verso l'alto. Questa formula, nel momento in cui viene ripetuta lentamente e amorevolmente con la lingua del pensiero, aiuta il discepolo a raccogliere per gradi i pensieri dispersi in un unico punto. La potenza del mantra non deriva da una "magia" inerente di per sé alle parole, ma dal fatto che esso viene impartito da uno che, in virtù della sua pratica e della sua competenza spirituale, lo ha caricato di potere interiore. Quando l'aspirante, per mezzo della concentrazione e della ripetizione mentale delle parole caricate, ha focalizzato il proprio sguardo interiore con intensità e con fermezza, nota nell'intimo che l'oscurità di prima viene gradatamente illuminata da punti di luce mobili. Via via che la concentrazione aumenta, le luci interrompono il loro tremolio e convergono in un unico punto raggiante. Questo processo di concentrazione, o raccoglimento del surat, attira in modo automatico le correnti-spirito solitamente disperse per tutto il corpo verso il centro spirituale. Il ritiro è oltremodo favorito dal Simran o ripetizione del mantra caricato; la percezione della luce interiore, che porta al dhyan o concentrazione in un unico punto, accelera ulteriormente il processo. A sua volta il dhyan, quando è del tutto sviluppato, conduce al bhajan o ascolto interiore. La luce interiore comincia a diventare risonante.
Dentro di te é la Luce e dentro la Luce il Suono, quest'ultimo ti congiungerà al Vero Uno. Gurbani
Chi pratica con regolarità, si assorbe rapidamente nella musica quando chiude le orecchie. È un'esperienza comune che benché la luce attragga l'occhio, non può farlo per molto tempo e non ha nei suoi confronti una qualità molto magnetica. Ma con la musica è diverso. Chi la ascolta in silenzio e tranquillità, è attratto irresistibilmente, per così dire, in un altro mondo, un regno di esperienza diverso. Pertanto il processo di ritiro, che ha avuto inizio con il Simran, è stimolato dal Dhyan e si sviluppa con celerità attraverso il Bhajan. Le correnti spirituali, già lentamente in movimento, si dirigono verso l'alto, raccogliendosi al terzo occhio, la sede dell'anima. Si consegue così col minimo sforzo e fatica l'innalzamento oltre la coscienza fisica, ossia la morte in vita. Quando gli studenti delle altre forme di yoga riescono a trascendere appieno il corpo fisico dopo una padronanza lunga e difficoltosa dei chakra inferiori, in genere presumono di essere giunti al termine del loro viaggio. Il piano interiore nel quale si ritrovano - il regno del Sahasrar o Sahasdal Kamal, spesso simbolizzato dalla ruota solare, dal loto o dalla rosa con tante foglie - in effetti è incomparabilmente più bello di qualsiasi cosa sulla terra, a confronto appare eterno. Ma quando lo studente del Surat Shabd Yoga riesce a trascendere la coscienza fisica, trova la Forma Radiante del suo Maestro che, inaspettatamente, lo attende per accoglierlo. Proprio in questo punto si stabilisce l'autentica relazione Guru-shishya o Maestro-discepolo. Fino a questo punto il Guru era stato poco più di un maestro a livello umano, ora viene visto come la guida divina o Gurudev, la quale rivela la via interiore:
I piedi del Maestro si sono manifestati nella mia fronte, E tutte le mie peregrinazioni e tribolazioni sono terminate. Guru Arjan
Con l'apparizione della Forma Radiante del Maestro nell'intimo, nessun segreto rimane più celato nel grembo del tempo.
Anche Cristo parlò nello stesso tono:
Non vi è nulla di nascosto se non per essere svelato; e nulla di segreto, se non per essere manifestato. Matteo
Sotto la direzione di questa Guida celeste l'anima impara a superare la prima esplosione di gioia e comprende che la meta è ancora lontanissima. Accompagnata dalla Forma Radiante e trascinata dall'udibile Corrente di Vita, essa attraversa una regione dopo l'altra, di piano in piano, liberandosi di tutti i koshas (n.d.t. coperture) finché alla fine si trova completamente spogliata di tutto ciò che non le appartiene. Affrancata e purificata, può entrare finalmente nel regno dove vede che è della stessa essenza dell'Essere Supremo, che il Maestro nella Forma Radiante e l'anima non sono separati, ma sono uno e che non esiste nulla ad eccezione dell'immenso Oceano di Coscienza, Amore, Beatitudine ineffabili. Chi descriverà lo splendore di questo reame?
Solo il cuore può parlare al cuore della beatitudine dei mistici Nessun messaggero può illustrarla e nessuna missiva può riferirla. Hafiz
Quando la penna si mise a disegnare questo luogo, e la pagina si strappò.
Avendo raggiunto il termine del viaggio, anche il cercatore s'immerge nella Parola ed entra nella compagnia dei Liberati. Può continuare a vivere come gli altri uomini in questo mondo di esseri umani, ma il suo spirito non conosce limitazioni ed è infinito quanto Dio stesso. La ruota della trasmigrazione non lo colpisce più e la sua coscienza non conosce restrizioni. Come il suo Maestro prima di lui, egli è diventato un Cooperatore cosciente del Piano divino. Non fa nulla per sé stesso, bensì agisce in nome di Dio. Se esiste davvero un Neh-karmi (uno libero dai legami dell'azione), é proprio lui, in quanto non esiste un mezzo di salvezza più potente della Parola.
È libero dall'azione solo chi è in stretta comunione con la Parola. Gurbani
Per lui la libertà non sopraggiunge dopo la morte (videh-mukti), la consegue durante la vita stessa. Egli è un jivan-mukta (liberato vivente); come un fiore che diffonde la sua fragranza, divulga il messaggio di libertà ovunque vada.
Per coloro che hanno goduto della comunione con la Parola, le fatiche finiranno. I loro volti splenderanno di gloria. Non solamente avranno essi la salvezza, o Nanak, ma molti altri troveranno con loro la libertà. Jap Ji
Nella pratica effettiva della disciplina spirituale, si sottolineano il Simran, il Dhyan e il Bhajan, ciascuno dei quali svolge un ruolo specifico nella manifestazione del Sé. Il Maestro dà il Simran, o ripetizione mentale delle parole cariche, che aiuta il discepolo a raccogliere le facoltà mentali vaganti al punto fermo dell'anima, in mezzo e dietro le sopracciglia. Ivi si ritirano le correnti sensorie, che prima permeavano il corpo dalla testa ai piedi, e in tal modo egli perde la coscienza del corpo. Il compimento positivo di questo processo conduce di per sé stesso al dhyan, o concentrazione. Dhyan deriva dalla radice sanscrita dhi che significa "legare" e "reggersi a". Con l'occhio interiore aperto, ora l'aspirante vede nell'intimo lampi abbaglianti di luce celestiale, il che vincola viepiù la sua attenzione. A poco a poco la luce si stabilizza durante la sadhana, perché essa agisce nei confronti dell'anima come un'àncora di salvezza. Quando il Dhyan o concentrazione è portato a perfezione, conduce il sadhak al Bhajan, o armonizzazione con la musica che emerge dal centro della luce sacra. Questa affascinante, santa melodia ha una forza magnetica irresistibile e l'anima non può fare a meno di seguirla fino alla sorgente spirituale da dove emerge. Questo triplice processo aiuta l'anima a scivolare al di fuori delle catene del corpo, la àncora allo splendore divino del Sé (atman) e la conduce alla casa celestiale del Padre. Naam, Satguru e Satsang che sono in effetti sinonimi del Potere del Maestro in azione. Sat Naam è il Potere dell'Assoluto mosso a compassione e quando si riveste di carne, assume la forma del Guru (il Verbo fatto carne) ed opera attraverso di lui per mezzo del Satsang sia esteriore che interiore, il quale aiuta le anime pronte per la rigenerazione. Questo Potere agisce simultaneamente su tutti i piani, (sotto vari aspetti) a seconda delle necessità di ognuno: opera per mezzo di parole verbali come un Guru nelle forma umana, che condivide tutte le gioie e i dispiaceri degli esseri umani; per mezzo di guida interiore come Gurudeva nella forma astrale, luminosa o radiante, e infine come Satguru - un vero Maestro di Verità. Ci sono due vie nell'intimo: jyoti marg e sruti marg (rispettivamente, la via della luce e la via del Suono). La sacra Luce tiene l'anima ancorata ed assorbita e sino ad un certo punto funge da guida, ma la santa Parola la spinge verso l'alto e la trasporta di piano in piano a dispetto dei vari ostacoli sulla Via, come luci accecanti o stupefacenti, oscurità fittissima, eccetera finché l'anima raggiunge la sua destinazione.
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