Kabir era un tessitore musulmano che visse a Benares: il cuore dell'ortodossia Hindù. Sebbene fosse nato in una famiglia di musulmani egli fu sempre aperto anche nei confronti dell'Induismo tanto da arrivare ad avere un Maestro della tradizione Vaishnava come Ramananda. Ovviamente questa associazione col Suo Maestro lo portò ad assimilare molti elementi dottrinali e teologici dell'induismo. Dalle sue poesie risulta molto evidente che la Sua mente spaziava benissimo e liberamente in ambedue queste tradizioni religiose e i Suoi versi sono saturi di concetti e personaggi mitologici o storici, tipici di queste due tradizioni. Kabir è stato senza dubbio, uno dei più grandi Maestri di tutte le tradizioni mistiche.
Come Maulana Rumi è amato un pò da tutte le tradizioni spirituali e qualsiasi confessione religiosa può conoscere i Suoi scritti. I suoi versi sono bellissimi, le sue espressioni poetiche come pure l'intensità del pathos e del suo amore per Dio sono squisiti ed estremamente contagiosi. Il Suo stile è franco e diretto; non sopportava l'ipocrisia religiosa di qualsiasi confessione e senza mezzi termini mette in ridicolo e denuncia la fede cieca, il cerimoniale meccanico, ripetitivo e vuoto, la superstizione religiosa e le credenze infondate di qualsiasi tipo. L'altro aspetto della società indiana che non sopportava era il sistema delle caste. IL fatto che gli indù si ritenessero superiori ai musulmani era per Lui del tutto inaccettabile. D'altro canto la suddivisione spietata nella stessa società indù in caste e sottocaste fino al parossismo fu spesso motivo di scherno da parte sua. Nei suoi versi si trovano spesso strofe di questo tipo:
"O Bramino, nelle tue vene scorre lo stesso sangue che scorre nelle mie, come puoi dunque ritenerti superiore. Entrambi siamo stati creati da una goccia di sperma e siamo venuti al mondo nello stesso modo."
Guru Nanak nacque invece in una famiglia Indù nel Punjab che allora includeva anche quasi tutto il Pakistan odierno. Quella era la zona con la maggiore concentrazione di mussulmani giacchè quando da occidente invasero l'India il primo stato che trovarono era proprio il Punjab e da lì si insediarono in molti. Il Punjab (la terra dei cinque fiumi) era molto ambito anche perchè aveva vaste zone pianeggianti molto fertili. Tutt'oggi è considerato lo stato più ricco dell'intera unione di stati indiani. Quindi anche Guru Nanak, sebbene indù di nascita, assorbì anche molti elementi tipici della tradizione e cultura islamica ed era a conoscenza dei vari dettagli dottrinali e teologici di ambedue queste religioni.
Guru Nanak come tutti i grandi Maestri di qualsiasi tradizione e nazionalità ebbe una vita molto speciale sin dall'inizio; molti furono i fatti miracolosi che accaddero attorno alla sua persona e i suoi biografi ne fanno menzione nei loro scritti.
Egli ebbe la sua grande esperienza in una mattina in cui, come tante altre volte, si era recato al fiume Ravi per l'abluzione prima della meditazione. Dopo l'abluzione si appartò in un luogo solitario e lì rimase in uno stato di assorbimento nella Luce divina per tre giorni e tre notti: La gente e i familiari pensavano fosse annegato e furono sorpresi di rivederlo quando ormai lo avevano ormai dato per disperso.
Dopo questa esperienza Nanak non riusciva più a sopportare la vita familiare per cui partì per un lungo viaggio che lo portò a occidente attraverso tutto il mondo islamico fino a Bagdad, la Mecca e il Cairo.
Infine tornò a casa e si fermò per un certo periodo fino a quando non fu di nuovo preso dalla smania di viaggiare per diffondere il suo messaggio di luce e d'amore. Questa sua esigenza si ripetè per ben quattro volte e tutte le volte si diresse in un punto cardinale specifico. Quindi la prima volta andò a ovest, la seconda a sud del subcontinente indiano fino a Shri Lanka, la terza a est fino in Birmania e la quarta a nord, sulle montagne Himalayane.
Non serve dirlo che durante questi viaggi ebbe vari incontri molto speciali con persone e situazioni che i suoi biografi non mancano di narrare colorandoli di magico e soprannaturale.
Infine tornò nella sua terra natia, si stabilì con la sua famiglia e i suoi amati devoti su un terreno da loro acquistato e lì fondò la Sua comunità che fu chiamata kartarpur (la città del Creatore).
La linea principale di questi Maestri si è dapprima snodata nell'evolversi della successione dei dieci Guru Sikh: Guru Nanak, Guru Angad, Guru Amar Dev, Guru Ram Das, Guru Arjan, Guru Har Govind, Guru Hari Rai, Guru Hari Krishna, Guru Teg Bahadur e Guru Gobind Singh. Poi ha proseguito fuori della tradizione e dell'istituzione religiosa Sikh con Maestri nati sia nella tradizione induista sia in quella Sikh. Guru Gobind Singh mise le basi dottrinali del sikhismo trasformando la comunità libera dei suoi seguaci, che provenivano sia dalla tradizione islamica sia da quella indù, in una vera e propria istituzione religiosa con cerimonie che regolano vita sociale e segni distintivi nell'abbigliamento (capelli e barba mai tagliati, un turbante che copre il capo, un pugnale, un pettine, un braccialetto, un tipo di braghe e di pantaloni) che li contraddistinguono. Dopo di lui, la linea dei Maestri ha visto alla ribalta sei grandi personaggi che hanno tenuto vivo lo spirito di questa via di trasmissione diretta della Luce e Suono interiori, da Maestro a discepolo.
Essi furono: Tulsi Sahib che visse a Hatras, Soami Ji Maharaj che visse ad Agra, Baba Jalmal Singh che visse a Beas nel Punjab, Baba Sawan Singh che continuò a operare nello stesso ashram di Beas del Suo Maestro, Sant Kirpal Singh che svolse la sua missione a Delhi e Sant Ajaib Singh nel Rajasthan.
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