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Stralci del libro "Il Cammino Verso L'Illuminazione", l'autobiografia di Sirio |
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Scritto da Sirio
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luned́ 17 settembre 2007 |
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I Ritiri Nel libro dei Maestro Kirpal "La Corona della Vita", quando Egli parla del Surat Shabd Yoga, cioè dello yoga in cui si cerca di stabilire l'unione fra l'anima individuale (il surat) e l'anima universale (lo Shabd), menzionando i vari fattori d'aiuto in questa via, a un certo punto dice: "Colui che segue questa Via, troverà utile ritirarsi periodicamente dalle attività ed impegni del mondo per dedicarsi unicamente alle pratiche spirituali e alla crescita interiore." [...] Svolgendo i propri doveri sia come cittadini, sia come genitori (se lo siamo), gradatamente si diventa completamente assorti nelle cose materiali, e il nostro Sè interiore diventa sempre più frustrato e insoddisfatto fino a giungere al punto di gridare disperatamente aiuto. Le attività del mondo, per quanto svolte onestamente e con spirito di dedizione, sono comunque attività materiali e hanno la loro pesantezza, grossolanità e materialità, non sono strumenti intesi per la liberazione dell'anima. Sì, certo, se si fa il simran nell'eseguire tali attività, se si cantano i bhajan mantenendo una leggerezza di spirito, se si meditano almeno due ore giornalmente e si partecipa al satsang regolarmente, si può mantenere una certa condizione di spirito e un certo contatto interiore anche nel mezzo di tali attività. Tuttavia noi siamo anatre nate dal mare dell'anima, siamo pesci marini, non anguille di fossi, e periodicamente abbiamo bisogno di immergerci nelle profondità dello spirito divino per saturare corpo ed anima di Luce interiore.  Chi ha gustato almeno una volta nella vita la gioia, l'ebbrezza, il senso di pienezza che provoca l'esperienza interiore del contatto con il Naam che è lo Spirito onnipervadente di Dio, non potrà mai più dimenticare tale esperienza e periodicamente sentirà un bisogno spasmodico di rivivere tale intensità altrimenti, come un pesce si torce quand'è levato dall'acqua, così lui o lei si torcerà. Ci vuole il giusto equilibrio tra l'attività del mondo e le pratiche spirituali; bisogna saper dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio (questo può essere un altro significato di questa frase). Se periodicamente non si tralascia tutto ciò che è materiale per dedicarsi anima e corpo alle pratiche spirituali, gradatamente le pratiche che si fanno giornalmente diventeranno sterili, non daranno più gli effetti voluti e, in molti casi, saranno tralasciate. Facendo questo si perde completamente di vista l'obiettivo spirituale che ci si era posti e ci si smarrisce del tutto nella grossolanità delle cose materiali e sensuali. Allora capita di incontrare gente che un tempo si era avventurata sulla Via con tanto zelo e fervore, ma poi, avendo permesso alla materia di prevalere sullo Spirito, hanno dimenticato completamente lo scopo della vita e sono affondati nei meandri del mondo materiale e sensuale, appesantendo la propria anima, la propria coscienza ed esistenza oltre ogni dire. Alcuni arrivano al punto di commettere atti così negativi, così falsi e dannosi per se stessi e gli altri da non avere nulla da invidiare ai peggiori esseri di questo mondo. Li si vede allora con un viso così diverso da quello che avevano quand'erano sulla Via, con un'aureola densa e nerastra che evidenzia chiaramente lo stato di coscienza in cui si trovano. Diversamente, chi fa le proprie pratiche giornalmente, mantiene vivo il suo ardore, periodicamente tralascia i suoi impegni di lavoro e di famiglia e viene ai ritiri che si fanno qui all'ashram o ovunque siano, questi godrà pienamente sia del lato spirituale della vita, sia di quello materiale. Non permetterà che le cose del mondo prevalgano sulle cose dell'anima e conoscerà un equilibrio ed un progresso continui e sicuri.[...]
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