| Cosa sarebbe la vita senza Dio |
| lunedì 14 luglio 2008 | |
E' partito, il mio Satguru è partito. Accadeva l'anno scorso in Ungheria...
Non potrò nè vedere nè sentire (fisicamente) il mio Sant Satguru per i prossimi 10 giorni. La separazione già mi tribola. Ma devo essere forte, mantenermi saldo e perseverare nell'obiettivo che mi sono posto. Oggi inizia per me questa sorta di ritiro-nel-mondo, principalmente in solitaria anche se prevedo che qualcuno mi farà compagnia di tanto in tanto nelle mie meditazioni. Ieri sera sono andato a letto tardi (mezzanotte) e oggi svegliarsi alle 5 non è stato facile. Ma mi ha subito fulminato il pensiero "niente pigrizia, oggi inizia il ritiro" e sono saltato in piedi. E' dalle 5 che mantengo un Simran pressochè costante, ho meditato due ore prima di andare in ufficio e ne mediterò almeno tre a ritorno. La mattina è proseguita con la lettura di brani di Kirpal Singh e del suo rapporto con Sawan Singh.Vorrei rendervi partecipi di questo splendido Bhajan proprio di Kirpal.Ha una storia particolare legata ad esso. Non essendo incluso nel libro di bhajan che usiamo all'ashram, ben pochi finora l'hanno conosciuto bene. O per lo meno, hanno conosciuto il resto, più o meno, ma sicuramente non la traduzione. Sirio Ji ci traduceva a memoria la prima strofa, ma il resto era oscuro. M'è quindi venuta l'idea di "sfruttare" la cara famiglia Punjabi per fargli tradurre il resto del testo e così è stato: ho fatto pervenire loro il testo e m'è tornata indietro la traduzione dopo qualche giorno A quanto m'è stato detto la devota Punjabi ha trovato difficile tradurre un testo così poetico e ha più volte chiamato i parenti in patria per farsi aiutare ma puntualmente non è riuscita a mettersi in contatto. Così ha proceduto poco per volta, concentrandosi e soppesando ogni parola. Dev'essere stata per lei una esperienza molto forte, e sicuramente il Maestro ha combinato le cose in questo modo per dare questo compito proprio a lei.
Non c'è davvero niente nel mondo che regga il confronto col Naam, il Nome di Dio che è un tutt'Uno con Dio stesso. I Maestri della Sant Mat spiegano che esistono due tipi di Nome (o Naam) di Dio:Il Varn-Atamak Naam, che è un Nome pronunciabile, che può essere scritto, pronunciato, letto, utilizzato come Simran (ripetizione, mantra), ripetendolo con la lingua o, come si consiglia nella Sant Mat, in maniera puramente mentale. Il Simran che viene dato all'iniziazione è caricato di Grazia Divina attraverso il Maestro e quindi possiede una carica spirituale intrinseca con cui entra in contatto il praticante. Questo porta all'altro tipo di Naam, il Dhun-Atamak Naam. Questo è anche chiamato Corrente Sonora o Shabd in questa Via, o altrove Musica delle Sfere, Kun, Naad, Logos, Verbo, Tao e innumerevoli altri modi. Tale Nome è impronunciabile, non-definibile, anche non immaginabile. Questo proprio per il fatto che è tutt'Uno con ciò che è oltre la mente, l'intelletto, la dualità: l'Assoluto stesso. Può essere associato per similitudine a certi suoni terreni ma di fatto nessuno di questi suoni terreni davvero lo descrive. Io stesso ho constatato questo fenomeno: comprai una volta una di quelle ciotole tibetane che si sfregano con un mortaio di legno producendo un suono caratteristico. Speravo somigliasse a un suono interiore che avevo udito (uno dei livelli più bassi) ma per quanto provai e riprovai varie di queste ciotole, di ogni forma e dimensione, non ci fu mai una che si avvicinasse a quel suono. Anche pensare, ricordarsi di ciò che è stato udito in profonda meditazione, automaticamente fa venire alla mente la sensazione che il ricordo stesso di quel suono (magari udito 10 minuti prima) è diverso e incapace di descrivere quanto udito. Questo suono invero riverbera in ogni cosa nella creazione, oltre che dentro di noi. Ma solo un Maestro competente, che già ha padroneggiato quest'arte, può sintonizzarci con esso e permetterci non solo di udirlo, ma di afferrarci a questa vibrazione, a quest'onda, e risalirla fino alla sua Origine. E questa Origine è Dio stesso, che venendo in espressione vibra generando tutto l'universo, come sembra ormai che anche la scienza ammetta. E' anche chiamato Panch-Shabad (panch vuol dire cinque) poichè sono cinque i piani principali di creazione che vengono generati dalla discesa di questa Vibrazione ed essa, risuonando in ognuno di questi piani crea cinque suoni principali. Il praticante, afferrandosi al Simran purifica via via la propria mente, controllando i propri pensieri e arrivando ad arrestarli, sperimenta lo sfolgorio della Luce interiore, che gradatamente può assumere la forma del Gurudeva (la forma radiante del Guru), e afferrandosi alla Corrente Sonora trascende i vari piani elevandosi oltre la coscienza fisica, la mente, l'intelletto, e accedendo allo stato di Unità. Fino ad allora, il vero discepolo piange la separazione, e disperato chiama (Simran) il Donatore, sedendo in ginocchio alla sua soglia (lo spazio interiore in cui avviene il Dhyan) e sperando in una sua risposta (Bhajan, l'ascolto della Corrente Sonora).
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