| Diario Turco |
| lunedì 20 ottobre 2008 | |
Eccomi di ritorno fresco fresco da Istanbul!
Per prima cosa devo dire che Istanbul è una città splendida, moderna, pulita, piena di gatti. E che i Turchi sono il popolo più gentile, ospitale, cordiale, onesto e generoso che io abbia mai incontrato. Insomma sono stato davvero bene! Vi mostrerò un pò del mio viaggio aiutandomi con qualche foto. Cominciamo: Primo giorno: dopo due ore abbondanti di aereo e una corsa spericolata su un tipico taxi Istanbuliano (come si dirà?) ovvero una Fiat Albea (lì i taxi sono tutti di questo modello, che assurdamente in Italia non vendono) siamo giunti nell'alberghetto che avevo trovato online (grazie a TUI). Davvero carino, in pienissimo centro e sui 50€ a notte (il Charming Vezir Hotel) Abbiamo mangiato in un ristorantino lì nei pressi e lì la prima piacevole sorpresa: la cucina turca prevede una vastissima selezione di piatti vegetariani e ogni ristorante è felicissimo di consigliarli appena sente che il cliente ha queste preferenze. Altro che Italia! Se passate da Istanbul vi consiglio la "vegetarian casserole" e l'Imam Bayldi (letteralmente "Imam svenuto", il che la dice lunga sulla sua squisitezza). Usano molto le melanzane, seguite a ruota da pomodori, peperoncini verdi tipici e non tanto forti, cipolla, peperoni e spezie particolarissime). Era ormai pomeriggio inoltrato e ci siamo recati a visitare la basilica di Aya Sofia. Questo posto è stato in varie epoche cristiano, musulmano, ortodosso. Adesso è una specie di museone per turisti, dato che è stato sconsacrato (il 95% dei turchi sono musulmani, un posto così enorme non si sarebbe mai riempito in alcun modo) e viene usato per concerti e altre cose. Il bello è che ci sono tipiche decorazioni islamiche mischiate ad altrettanto tipici mosaici bizantini. Peccato per la moltitudine di turisti e per il fatto che non ci si possa manco sedere in un angolino. Qui sopra mi vedete con indosso il Fez, tipico cappello di queste parti. Ma di fatto è un pò come il cappello a cilindro da noi, lo si vede nei quadri e foto d'epoca ma ormai è un souvenir per turisti. Però la cosa buffa è che l'ho indossato solo un giorno e poi per tutta la settimana i negozianti, ristoratori, passanti mi chiedevano tutti dove fosse il mio cappello. La cosa bella dei Turchi è che sono davvero socievoli, gli interessa davvero chi sei, come stai, se hai qualche necessità o bisogno di aiuto. Secondo giorno: oggi è stata la volta dell'adiacente Moschea Blu. Anch'essa è un covo immenso di turisti che sciamano e ronzano come api in un alveare. Ma è incredibilmente bella e negli orari della preghiera viene chiusa al gregge turistico per permettere ai fedeli di usarla per ciò che è.
Sono riuscito fortunatamente a trovare anche un angolino in cui sedermi e, nonostante la fiumana di gente (alcuni mi fotografavano anche...) ho meditato un pochetto e familiarizzato con la tipica energia delle Moschee (che nei giorni successivi avrò modo di approfondire). Nel pomeriggio abbiamo visitato il famoso, immenso, meraviglioso Gran Bazaar. Questo labirinto in larga parte completamente coperto (ma poi prende interi quartieri tutt'intorno) è pieno di cose di ogni genere e valore: dalle spezie ai gioielli, dalle spade antiche alle magliette di Totti, dai bar e ristoranti ai negozi di Narghilè, flauti, rosari. C'è davvero di tutto e noi abbiamo direttamente comprato una nuova valigia per riempirla di oggetti vari per noi e da regalare al ritorno. Ta le cose comprate, un flauto per il mio Maestro, tre rosari islamici (uno per lui, uno per sua moglie e uno per me), un narghilè grande per me, uno piccolo per un mio amico, un pugnale di una trentina di cm, spezie varie e altri oggettini da regalare. In questa foto potete vederci con la valigia nuova, i pantaloni infangati dal tipico fango della parte scoperta del mercato, mentre sorseggiamo un tè turco. Il tè qui lo bevono come cammelli a tutte le ore del giorno e della notte, per strada, nei negozi, ovunque. Di conseguenza abbondano i luridi bagni pubblici in cui alleggerirsi la vescica. Nei pressi del Bazaar abbiamo visitato un'altra Moschea, questa volta quasi senza turisti. Abbiamo avuto modo di sederci (ovviamente in parti separate dell'edificio) e meditare una mezzora abbondante. Questo qui sopra era il mio punto di vista da dove m'ero seduto in questa moschea. Ho meditato a lungo e molto profondamente senza essere in alcun modo disturbato. Anzi a un certo punto un paio di fedeli li ho sentiti parlare di me (e accanto a me) in turco ma capendo distintamente la parola "meditazione" essendo in parte simile all'italiano. Evidentemente mi hanno visto e non gli ha dato alcun fastidio. Per tutti i giorni a venire ho usato intensamente il rosario che ho comprato per il mio Maestro in modo che, quando glielo regalerò, avrà modo di sentire un pò della pratica che ho fatto. Terzo giorno: Oggi abbiamo visto altre moschee (le abbiamo viste tutte, tranne un paio in restauro), il ponte sul Bosforo ma soprattutto, cosa più speciale della giornata, abbiamo passato un paio d'ore nel più antico Hammam di Istanbul (il Cagaloglu Hammam): una esperienza meravigliosa! La sera abbiamo fatto qualche passeggiata e tra le altre cose, visitato uno splendido cimitero. A Istanbul i cimiteri sono piccoli (dai 5 metri quadrati alla ventina) e sparsi per la città a ogni angolo. Spesso sono aperti anche di notte e in certi casi all'interno c'è un piccolo bar che, presumo, aiuta al loro mantenimento. Non male come cosa! Comunque rimangono sempre perfettamente puliti, ordinati e silenziosi. Quarto giorno:oggi abbiamo finito di vedere le moschee, per raggiungere le quali ci siamo avventurati nella Istanbul non-turistica. C'è una bella differenza e abbiamo visto alcuni quartieri molto poveri. Ma comunque la gente è sempre fantastica, i bimbi uscivano dalle scuole e ci chiedevano di dove eravamo, ridevano, giocavano. La sera, esausti, ci siamo recati per la terza volta (stavolta anche a mangiare) nel localino più carino che abbiamo trovato in tutta Istanbul: il Cafè Mesale. Si tratta di un ristorantino all'aperto in cui è possibile mangiare, bere tè di vario tipo e anche fumare il narghilè.
Quinto giorno: dopo una passeggiata mattutina abbiamo preso un "servizio navetta" per l'aereoporto. E' d'obbligo l'uso delle virgolette dato che in quel furgoncino siamo entrati in una decina di esseri umani più relativi super-bagagli! Che altro posso aggiungere della Turchia? E' stato un viaggio davvero meraviglioso.
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