In questi giorni sto sistemando le registrazioni fatte all'ultimo ritiro (a Budapest) e al contempo cerco di imparare qualcuno dei nuovi Bhajan che il mio Satguru sta componendo.
Tra i vari bhajan che sta scrivendo ultimamente (e in questo periodo è particolarmente prolifero!) ce n'è uno che praticamente mi era in testa prima ancora di ascoltarlo la prima volta. Questo poichè la melodia è la stessa di un mantra (suppongo della tradizione Vaishnava) che ogni tanto Sirio Ji ama cantare e che m'è sempre piaciuto molto. Uso spesso questa melodia per ripetere il Simran dentro di me, quindiè stato abbastanza semplice per me familiarizzare con questo inno:
| Gloria al Satguru che scaccia le tenebre
Gloria al Satguru che scaccia le tenebre, E' il faro che illumina il Sentiero Delle anime smarrite.
Io non so adorare i Maestri del passato, Mi è difficile amare un Dio che mi ha gettato Nell’arena crudele del creato.
Vennero Rama e Krishna, il Buddha e Shankara, Mussa Yeshua e Mohammed, Francesco e Rumi, Kabir, Nanak e Arjan, Gobind Singh e Tulsi Sahib, Soami Ji, Jaimal e Sawan, Kirpal e Ajaib.
Tanti altri grandi esseri han benedetto questa terra, tutti Messaggeri dell’Eterno, tutti salvatori dei perduti.
Essi hanno innalzato e illuminato La mente dei loro devoti figli, hanno sacrificato il loro essere per condurli verso il Nonessere.
Per Sirio Dio si è incarnato Nelle forme bellissime di Kirpal e Ajaib, gli han dato l’Iniziazione al Naam, il satsang, il Darshan e il Parshad.
Sono loro che io amo e adoro, son per me più preziosi dell’oro. Mi hanno aperto il cuore, me lo hanno inondato d’amore.
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Ieri sono andato a trovarLo e prima di meditare insieme, ho cantato proprio questo bhajan. E' stato un satsang molto speciale, per una serie di circostanze eravamo solo io e Lui. Abbiamo parlato un pò della situazione del Sangat, poi abbiamo cantato e meditato. Alla fine, un lungo darshan. E' la seconda volta che il darshan in quel piccolo studio a Piazza Vittorio, io e Lui da soli, è così speciale. La volta scorsa è stato come se tutto diventasse bianco, come avvolto da una nebbia fittissima e luminosa. Al centro c'era un suo occhio, che era ciò che stavo guardando durante il darshan. Non so dire quale occhio fosse, come non avrei saputo dire come era vestiti Lui, dove ci trovavamo. Certo, lo so dove eravamo fisicamente, ma in quel momento non c'era nient'altro che l'Occhio. Questa volta invece di una nebbia bianca, lui galleggiava su un mare bianco. L'atmosfera era rarefatta e luminosa ma non come la volta prima, mentre questo mare di luminoso latte era sconfinato. Sembra il testo di un altro dei bhajan che ha scritto da poco, ne parlo la prossima volta. Tutto ciò che Lui dice di Kirpal e Ajaib in questo canto, io lo penso di Lui. Sarà per questo che è così facile cantarlo?
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