| Guardami |
| lunedì 14 aprile 2008 | |
![]() Sirio Ji ad Acilia durante l'ultimo ritiro Vi faccio leggere una composizione di Rumi bellissima, che Sirio Ji ha messo in musica e ci ha cantato già diverse volte. E' così ricca di riferimenti esoterici (del tutto in sintonia con la Sant Mat) che una volta per spiegarlo tutto ci ha fatto ben due satsang (un totale di tre ore di discorso) commentandolo.
Ci sarebbero innumerevoli cose da dire ma l'argomento di cui parlo oggi è proprio il "guardare", dato che stando al mio nuovo prontuario è una delle cose di cui ancora non ho parlato abbastanza. Hanno ognuna una funzione ben specifica e interconnessa con le altre. Il Simran o ripetizione, ricordo dei Nomi di Dio porta naturalmente la mente del meditatore a concentrarsi e focalizzarsi in un unico punto. Il Mantra caricato dalla grazia di Dio per mezzo del suo Strumento (il Maestro) ha l'intrinseco potere di raccogliere la nostra attenzione dispersa dal resto del corpo a quell'unico punto. E quando la focalizzazione è avvenuta completamente (con la pratica assidua e costante) la Luce si manifesta. "Meditare" è un termine occidentale, un pò grossolano in realtà. Si dice medita su questa cosa, medita sul da farsi, come se fosse un sinonimo di pensare, ma in realtà la meditazione inizia veramente quando non si pensa proprio a niente. Dhyan è il termine più corretto, che corrisponde più o meno a contemplazione. Questo è lo scopo del dhyan: contemplare con attenzione e focalizzazione totale un qualcosa. Questo qualcosa è il nostro spazio interiore, dal quale un pò alla volta emerge la Luce divina. Contemplando tale Luce inizia finalmente il nostro viaggio interiore verso Dio. La Luce poi porta con sè il Suono, e qui entra in gioco la pratica dell'ascolto della Corrente Sonora di cui ho già parlato. Più la contemplazione procede, più smettiamo di identificarci con i nostri pensieri, il nostro intelletto, il nostro falso senso dell'Io. Quando l'attenzione è del tutto focalizzata nella Luce interiore avviene davvero l'Unione mistica. Sant Sirio Ji nella sua biografia scrive: All'iniziazione al neofita vengono insegnate le due tecniche di meditazione attraverso cui entrare in contatto con la Luce ed il Suono interiori, che sono manifesti al sesto chakra, l'ajna chakra che corrisponde all'ipofisi o ghiandola pituitaria, una ghiandola endocrina molto importante. Questo è il luogo più importante su cui focalizzarsi nella meditazione, poichè quando chiudiamo i nostri occhi la nostra attenzione si raccoglie automaticamente in quel punto. In altre forme di yoga insegnano a concentrare l'attenzione sugli altri cinque chakra del corpo, che sono localizzati lungo il dorso. Ma questi metodi non sono naturali e necessari. Non sono naturali poichè, come dicevo prima, quando chiudiamo i nostri occhi, la nostra attenzione và spontaneamente all'ajna chakra, il terzo occhio, non và alla gola, al cuore, ecc. Non sono necessari perchè questi chakra sono interrelazionati, collegati fra loro, e quando il chakra superiore è aperto e attivato, tutti gli altri lo sono automaticamente. Mentre Sant Kirpal Singh scrive:All'atto dell'iniziazione gli viene data un'esperienza interiore di prima mano e gli viene insegnato come svilupparla. La sede dell'anima è in mezzo e dietro le sopracciglia, per lo meno tutti gli yoga accettano questo. A questo punto si riferiscono i mistici quando parlano di shiv netra, divya chakshu, tisra til, Brahmrendra, traimbka, trilochana, nukta-i-sweda, koh.i-toor, terzo occhio, occhio singolo, chiamato altresì figurativamente il punto fermo, la montagna della trasfigurazione, eccetera. Su questo punto deve concentrare la propria attenzione il sadhak (il discepolo), dopo aver chiuso gli occhi, ma l'impegno nella concentrazione deve avvenire senza sforzo e non devono sussistere problemi di tensione fisica o mentale. Per facilitare quest'operazione, il Maestro dà al discepolo un mantra, o formula verbale caricata, che è simbolica del viaggio verso l'alto. Questa formula, nel momento in cui viene ripetuta lentamente e amorevolmente con la lingua del pensiero, aiuta il discepolo a raccogliere per gradi i pensieri dispersi in un unico punto. La potenza del mantra non deriva da una "magia" inerente di per sé alle parole, ma dal fatto che esso viene impartito da uno che, in virtù della sua pratica e della sua competenza spirituale, lo ha caricato di potere interiore. Quando l'aspirante, per mezzo della concentrazione e della ripetizione mentale delle parole caricate, ha focalizzato il proprio sguardo interiore con intensità e con fermezza, nota nell'intimo che l'oscurità di prima viene gradatamente illuminata da punti di luce mobili. Via via che la concentrazione aumenta, le luci interrompono il loro tremolio e convergono in un unico punto raggiante. Questo processo di concentrazione, o raccoglimento del surat, attira in modo automatico le correnti-spirito solitamente disperse per tutto il corpo verso il centro spirituale. Il ritiro è oltremodo favorito dal Simran o ripetizione del mantra caricato; la percezione della luce interiore, che porta al dhyan o concentrazione in un unico punto, accelera ulteriormente il processo. A sua volta il dhyan, quando è del tutto sviluppato, conduce al bhajan o ascolto interiore. La luce interiore comincia a diventare risonante. Torniamo a Rumi: è davvero meraviglioso in questa descrizione. Sta spiegando che il Maestro è il nostro unico amico: solo lui ci accompagnerà nel momento della morte. Sarà con noi finanche nella nostra tomba. Ci descrive perfino cosa accade nei primi momenti della morte, specialmente se a morire è un discepolo iniziato di un Perfetto Maestro come lo era lui. Nell'istante della morte udremo la Vera voce del Maestro: scopriremo che dentro quella forma, dietro quella forma, c'è la Voce di Dio. Questa voce è una melodia meravigliosa, e tutti i grandi Mistici l'hanno conosciuta e descritta. Quindi il Maestri ci porterà cibo e vino, cioè la Luce e il Suono. Anche nel vangelo è stata descritta questa "ultima cena" a base di pane e vino. Si tratta della descrizione di una iniziazione alla Luce e Suono da parte del Maestro Gesù ai suoi 12 discepoli. Poi Rumi prosegue entrando ancor più nei dettagli: il Suono o Shabd è composto da 5 suoni principali che sono somiglianti ad altrettanti strumenti musicali che nei secoli l'uomo ha creato cercando di riprodurre queste melodie. Difatti la musica e gli strumenti musicali storicamente sono sempre nati in seno alla spiritualità per poi diffondersi in direzioni più mondane. Uno di questi suoni è lo squillo della tromba pur se al mondo non esiste una tromba capace di squillare in quel modo. Questo squillo è capace di strapparci via dal corpo. Questa è la vera Resurrezione di cui si parla nelle Scritture. Rumi termina ancora più sublimemente indicando al discepolo come comportarsi, dove... guardare. Dice chiaramente di non cercare il Maestro nella sua forma umana: è oltre l'apparenza che dobbiamo unirci il Maestro. Il Vero amore non ammette forma.
|
| Blog |
| Io, Dass |
| Sant Mat |
| Collegamenti web |
| Contattami |
| Glossario |
| Mappa del Sito |
| README |
| Comprensione |
| "Prima vedevo le montagne... |
| leggi tutto... |
| Da Sandra |
| Kumba Mela |
| una parte delle... |
| leggi tutto... |
| Da Dass |
| Io, Dass |
| ciao, benvenuta! si può... |
| leggi tutto... |
| Da Dass |
| Io, Dass |
| mio marito è un reiki master... |
| leggi tutto... |
| Da sistercesy |
| Vieni Satguru |
| Grazie! farò delle prove... |
| leggi tutto... |
| Da carla |
| Vieni Satguru |
| ciao :-) Innanzi tutto io... |
| leggi tutto... |
| Da Dass |
fiamma impegno kirpal luce maestro mondo parole perchè possiamo rapporto religione sant satguru scienza scienziato semplice vale valore viso vita voce
Sadhana è licenziato con Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License (salvo dove diversamente specificato).

SMS gratis da web