dic 10 2007
Il Grande Silenzio
lunedì 10 dicembre 2007
 
Scritto da Dass,
Pagina vista 1025

Ieri ho visto un film davvero particolare: Il Grande Silenzio (Die Grosse Stille) , di Philip Gröning.

Il Grande Silenzio
Uno dei protagonisti 

 
Il film è di fatto un documentario, ci mostra la vita nel monastero certosino de La Grande Chartreuse, situato sulle montagne vicine a Grenoble. Il regista ha vissuto con questi monaci, condividendone completamente la vita, per sei mesi.
Tale monastero (del quale ignoravo l'esistenza) è considerato uno dei più estremi e spartani e la vita si svolge (eccetto il canto di qualche preghiera o la messa) in un quasi assoluto silenzio.
E' una enorme, continua, infinita meditazione scandita dal passaggio delle ore della giornata, delle stagioni, degli anni.
I monaci iniziano la loro giornata all'alba meditando su panche di legno, seduti o in ginocchio, e continuano con le varie fasi della loro pratica (non chiedetemi cosa è un vespro o cose di questo genere, non me ne intendo di cristianità). Ci sono preghiere comuni e solitarie, canti, messe (molto particolari e diverse da quelle a cui siamo abituati).
Non mancano scene quotidiane come il taglio dei capelli a una serie di monaci, la preparazione di un pasto frugale o una simpatica gita sulla neve che termina inaspettatamente (colpo di scena), dopo interminabili preghiere e meditazioni, con i monaci che si divertono a scivolare sulla neve e a rotolarsi come bambini.
La loro semplicità e purezza è sconcertante.
Il film è ricchissimo di primi piani dei "protagonisti" e di lunghe sequenze statiche che rendono benissimo l'idea della calma interiore ed esteriore di questo stile di vita.
Le varie sequenze sono introdotte da qualche passo della bibbia che ovviamente si colloca alla perfezione con le scene del film. A volte il passo si ripete, per poi mostrarci una diversa applicazione dello stesso in una diversa scena.
Può rendere l'idea quindi di un mantra, che accompagna il monaco in ogni occupazione. 
L'immagine di cui sopra è uno di quei primi piani, lunghi, interminabili, che sembrano quasi fotografie se non si vedesse il lento respirare, gli occhi muoversi lievemente, la fatica degli anni perfettamente fusa con l'estasi e la gioia interiore di una vita passata non solo a cercare, ma anche a trovare il Divino. Non mancano ragazzi, magari nostri coetanei, a volte anche molto belli come il monaco di colore, un ragazzo splendido che potrebbe essere il più ricco degli attori di Hollywood, se volesse.
Fanno da colonna sonora unicamente lo sgranare dei rosari, la lenta messa, i canti gregoriani e il sorgere e tramontare del sole.
Il film è quasi una meditazione in sè per sè.
E' una esperienza da vivere, e grazie all'assenza di opinioni e punti di vista del regista, e alla semplice presentazione della cosa così com'è, permette allo spettatore di vivere a modo propri, con emozioni proprie, con il proprio livello di coscienza, un assaggio di una vita completamente dedicata a Dio, completa e felice nella sua semplicità.
Non serve nient'altro, non si desidera nient'altro.
Se proviamo a immaginare questo, inaspettatamente (non per me, direi) diventa una vita invidiabile.
 
Nei titoli di coda si spiega che quando l'autore ha chiesto ai monaci di poter fare delle riprese, è stato risposto "forse tra 10 anni".
Sedici anni dopo lo hanno chiamato. Erano pronti. 




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Tags : cinema

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