giu 09 2008
Il Vino Inebriante
lunedì 09 giugno 2008
 
Scritto da Dass,
Pagina vista 1946

Componente fondamentale del Sentiero Spirituale è la follia sacra, l'estasi mistica.

Dervishi mentre danzano

 La meravigliosa danza dei dervisci



 O SIGNORE NOI SIAMO ASSETATI
Sirio


O Signore noi siamo assetati, siam venuti alla Tua taverna
Ti preghiamo dacci il Vino inebriante del Tuo Santo Naam


La Bottega è aperta l’abbiam visto e l’abbiam pure sentito,
Ti preghiamo dacci il vino inebriante del Tuo Santo Naam.


I cinque ladri ci han roso il cervello, ci han del tutto snervati,
Ti preghiamo, dacci il vino inebriante del Tuo Santo Naam.


E’ detto che chi si ubriaca del Tuo amore, diventa dimentico a ogni
altra cosa, per questo ti preghiamo,
dacci il vino inebriante del Tuo Santo Naam.


Ora siam decisi ad insistere, vogliamo il Tuo amore a tutti i costi,
Ti preghiamo, dacci il vino inebriante del Tuo Santo Naam.


O Kirpal disseta questi elemosinanti che son venuti alla Tua porta,
per ricevere il vino inebriante del Tuo Santo Naam.


Anni 80

 
Sant Sirio Ji ha raccontato un episodio molto bello nella sua biografia, ambientato durante il suo primo viaggio in India all'Ashram di Sant Kirpal Singh:
 
 
Il Maestro era inavvicinabile in quei giorni, la folla di persone era così enorme che era cosa rara trovarsi a faccia a faccia con Lui. Tuttavia ricordo due occasioni bellissime in cui mi fu dato tale privilegio.
Una sera avevamo atteso a lungo nella sala di meditazione che venisse a darci il Suo Darshan benedetto, quando arrivò qualcuno che disse: "Il Maestro è spiacente di farvi sapere che, essendo molto impegnato, non potrà venire." Eravamo tutti molto tristi ed io dopo un po’ mi alzai per andare nella mia stanza. Appena uscito dalla sala guardai in direzione della casa del Maestro e notai che gli indiani erano assemblati in attesa della Sua venuta. Mi avvicinai e vidi che proprio accanto alla sedia del Maestro c’erano Virgilio e Andrea i quali mi fecero cenno di andare  a sedermi in uno spazietto proprio di fronte alla Sua sedia.
Non esitai un solo istante e mi sedetti lì in attesa della Sua venuta. L’atmosfera era elettrica e il desiderio di tutti di vederlo era alle stelle. Accanto a me vi era un devoto indiano che teneva in mano una foto del Maestro e, siccome non voleva perdere la Sua immagine neanche un momento, alzava gli occhi ogni tanto per vedere se il Maestro arrivava e poi li rincollava sulla foto guardandola con fervore.
Ad un tratto giunse il Maestro con un fare così maestoso e provocante che era incredibile. Era come un leone che vuole sbranare la sua preda, distaccato e indifferente alla follia che aveva invaso tutti. Questo, naturalmente, rese tutti ancora più folli e la gente cominciò letteralmente a smaniare.
Si sedette, ci guardò tutti con quegli occhi di fuoco, guardò quel tale che stava accanto a me e gli disse di cantare un Bhajan. Questi si alzò, si mise davanti al microfono e cantò con un fervore tale che fu come versare benzina sul fuoco. Tutti andarono in visibilio, c’era chi non reggeva più la posizione seduta e cascava all’indietro, chi cominciava a smaniare poiché non reggeva più la follia che si era impossessata dell’assemblea degli amanti e Lui, che aveva provocato un tale giramento di capo ed un tale scompiglio, era come un oste sconsiderato che continua a versare liquore facendo perdere a tutti quel poco di senno rimasto.
Io che, dal canto mio, non avevo mai assistito ad una scena simile di follia sacra, fui totalmente sconvolto; vedere il Maestro sotto quell’aspetto fu così contagioso che mi mandò fuori di senno non meno degli altri: scoppiai in un pianto così incontrollabile e profondo in cui le mascelle mi si spalancarono al massimo delle loro possibilità.

Nel sufismo si parla assai di questa follia sacra, del liquore inebriante che il Maestro, come un locandiere, versa nel calice di tutti facendo perdere la testa e la ragione.
Sant Kirpal Singh era un Maestro di questo tipo ed il Suo stile era quello di quei grandi Maestri Sufi che con le loro poesie ed opere sublimi sono diventati famosi e amatissimi in tutti gli ambienti mistici e spirituali. Per esempio, si dice che ad un certo punto volle studiare il persiano solo per poter leggere il “Masnawi o Matnawi” di Maulana Rumi nella sua lingua originale. Spesso usava frasi tipo: ” Dio è un oceano d’ebbrezza e il Maestro è un’onda roteante di ebbrezza divina, per questo lo imploriamo di darci un calice del Suo liquore inebriante che farà perdere la ragione non solo a chi lo berrà, ma anche a chi ne sentirà l’odore.”

Rumi in un suo inno bellissimo dice:
 
"Fatti simile ai Santi per provare i piaceri dell’anima,
entra nella via della taverna per vedere gli ebbri del Santo vino."
 
E ancora:
 
"Bevi la coppa della follia per non essere più svergognato,
chiudi gli occhi di carne per vedere l’occhio segreto"
 
Questa componente meravigliosa della spiritualità è presente in tutte le tradizioni, se pur relegata nella componente più esoterica.
Probabilmente è difficile per il profano capire queste cose: il religioso è abituato a pregare (sempre che sia un buon religioso), a compiere i suoi rituali, e poi la cosa finisce lì.
Mentre il mistico a volte raggiunge momenti in cui la mente è del tutto incapace di continuare a dominarci come di solito fa, e si sperimentano stati di beatitudine ed estasi pura.
 
Qui non vi è che un sentimento: quello della gioia, senza sapere di che. Si sente di godere un bene che ha in sé ogni bene, ma senza comprenderlo. Tutti i sensi sono assorbiti in questo gaudio, e nessuno può occuparsi di altre cose, esterne o interne… Aggiungo che se è unione di tutte le potenze, l’anima non può occuparsi di nulla, neppure volendolo. Anzi, se lo potesse, non sarebbe unione…
 
Santa Teresa D'Avila (Fonte)
Estasi di Santa Teresa
 
Il problema dei testi sacri è proprio che è impossibile rendere a parole certe cose.
Sicuramente Gesù il Cristo, tanto per fare un esempio, non era tipo da scolarsi fiaschi di vino con i suoi devoti discepoli. Il vino a cui si allude nei Vangeli è il contatto con il Divino, che provoca una vera e propria ebrezza. Anche i Sufi, come s'è visto pocanzi, erano dello stesso avviso trattando il Maestro (o Pir, secondo la loro terminologia) come un coppiere che versa calici di vino ai clienti della sua taverna, il sentiero mistico.
 
Dal canto mio ho avuto modo di avere qualche breve assaggio di questi stati d'ebrezza, specialmente durante i numerosi ritiri a cui ho parlecipato ai piedi del mio Guru, e non posso che appoggiare il messaggio di tutti questi Santi e Mistici di ogni tradizione.
Ma come amava concludere Rumi, queste cose si possono comprendere solo sperimentandole in prima persona dentro di sè.
Cercare di spiegare queste cose a parole, alla fine, è un tentativo vano:
 
Ma lo stato di chi è maturo
nessun acerbo comprende,
breve sia dunque il mio dire,
addio.
 
 
In attesa del Guru
In attesa del Guru al Sant Bani Ashram (io sono in basso a sinistra).

 




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Tags : sant mat, bhajan, sirio

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