Guru Ji e Dass Ji, in cammino verso l'Oltrespazio.
Io non sono .. Maulana Rumi Che cosa farò, musulmani? Non mi riconosco più .... Io non sono né cristiano né ebreo, né magio né musulmano. Io non sono dell'Est né dell'Ovest, né della terra né del mare. Io non provengo dalla miniera della natura né dalle stelle orbitanti. Io non sono della terra o dell'acqua, del vento o del fuoco. Io non sono dell'empireo né della polvere su questo tappeto. Io non sono del profondo né dell'oltre. io non sono dell'India o della Cina, di Bulghar o di Saqsin. Io non sono del regno dell'Iraq né della terra del Khorasan. Io non sono di questo mondo né dell'altro, non del cielo né del purgatorio. Il mio luogo è il senza luogo, la mia traccia è la non traccia. Non è il corpo e non è l'anima, perché appartengo all'anima del mio amore. Ho riposto la dualità e visto i due mondi come uno. Uno io cerco, Uno conosco. Uno io vedo, Uno chiamo. Egli è il Primo, egli è l'Ultimo. Egli è l'Esterno, egli è l'Interno. Non conosco che Hhuu, nient'altro che lui. Ebbro della coppa d'amore, i due mondi mi scivolano dalle mani. Non mi occupo di nient'altro che divertimenti e bere forte. Se una volta nella vita ho trascorso un instante senza te, mi pento della mia vita da quel momento in poi. Se una volta in questo mondo otterrò un istante con te, mi metterò i due mondi sotto i piedi e danzerò eternamente di gioia. Oh Shams di Tabriz, sono così ebbro in questo mondo che salvo la baldoria e l'ebbrezza non ho storie da raccontare. Proprio quando ne avevo bisogno, m'è apparsa davanti questa splendida poesia di Rumi a ricordarmi chi sono, cosa voglio, cosa cerco. Procedo con il primo brano del libro Il Roseto dell'Amico, la raccolta di prosa e versi del mio Sirio Ji, liberamente scaricabile qui.
La Religione è una prigione, la Spiritualità è libertà(Sirio) La religione è una prigione, la spiritualità è la via che conduce alla libertà. “C’è una vasta differenza tra l’uomo religioso e l’uomo spirituale”, disse Sant Kirpal. L'uno è imprigionato mani e piedi da dogmi, dottrine e concetti teologici, l'altro vive il Divino nel Suo dinamico incedere libero da tutti codesti detriti. Il religioso è condizionato da credenze, superstizioni, forme stabilite e rigide, verità rivelate a gente morta da secoli e non a sé stesso. Afferma il religioso: “Il Corano dice questo, questo lo dice la Bibbia, nei Veda troviamo questo e i Sutra del Buddha dichiarano quest’altro ancora”. Oppure a seconda del luogo dove è nato dichiarerà: “Sono Ebreo, sono Cristiano, sono Mussulmano, Hindù, Buddista, Jainista, Sikh o che si voglia. Credo in questo o quel Profeta e sarò automaticamente salvato!” Lo spirituale dice: “Non ho dubbi sul fatto che Krishna, Buddha, Mosè, Gesù, Mohammed, Kabir o Guru Nanak furono grandi, ma io non Li ho conosciuti, pertanto, che ho a che fare con loro? Io ho incontrato il mio Buddha, Avatar, Messia o Satguru vivente (chiamatelo come vi pare), che con la lanterna della Sua sapienza ha illuminato il mio cammino. Io, lanterna spenta, mi sono acceso accostandomi alla Sua Luce; ora Egli rischiara il mio cammino e mi accompagna lungo il percorso. Mi ispira a trovare la mia Verità che si rivelerà a me come a nessun altro. Gu = buio, ru = Luce, il mio Guru mi ha tratto fuori dal buio di credenze stereotipe, rituali vuoti, meccanici e ripetitivi, la fede cieca del mondo. Vuole che impari a vivere nel presente la mia realtà. Che io sia l’adoratore della Luce ed il Suono divini, non delle tenebre e lo stridio di frasi vuote, spiriti e divinità mai incontrate. Il mio Satguru mi ha insegnato che il presente è il tempo e l’epoca migliore, che l’età dell’oro sta nel presente vivente e il Polo umano del nostro tempo è il miglior Polo umano giacché è inteso per noi e parla il linguaggio a noi più comprensibile: il linguaggio del nostro tempo. Vuole che io adori l’Eterna Verità che era all’inizio, è anche ora e sempre sarà. Quella Verità che mai nessuno a saputo esprimere si rivelerà a me in modo del tutto originale giacché pur essendo Eterna, non si ripete mai. (Marzo 2003)  Maulana Rumi è stato uno dei più grandi mistici di tutti i tempi, poeta sublime e Maestro fondatore dell'ordine Sufi dei Dervisci roteanti. Il mio Maestro ha sempre avuto una grandissima attrazione per il suo modo di scrivere e di esporre il suo punto di vista. Nacque nel Korasan (attuale Afghanistan), nel 1207. Fu un grande poeta, giurista, teologo. Di religione islamica, anche se a un certo punto ha superato i limiti dogmatici, dottrinali, esteriori della religione d'appartenenza abbracciando una via iniziatica, mistica, interiore quale il Sufismo (che è, comunque, a tutti gli effetti una via iniziatica interna all'Islam) Cosa dice Rumi nella poesia sopra esposta? Non si sente di nessuna religione, non si sente del Korasan, orientale nè occidentale, non si sente nè originario di questa Terra nè dell'Aldilà. In sostanza: non appartiene più a nessuna classificazione, nessun limite, nessuno schema. Nessuna classe sociale, nessuna religione, non è identificato col corpo, non è identificato con il concetto astratto di anima. Sa solo che appartiene al suo Amato, di lui (del suo ego) nulla più rimane a ingabbiarlo, imprigionarlo. Ho riposto la dualità e visto i due mondi come uno. Uno io cerco, Uno conosco. Uno io vedo, Uno chiamo. Egli è il Primo, egli è l'Ultimo. Egli è l'Esterno, egli è l'Interno. Per un Essere simile, che ha trasceso mente e sensi, e ha assaggiato il contatto col Divino, non c'è più dualità e divisione. C'è solo Dio, e Dio è uno. E' tutto. E' dentro e fuori, è primo e ultimo, è ciò che cerchiamo, ma è anche l'unica cosa che c'è in noi stessi. Altrove Rumi ha scritto "O uomo viaggia da te stesso in te stesso, che da simile viaggio la terra diventa purissimo Oro". Tale frase pregna di significato è incorniciata e appesa nella stanza di meditazione all'Ashram del mio Guru Ji. E' un altro modo di dire "conosci te stesso", un invito a esplorare il microcosmo per realizzare il Macrocosmo. La Verità è dentro di noi, non fuori in leggende, rituali, statue, libri. Non mi occupo di nient'altro che divertimenti e bere forte. Una persona simile gode dell'ebrezza del contatto Interiore, al cui paragone ogni cosa di questo mondo perde d'importanza come i discorsi complessi, pomposi, articolati scivolano addosso all'ubriaco. Se una volta nella vita ho trascorso un instante senza te, mi pento della mia vita da quel momento in poi. Se una volta in questo mondo otterrò un istante con te, mi metterò i due mondi sotto i piedi e danzerò eternamente di gioia. Oh Shams di Tabriz, sono così ebbro in questo mondo che salvo la baldoria e l'ebbrezza non ho storie da raccontare. Questa è la parte principale del discorso: chi ha portato Rumi oltre i suoi limiti, oltre i dogmi, oltre gli stereotipi della religione, oltre l'attaccamento al paese di origine, oltre il dualismo? Il suo Maestro, Shams di Tabriz (letteralmente, il Sole di Tabriz). Tutta la produzione di Rumi è incentrata su questa figura, questo misterioso Maestro. Del loro incontro, in seguito, scrisse: ero crudo, sono stato cotto, sono bruciato. Come si potrebbe ora paragonare un incontro simile, un contagio spirituale tale, un innalzamento di coscienza così profondo con l'adorazione di statue, lo studio intellettuale di libri, la credenza cieca in storie così antiche da essere diventate leggendarie. Il mio Shams di Tabriz, il mio Cristo, il mio Avatar, è Sirio. Lui ha dato e sta dando a me quello che Rumi trovò nel suo Maestro, che gli apostoli trovarono in Gesù, che i discepoli trovarono in Buddha. E la cosa più incredibile, è che per la gente è più difficile accettare questo che tutte le assurdità sopra esposte riguardo alla religione.
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