| L'ignoranza svanisce meditando su Sat Naam |
| mercoledì 23 aprile 2008 | |
E' da un pò che non scrivo e presto vi lascerò per ben 10 giorni per partecipare al ritiro di agosto al Sant Bani Ashram. Cosa posso scrivervi? Non mi viene niente. Per fare una cosa nuova, non scrivo niente di mio ma vi lascio il testo dell'invito stesso. Un pò lungo ma spero che abbiate la pazienza di leggerlo tutto e assaporare un pò dello spirito che mi spinge a lasciare il mondo per un pò e dedicarmi anima e corpo a Dio.
La Voce del Sant Bani AshramDedicato al Surat Shabd Yoga come insegnato dai Maestri Sawan, Kirpal, Ajaib.Podere val di vita, 58027 Ribolla, (Gr.) tl. 0564579788 email: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Visitateci al Sito Web: www.santbaniashram.it INVITO AL RITIRO DI PRIMAVERA PER CELEBRARE L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI BABA SAWAN SINGH IL TRENTACINQUESIMO ANNIVERSARIO DELL’INIZIAZIONE DI SIRIO JI (25- 4- 1973), IL TRENTESIMO ANNIVERSARIO DALLA FONDAZIONE DEL SANT BANI ASHRAM. Dal 25 aprile al 4 maggio Discorso d’introduzione alla meditazione del quattro gennaio 2008. Sant Bani Ashram, Ribolla Ripeti il Simran, o uomo, ripeti i Santi NomiFai la ripetizione, abbandona i tre attributi (satva, rajas, tamas) Ferma questo cane irrequieto del tuo ego. Abbandona le cinque passioni, incenerisci gli altri desideri Fa il Simran dei Santi Nomi senza fallo Ferma questa mente irrequieta che non riesci a controllare. Dimentica i desideri e le passioni della tua mente, svegliati concentrando l’attenzione al terzo occhio, non guardare qua o la, non permettere alla mente di vagare ricorda la Verità, il Suono riverberante che è qui. Questo non è presente qui, li, ne, in qualche altro luogo, ma è presente solo nel vero Maestro, segui il consiglio del tuo Maestro. Umile e grande è Somanath, che ha ricevuto la grazia munifica, Facendo il Simran del Naam, si è unito ai piedi del Maestro Non curandosi del mondo ha raggiunto il suo obiettivo. Canto le Tue lodi a squarciagola, ora la mia casa non è più sola, da quando Tu vi hai preso dimora, vibra con la musica della Corrente Sonora… Lo abbiamo chiamato, Lo abbiamo invocato, abbiamo cantato le Sue lodi, i Suoi nomi, abbiamo fatto la nostra parte, e senza dubbio, Lui ha fatto la Sua parte. Già il fatto di averci dato l’opportunità di fare tutto questo è Sua pura grazia. La gente fa tante cose spesso dannose, per se stessi, per gli altri. La gente è molto più propensa, molto più incline a ciò che fa male che a ciò che fa bene. Quando gli si propone qualcosa che è dannoso per se se stessi e gli altri lo accolgono molto più facilmente che se gli si propone qualcosa che fa bene a se stessi e agli altri. Quando si propone alla gente un cammino spirituale o una pratica che gli porti alla liberazione, che li porti a migliorare il proprio carattere, ad acquisire padronanza sui propri limiti, i propri difetti, alle proprie malformazioni ataviche, diventano estremamente sospettosi, se non addirittura nemici spietati. Se gli si propone di godere di tutti i piaceri possibili e di caricarsi di tutte le dipendenze possibili, che poi ci assoggettano, ci rendono schiavi, succubi di noi stessi e dei nostri vizi che continuamente si alimentano dominandoci completamente facendoci compiere atti fuori dal nostro controllo. Ebbene il novanta per cento o più delle persone sono molto più inclini a far questo. La dipendenza, la schiavitù è sempre ben accolta, la libertà, la padronanza di se, la trascendenza, la liberazione dello spirito è sempre vista con sospetto e chi la propone o l’ha proposta nel corso della storia, ha spesso fatto una finaccia. Chiunque ha cercato di rinnovare le cose, chiunque ha cercato di essere creativo e di vincere la staticità delle frasi, delle credenze stereotipe, vecchie e ammuffite, chiunque abbia cercato di levare la polvere delle età che tutto offusca e oscura, è sempre stato perseguitato, oltraggiato, se non ucciso. Magari ora questo non può più accadere perché c’è una certa democrazia, si suppone esistano leggi democratiche, ma in passato quando c’era sempre una dittatura assoluta del regnante del caso, della religione locale, chiunque proponesse un rinnovamento andando contro il potere stabilito, che è sempre legato al potere religioso, per cui mettere in discussione il potere temporale significa mettere in discussione il potere religioso e viceversa; ebbene, questi rinnovatori, questi rivoluzionari esseri dello spirito hanno, nella maggior parte dei casi, fatto una brutta fine. I più fortunati hanno magari evitato il peggio. Comunque, sempre mal visti, perseguitati, criticati e calunniati decisamente tutti, alcuni martoriati. Chiunque cerchi la Verità subisce questo. Chiunque cerchi la verità si deve distaccare da tutto: i propri amici, i propri familiari, i propri compagni di viaggio, da tutto. Chi a un certo punto verrà scelto dal’Invisibile come Suo strumento verrà visto con sospetto, c’è poco da fare. Quindi nella storia abbiamo tanti casi di questo tipo. E tuttavia, malgrado tutte queste persone sapessero a casa andassero in contro, giacché il Divino in loro era così preponderante, così irrompente e potente, non potevano che fare quello che hanno fatto poiché la Verità insita in loro chiedeva che fosse fatto. Per cui, come dicevo, ci sono state tante persone che hanno affrontato la morte con il sorriso in faccia. Per citarne alcuni, Gesù, Mansur o Hal Hallaj, Guru Arjan, Guru Teg Bahadur, Kabir non fu ucciso, ma tentarono varie volte di farlo. Tanti Martiri tra i primi cristiani. Gesù glielo disse: “Io faccio questa fine, ma la farete anche voi, poiché se vogliamo introdurre qualcosa di nuovo, prima muoio io e poi morirete tutti voi. Mansur fece lo stesso. L’Islam era diventato stagnante: il Corano alla lettera, la legge rigida, ferrea. Dottrine fisse inviolabili: “L’uomo non può essere Dio.” Ebbene Egli dichiarò più volte: “Io sono la Verità, io ho realizzato Dio, mi volete mettere in croce, che gli fa! Questa è la mia Verità e ve la dico.” All' età di sessantacinque anni, dopo un periodo di prigionia, fu condannato; Gli tagliarono prima i piedi e le mani e poi Lo inchiodarono a una croce. Vi rimase tutta la notte senza morire, il giorno dopo lo levarono dalla croce e gli tagliarono la testa. Queste sono le religioni che dovrebbero insegnare a volgere l’altra guancia a un presunto schiaffeggiatore, ad avere compassione per tutti gli esseri senzienti, a servire l’uomo e la terra. Fortunatamente oggi non è più così, per cui si può dare un messaggio con una certa libertà rinnovare le cose in modo abbastanza libero. Coloro che sono benedetti da Dio e riescono a vivere la Verità in modo vivo, autentico, la propria verità, devono avere il coraggio di parlarne a chi è pronto ad ascoltare, anche se le orecchie pronte ad ascoltare sono sempre poche. Ma il coraggio di vivere la propria verità e di comunicarla a quell’orecchio aperto bisogna averlo poiché altrimenti siamo codardi, vigliacchi. Se si ha un Maestro e si segue una Via spirituale non lo si deve occultare o tenerlo nascosto per paura di che pensa la gente. Questa sarebbe vigliaccheria spirituale. Bisogna avere il coraggio di dirlo a chi vuole sapere. Quando Dio stesso crea quelle situazioni in cui diventa importante dirlo, bisogna farlo. Certo, non lo si va a dire a chiunque, ma quando c’è la situazione opportuna lo si dice, si collabora nel lavoro del Maestro poiché si sa che questo è un grande lavoro, un lavoro che può illuminare la mente di tanta gente, qualcosa che può rinnovare la storia, dare un imput all’umanità e creare una porta d’uscita a un certo numero di anime. Poche o tante ha poca importanza. Alcuni maestri hanno tanti discepoli, altri ne hanno pochi, questo non vuol dire che quelli che ne hanno pochi siano inferiori a quelli che ne hanno tanti. Non è questo il criterio per stabilire la grandezza. Gesù, per esempio, ebbe pochissimi discepoli, forse una settantina in tutto. Ramakrishna ebbe una ventina di discepoli e tuttavia è uno dei più grandi Maestri della storia contemporanea. Poi i suoi discepoli glorificarono il suo nome in tutto il mondo. Questo è il modo in cui si fa il lavoro spirituale, il modo in cui si porta un contributo grandioso all’umanità. Per rinnovarla, per dargli coraggio, uno slancio per permettere ad alcuni di uscire da questo intrigo cosmico, Sant ji Maharaj la chiamava “la gabbia dei tre mondi” la prigione che si estende sul mondo fisico, astrale e causale, il reame della mente. In questa gabbia la gioia è seguita dal dolore, la vita dalla morte, la gioia dal dolore. Si può uscire da questo? C’è una via di uscita? Alcuni dicono di averla trovata, seguiamola! Se la seguiamo con determinazione potremo realizzare la Verità. Ma bisogna volerla con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutti se stessi. L’invocazione, il desiderio devono essere continui perché non si esce da un intrigo tale facilmente, ci vuole tanta forza di volontà, tanto coraggio, tanta perseveranza. Tuttavia quello che poi riceviamo in dono è così grandioso, così immenso e vasto, che qualsiasi siano stati i nostri sacrifici non possono giustificarlo. Sono sempre niente al confronto. Ajaib Singh spesso diceva: “Nella Sant Mat, che in sostanza vuol dire: nella Via mistica dei Santi, qualsiasi sacrificio è cosa da niente.” Una volta, nel lontano 1977, nella mia seconda visita all’ashram nel Rajasthan, vi furono una serie di complicazioni, per cui il viaggio che era già lungo e tortuoso di suo, si complicò ulteriormente per uno sciopero inaspettato e quando arrivammo a Satatararbi come ultima complicazione dovemmo scendere dall’autobus e attraversare il canale camminando su di un tronco gettato li per l’occasione. La cosa bella fu che quando arrivammo trovammo Sant Ji ad aspettarci lì sul ciglio del canale, per cui nel vederlo fummo tutti immensamente felici. Scendemmo di corsa e corremmo a salutarlo. Dopo i saluti, il Maestro passò per primo su quel tronco e, tutti noi, Lo seguimmo. Il mezzo di trasporto ora consisteva di un trattore e un rimorchio agganciato dietro: salimmo tutti sul rimorchio, Sant Ji si sedette accanto all’autista e, dopo un percorso di circa un km, giungemmo all’Ashram. Scendemmo tutti e di nuovo ci raccogliemmo attorno al Maestro per un Darshan ravvicinato. Lui ci guardò con amore e poi disse: “Sono spiacente per le difficoltà che avete avuto, ma ricordate che nella Via dei Maestri, qualsiasi sacrificio è cosa da niente. ”Nella capacità di degni figli di Dio, degni del Suo Darshan grandioso, viviamo la nostra vita e facciamo la nostra pratica meditativa. Non sediamo in meditazione come automi, persone insoddisfatte che lo fanno di malavoglia. Sant Ji non faceva altro che dirci: “Fatela con amore poiché ci riuscirete soltanto se la fate con amore. Dio sarà contento di voi solo se la fate con questo spirito. Se la fate con questo senso di: O che noia, che fardello! Allora non funzionerà di certo.Quindi con tutta la nostra buona volontà, con un desiderio immenso di Lui tanto da far vibrare ogni nostra fibra tessutale facciamo questa santa meditazione poiché è solo così che ci sentiamo veramente vivi. Altrimenti siamo come morti viventi, zombi. Quindi con questo atteggiamento invocante la Sua grazia inoltriamoci in questa meditazione e cerchiamo di accostarci a Lui per quanto possibile. Satsang del dieci febbraio tenuto da Sirio ji ad Acilia, Roma In occasione della celebrazione della nascita di Sant Kirpal Singh. O Sawan una volta o l’altra vieni, una volta o l’altra vieni, dopo essere venuto ricostruisci il mio mondo desolato. Non ti sento vicino, chi ascolterà la mia storia, O sawan Se venissi l’ascolteresti da me. Dimmi perlomeno, a chi potrei Narrare la mia storia se non a Te? Dopo essere venuto Ricostruisci il mio mondo desolato. La giovinezza è in pieno vigore e la notte è carica Di luce lunare, o Sawan perché hai dimenticato quei discorsi d’amore? Hai iniziato ad amarmi e ora mantieni quell’amore fino alla fine. Dopo essere venuto ricostruisci il mio mondo desolato. Nella Tua rimembranza gli occhi hanno versato centinaia di lacrime. I sospiri hanno scatenato tempesta nel mio cuore. Vieni e fa che il mio cuore lacrimante sorrida. O Sawan una volta o l’altra vieni, una volta o l’altra vieni. Dopo essere venuto ricostruisci il mio mondo desolato. (Hazur Maharaj Kirpal Singh) Quindi questi due giorni di ritiro volevano essere un’occasione per celebrare l’anniversario della nascita di Sant Kirpal Singh che è stato il mio primo Maestro. Lo incontrai nella primavera del 1973 quando io avevo vent’anni e Lui settantanove. Per cui era l’ultimo anno della Sua vita; morì nell’agosto del settantaquattro all’età di ottant’anni. Quell’incontro fu per me grandioso; fu straordinario sotto vari punti di vista. Stranamente quest’uomo assomigliava fisicamente tantissimo a mio padre. Mio padre era morto nell’ottobre del 1972 e quando incontrai il Maestro Kirpal per me fu anche un pò come rincontrare il mio padre fisico poiché se non avesse avuto la barba credo che sarebbe stato molto simile; i lineamenti del Suo viso erano molto simili. Per cui fu un innamoramento a vari livelli: a livello paterno proprio perché mi ricordava mio padre, e a livello divino o Gurudeva. Egli mi corrispondeva in tutti i modi, mi piaceva in ogni modo: tutto quello che faceva mi piaceva, esattamente come lo faceva. Mi piaceva la Sua voce, il Suo modo di parlare, il Suo modo di gesticolare, i discorsi che dava, per quanto poco io li capissi. Quando uno entra in un cammino spirituale si suppone ci sia una certa conversione, un certo indottrinamento di qualche tipo. La cosa straordinaria del mio caso fu che non fu per niente così giacché non capivo quasi niente di quel che il Maestro diceva. Anche i suoi scritti in italiano a quei tempi erano pochissimi per cui lessi poco riguardo ai suoi insegnamenti. Pertanto non fu per niente una conversione per indottrinamento bensì un profondo innamoramento che avviene quando si è profondamente toccati nello spirito. La Via mistica o spirituale è piena di innamoramenti di questo tipo. Se, per esempio, leggiamo della vita di Maulana Rumi che fu un grande Maestro Sufi il quale si innamorò perdutamente di Shamas Tabriz (il Sole di Tabriz). Se leggiamo le sue poesie troviamo che sono piene di lodi al suo Maestro. Egli non fa nessuna differenza minima tra il suo Maestro e Dio: il suo Maestro è Dio e Dio è il suo Maestro. Anche i canti che qui abbiamo fatto, tipo quello che ho cantato prima (Sawan una volta o l’altra vieni) del Maestro Kirpal, sono un continuo elogio, invocazione al Suo Maestro Sawan Singh. Pure lui si innamorò perdutamente del suo Maestro e i Suoi canti sono pieni di quest’amore. I discepoli del Buddha si innamorarono di Lui, per loro Lui era tutto. Nelle biografie sulla Vita dell’Illuminato ci sono tanti bei racconti riguardo alla relazione di amore incondizionato tra Lui e i suoi discepoli. Pure i discepoli di Gesù si innamorarono perdutamente di Lui; furono pronti a dare la loro vita, come Lui l’aveva data, per poter vivere il Suo insegnamento. Anche Milarepa si innamorò del Suo Maestro Marpa sebbene egli fosse stato duro con lui oltre ogni dire. E lo stesso accadde poi con i discepoli del grande Guru Tibetano (Milarepa). Se pensiamo all’amore incredibile che c’era tra Francesco di Assisi e fra Leone, fra Ruffino, fra Bernardo ecc. Per seguire l’austero esempio del loro grande Maestro vissero una vita fatta di stenti, privazioni, sofferenze e malattie incredibili, ma non desistettero; i più fedeli non di certo. Mentre gli altri i meno impavidi e meno innamorati misero in discussione e ribaltarono tutto il Suo insegnamento. Ebbene, la storia della spiritualità di qualsiasi tradizione: d’oriente e d’occidente, è piena di bellissimi e ispiranti esempi di questo grande amore. Ovviamente i profani potranno benissimo chiedere di che tipo dio amore si tratti giacché chi non si vive di prima persona un’esperienza simile non può mai capire di che si tratta. Quindi nel cammino spirituale l’amore è centrale, fondamentale, è il condimento di quest’esperienza e senza di esso non esiste cammino spirituale. Non disse forse Gesù che Dio è amore e che la via che conduce a Lui è quella dell’amore? Certo è anche importante acquisire la dovuta conoscenza. Ci sono quelli che sono portati verso la conoscenza e non hanno sentimenti d'amore; vogliono arrivare a conoscere, è un atteggiamento. Tuttavia la via che è solo interessata a conoscere è molto arida poiché è priva del condimento dell’amore. La sola speculazione filosofica non nutre, non addolcisce il cuore. Ci può rendere giganti intellettuali, grandi filosofi, ma magari privi di cuore. Per cui sono giunto alla conclusione che la fusione di questi due atteggiamenti nel cammino spirituale è fondamentale. La ricerca della conoscenza e lo sviluppo di una grande amore. Maulana Rumi diceva; "Se volete andare a Dio non andateci attraverso il deserto della speculazione filosofica o intellettuale, ma andateci attraverso il mare delle lacrime versate nel dolce ricordo dell’Amato, ci arriverete prima, con maggiore facilità."Ovviamente l’amore addolcisce il cuore lo scioglie pure fino a versare lacrime. Anche in quel canto il Maestro Kirpal diceva: “I miei occhi hanno versato centinaia di lacrime.” Sant Ajaib Singh è stato il mio secondo Maestro ed era pure Lui discepolo di Kirpal Singh. Egli è stato per me une esempio straordinario di un vero amante del Guru e di Dio. Non c’era frase da Lui pronunciata in cui non pronunciasse il nome del nostro Maestro, non c’è un Suo discorso che non sia pieno di lodi, gratitudine o riferimenti a Lui. Per cui la Via dei miei Maestri è simile al Sufismo: una Via di intenso amore per Dio e per il Dio operante nel Guru che concretizza nella Sua persona il Divino. L’amore ha bisogno di un oggetto, l’amore per qualcosa di astratto è difficile da concepire e da sentire. Dio è senza dubbio una realtà grandiosa, ma per la maggior parte di noi esseri umani, del tutto inafferrabile. Non riusciamo a concepirlo a meno che lo si personifichi in qualcuno. E nella Via dei miei Maestri si dice: bene in chi lo personificheremo questo Dio? Le religioni a seconda del loro fondatore ci dicono di personificarlo o in Krishna, Buddha, Gesù, Maometto, Mosè per gli ebrei, o guru Nanak e i Suoi nove successori. Invece nella Via dei Maestri si dice: “Tutti questi Maestri sono stati senza dubbio grandi, ma noi non gli abbiamo conosciuti. A noi interessa la nostra vita attuale e la nostra esperienza soggettiva; il passato non c’è più e non fa parte della nostra vita attuale, pertanto che cosa abbiamo noi a che fare con codesti Maestri? Li si può ammirare per la Loro vita esemplare, ma noi non Li abbiamo incontrati e di conseguenza non abbiamo nulla a che fare con loro. La realtà è che la Divinità si manifesta sempre in ogni epoca in alcuni esseri umani speciali i quali portano il Suo messaggio, lo veicolano alla gente che cerca. Questi sono quelli che ci devono interessare: quelli che hanno realizzato questa cosa nella loro vita e nel nostro tempo. Persone concrete che possiamo incontrare in tutta umiltà, con le quali possiamo parlare e possono trasmetterci il loro insegnamento diretto. Persone che possiamo guardare negli occhi e dai quali possiamo ricevere amore e tante benedizioni. Quindi nel mio caso particolare il mio amore va innanzitutto all’Essere Supremo, verso il quale nutro un’immensa gratitudine per avermi fatto incontrare i miei Maestri attraverso i quali ho ricevuto il Suo amore, per grazia dei quali sono riuscito a percepirLo e realizzarlo nella mia vita. Senza il loro aiuto e incoraggiamento non c’è l’avrei mai fatta. Quindi la mia immensa gratitudine va a Kirpal e Ajaib che mi hanno costantemente guidato , ammaestrato, educato, diretto e anche corretto. Sono lro che mi hanno trasmesso il contagio spirituale e mi hanno reso saturo d’amore per il Divino in me. Ed è questo che ci nutre, che ci trasforma, a tempo debito. Noi abbiamo sempre bisogno di qualcuno a cui rivolgerci per chiedere aiuto, ispirazione incoraggiamento a procedere, insegnamento. Noi tutti abbiamo bisogno periodicamente di incontri di questo tipo che ci addolciscano il cuore che altrimenti diventa duro, arido, privo d’amore, quindi privo di vita. Invece quando incontravo il Maestro era sempre un bagno di lacrime, uno straordinario addolcimento del cuore. Per quanto io ricordi credo che non ci sia mai stato un incontro col Maestro in cui non mi sono commosso terribilmente, sciolto completamente. E questo accadeva perché nel mio caso quel corpo rappresentava l’Amore di Dio e tutte le volte che Lo vedevo mi sentivo invadere da quell’amore. Pertanto questa è la funzione di un Maestro. La gente si fa tante idee, tanti concetti e fantasie su quello che può essere il ruolo del Maestro: il Mastro serve, il Maestro non serve, Dio è dentro di noi, non serve un guru umano ecc. No, belli miei! Il Maestro serve eccome, Egli ci ispira, ci contagia, ci illumina la mente e ci scalda il cuore. Pensate un pò a quanto calore ono le persone che nella vita non sperimentano mai l’amore per un marito o moglie, per i propri figli. A voglia a dire che se ne può fare a meno. Certo possiamo fare a meno anche di nutrirci, ma poi si muore. Pertanto l’amore ha bisogno di un oggetto concreto vivente su cui dirigerlo. Diventa poi importante mantenere tutto questo; non deve essere qualcosa che accade in un momento della nostra vita "O si, vent’anni fa mi capitò di fere un esperienza di meditazione per un mese". Ebbene, questo non serve a gran che, non ci trasforma. Una volta riconosciuta la grandiosità, l’importanza di un cammino spirituale e la trasformazione che può provocare in noi e la finale liberazione che può essere nostra, allora bisogna continuare a seguire il cammino, perseverando con costanza, ponendolo al di sopra di tutto senza farsi deviare dalle mille cose del mondo che sono tanti tranelli per allontanarci dal cammino. Come dicevo questi giorni Dio è una realtà di una grandiosità incomparabile pertanto non si concede a chi ha un desiderio banale, sterile, a chi oggi dice si, domani no, oppure oggi si e poi per dieci anni no. No, così non accade nulla. Se si vuole arricchire spiritualmente la propria vita e viverla in modo intenso come han fatto tutti i grandi Santi ed esperimentare questi stati grandiosi di realizzazione, di estasi divina, allora bisogna seguire la Via costantemente, praticare giornalmente la propria meditazione, frequentare assiduamente i ritiri di un Maestro per ascoltare i Suoi insegnamenti, meditare con Lui e guardarlo negli occhi. Dobbiamo impregnare la nostra vita completamente con questa realtà, allora si che avviene una grande trasformazione: ci troviamo ad essere completamente diversi da quello che eravamo. Come pure ci sentiremo molto lontani dagli esseri umani comuni di questo mondo. Quando mi muovo in questo mondo mi sento del tutto estraneo, mi sembra di vivere in un mondo che non mi appartiene in cui vi è gente che non è la mia gente perché li sento così lontani da me. E la vita della maggior parte della gente mi sembra completamente vuota, priva di intensità, quindi una grande povertà, una miseria interiore. Gente che vive per niente; mi sembrano tubi vuoti. Direte: è crudele, no non è crudele; purtroppo la maggior parte della gente è del tutto vuota di contenuto, ma piena di banalità. E così li si vede: se si hanno gli occhi per vedere come stanno veramente le cose li si vedrà così perché così sono. E questa società è un disastro, la gente è così disorientata, non capisce più niente. Hanno perso completamente il senso del Sacro, del Divino: vivono di vuotezza e di banalità. Invece l’essere umano ha il potenziale per poter vivere una vita ricca di senso ricca di significato, di intensità, con una direzione, un obiettivo. Purtroppo si è perso la percezione del Divino: il Divino, dov’è che sta? Si è dissolto nel nulla. Vanno dicendo che Dio è morto. Simo noi che Lo abbiamo ucciso. Questa società coi suoi consumi, la sua tecnologia ha ucciso Dio. Tuttavia Dio rimane la realtà delle realtà, una potenza straordinaria, una preziosità, un gioiello inestimabile. Se riusciamo a introdurlo nella nostra vita, allora ci renderà ricchi: ricchi spiritualmente. Se riusciamo a introdurre nel centro della nostra vita il Divino e facciamo roteare tutto attorno a questo centro allora si che la nostra vita diventa preziosa, acquisisce senso. Comunque in una vita spirituale si suppone che si viva di Spirito, quindi di Luce. Per potersi nutrire di Luce c’è bisogno di fare una pratica spirituale che ci metta in contatto con questa Luce. Così come c’è bisogno di nutrire il nostro corpo fisico giornalmente con alimenti altrimenti ci indeboliamo e infine moriamo, così c’è bisogno di nutrire il nostro animo con la Luce divina. Per cui bisogna sedere giornalmente per cercare di collegarsi, allacciarsi con questa Luce poiché se non la contattiamo più allora ci anneriamo, appesantiamo, ottenebriamo. La nostra testa si riempie di mille pensieri, mille angosce e dubbi. Pertanto nella meditazione noi rilassiamo il corpo e acquietiamo la mente in modo da poter riposare profondamente. Ci colleghiamo con la Luce per illuminare la nostra mente con rivelazioni sul lato nascosto delle cose, sperimentare una profonda pace, stabilità e profondo appagamento. Pertanto ringraziamo il Maestro che ci ha dato l’opportunità di sedere insieme per nutrire il nostro animo con le sue calorose benedizioni. L’ignoranza svanisce meditando su Sat Naam. (Sirio Ji) Non v’è rituale che ci dia pace, non v’è pellegrinaggio per cui la mente tace. Il Darshan del Satguru è la sola cosa Che ci piace. Noi non abbiamo visto l’Essere Supremo, non abbiamo incontrato i Maestri del passato, per fortuna abbiamo conosciuto il Satguru vivente, che ci fa contemplare la Luce splendente. Non avevamo nessuna conoscenza Ne sapevamo come servirlo. Il Maestro ci ha trasmesso l’insegnamento Per percepirlo in ogni momento. Eravamo naufraghi nel mare dell’illusione Egli è venuto con la Sua barca di Luce, ci ha fatti salire su di essa, ci condurrà tutti alla Dimora della Verità. Li, finalmente, l’io separato scompare, nell’incanto dell’unione solo Dio rimane, Descriverlo ad altri è impossibile, chi Lo conosce diventa infine stabile. (lettera di una satsangi) O Maestro, vivo del tuo darshan. La tua presenza e i tuoi occhi sono la mia speranza. Che grande onore poter sedere dinanzi a te… "Tu che sei puro più della purezza". Riuscire a percepire l’Amore che tu solo versi Su di noi come un arcobaleno. Mi piace ricordare di te…ogni cosa. Quel piccolo gesto, sguardo, sorriso, ogni parola, movimento. Come ogni Parshad ed ogni prezioso Darshan. Ma forse più di tutto amo ricordare nel profondo del mio cuore ogni Bhajan che mi canti con tutto il divino essere.Dico mi canti perché come ho esperito nel ritiro di Acilia – nel momento in cui canti mi succede di entrare nell’energia che scorre nella tua voce - nel tuo respiro…sentendomi così avvolta e totalmente presente a quella realtà che tu solo riesci a manifestare. Thanks o dolce amato Guru ji. Ogni volta sento di scriverti o mio Baba Ji, vorrei raccontarti della mia vita, delle vicende che mi accadono nel mondo e di come il Maestro contribuisce ogni giorno con tanti piccoli miracoli. Nel mondo vengono chiamate coincidenze, ma il mio intimo essere li chiama miracoli, piccoli segni della tua divina presenza. Invece poi inizio a descriverti ciò che sento nel mio cuore: gratitudine, rispetto, umile devozione. Amo parlarti delle ricchezze che produci in me ogni qualvolta sprofondi nei miei occhi, dove percepisco di non essere più io che guardo, ma il Divino in me. Questo mi è successo ad Acilia la sera in cui il Satsang non era più un discorso verbale bensì un lunghissimo e potente Darshan. Amo raccontarti che sono contenta di come tu operi nella mia vita e in questo tempo meraviglioso di associazione con te desidero riuscire, passo dopo passo – meditando sul naam – a trasformarmi nella vera figlia dell’Amato. Per questo ti prego guida la mia nave, fammi giungere all’altra sponda. Con sincero affetto, Tua figlia Abi Sant Bani Ashram (Epifania 2008) Ci hanno detto che Dio è pura essenza, Egli è dappertutto e in nessun luogo. Ci hanno detto che Dio è Signore illimitato E dobbiamo andare nell’intimo. Ci hanno detto che Dio è Luce E in principio la Luce era Dio. Ma io, pur amando questa Verità Sono stata nella casa di Dio. Egli ha un volto, una voce, un darshan, e quella casa terrena ha un nome: Sant Bani Ashram. Solo il Maestro è Dio In tutti i piani e su tutti i regni. Non conosco attributi divini che Lui non possieda… né altezze, né compassione più tangibile della sua persona. Il Maestro è Dio. Ho impiegato molto tempo Prima di capire questo. Dio ha una casa e vi abita, Dio ha un volto e mi guarda. Non è più antica cosa Il suo Cuore, ma vita vibrante. Dio è il Maestro: ecco il sublime paradosso, la via segreta, la Storia d’Amore. (Ale)
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