| Satguru |
| mercoledì 18 giugno 2008 | |
Mary mi ha fatto una domanda molto importante e vale la pena scrivere un post in proposito. Guru Ji concede un
Riporto per esteso la domanda che m'è stata fatta in privato, e che espande la domanda fata nel commento: in un commento parli di un bimbo
E' stato solo il suo istinto di bambino, la sua innocenza e purezza. Tento di rispondere ampliando la risposta che ho dato in privato.
Innanzi tutto bisogna capire cosa s'intende per Maestro o Guru. Nelle varie tradizioni spirituali tale persona dovrebbe essere colui (o colei) che impartisce gli insegnamenti teorici e soprattutto pratici per procedere sul sentiero spirituale. Un Guru non è un semplice insegnante però, dato che la spiritualità è una scienza che va trasmessa da un recipiente pieno a uno vuoto, da una candela accesa a una spenta, da un elemento "carico" a uno "scarico". Ci dev'essere una trasmissione spirituale vera e propria, un contagio, come ama definirlo il mio Sirio. Di conseguenza c'è necessità che il Guru abbia qualcosa da trasmettere, e non solo vuote parole prese dai libri o da elucubrazioni mentali. Il Guru diviene tale poichè ha dedicato la sua vita intera alla pratica spirituale, decenni, notti insonni, il massimo della sua attenzione, dedizione, forza di volontà. Diviene tale perchè è diventato innanzi tutto un discepolo perfetto del suo Guru. Tra discepolo perfetto e Maestro perfetto non c'è molta strada da fare. Progredire sul sentiero spirituale significa assottigliare il proprio ego e ingrandire la presenza Divina dentro di sè. Significa diventare via via uno strumento del volere di Dio, o come diceva Aurobindo, un cooperatore cosciente del Piano Divino. Un vero Guru (non si parla di ciarlatani, ovviamente) è quindi un portavoce, uno strumento, una estensione del Volere di Dio. Non agisce per sè, ma per il compito affidatogli. Nella In primis, ponendo enfasi sulla ricerca di Dio come Assoluto, Inconoscibile, oltre spazio, tempo e relatività, oltre la materia, oltre la mente, oltre l'intelletto, oltre i sensi, oltre la dualità, diviene necessario relazionarsi con un Tramite che faccia da ponte (in virtù del suo già totale legame) tra il discepolo non ancora progredito e questo Oceano di Grazia Divina (Anurag Sagar, come lo chiamò Kabir. Come potrebbe il discepolo, ancora identificato con i suoi pensieri, i suoi sensi esteriori, la sua mente limitata, concepire l'Infinito Assoluto? Per gli stessi motivi come potrebbe praticare prem e bhakti (amore e devozione) verso qualcosa di inimmaginabile? Amare il Guru invece è facilissimo, dato che è proprio attraverso di Lui che il discepolo sente fluire l'Amore Divino. Il Guru è un essere di immensa dolcezza, grazia, purezza. Sembra impossibile credere che esista una persona simile al di fuori dei romanzi, eppure chi lo conosce non può che rimanere colpito da queste sue qualità. Secondo, oltre che fornire il giusto insegnamento, antico quanto l'esistenza ma presentato e trasmesso coi termini, i modi, i concetti adatti ad essere capiti dalle persone del presente (e non di 5 mila anni fa come i Veda, 2 mila anni fa come la Bibbia, etc), il Guru dà una esperienza concreta, di prima mano, del contatto con la Luce e il Suono Divini, sui quali il praticante mediterà nei modi indicati (ne ho già parlato qui e qui). Questo è possibile in virtù della sua volontà e grazia, e solo un autentico Guru è in grado di stabilire questo contatto (da quel giorno in poi permanente) e fornire una esperienza concreta che possa fare da esempio e prova tangibile al discepolo. Il discepolo avrà "toccato" con mano, come un novello San Tommaso, e non avrà bisogno di credenze o fedi, saprà che tale esperienza è possibile e non avrà altro compito che svilupparla. Per il Terzo e fondamentale (alla risposta) motivo non ho alcuna competenza per parlare e quindi cito direttamente Sant Kirpal (vi consiglio sempre di leggere questo testo): Con il suo maggiore sforzo e con la maggiore grazia da parte del Maestro, il discepolo progredisce sempre più nelle sue sadhanas interiori, che alla fine lo conducono alla completa trascendenza della coscienza corporea. Raggiunta questa trascendenza, scorge il suo Guru che aspetta nella Forma Radiante per ricevere e guidare il suo spirito sui piani interiori. Ed ora, per la prima volta, lo vede nella sua vera gloria, e comprende le incommensurabili dimensioni della sua grandezza. D'ora innanzi sa che lui è più che umano, e il suo cuore trabocca di cantici di lode e di umile devozione. Più in alto egli ascende nel suo viaggio spirituale, più insistente si fa la sua lode, perché più profondamente comprende che colui che una volta considerava un amico, non è semplicemente un amico bensì Dio Stesso disceso per sollevarlo fino a Se Stesso. Questo legame d'amore, sviluppandosi per gradi, diventa lo specchio del suo progresso interiore, avanzando dal finito all'Infinito:
Nella fase iniziale può trovare analogie nell'amore terreno, quale quello tra padre e figlio, amico ed amico, aiutante ed amato, insegnante e allievo, ma una volta raggiunto il punto in cui il discepolo scopre nell'intimo il Maestro nella sua gloria luminosa, tutte le analogie si infrangono e tutti i paragoni vengono lasciati indietro per sempre. Questo è di fatto il punto cruciale. Nella Via dei Santi (Sant Mat) tutti i praticanti che hanno avuto successo nella loro sadhana (pratica spirituale) hanno affermato questo. Man mano che il discepolo trascende i vari piani intermedi della creazione (fisico, astrale, causale, supercausale) realizzerà la vera natura del Guru e quanto è profondo il legame tra quest'ultimo e Dio stesso: talmente profondo, da essere totale. Spesso mi viene risposto che anelare alla fusione con Dio nella sua forma Assoluta, inespressa, al di là di ogni dualità e attributo, significherebbe anelare a una specie di "coma", ma la realtà è del tutto opposta: chi realizza questo tipo di Unione è forse l'unico essere davvero Vivo: un essere meraviglioso, la cui coscienza è infinita quanto Dio stesso. Non è facile concepire e accettare certe cose, ma è oggigiorno facile accettare (ad esempio) il rapporto tra i 12 apostoli e il loro Maestro, Gesù Cristo. Lui stesso diceva apertamente che era del tutto impossibile andare al "Padre" se non attraverso di Lui. Il "Padre" non è un vecchietto gigante con la barba, come si vede nei cartoni animati, è l'Assoluto, è il Logos, è "il Verbo era presso Dio e il verbo ERA Dio", come dice la Genesi. Concepire, amare e realizzare dentro di sè il Verbo di Dio è assurdo senza passare per il suo Figlio prediletto, un uomo che ha già stabilito questa unione e può concederla ad altri. Cosa impedisce alle menti degli uomini d'oggi di accettare che tali Esseri, che tale Presenza, non sia più ripetibile oggigiorno, qui, ora, accanto a noi? Dio ama noi meno degli abitanti della Palestina di 2000 anni fa? Assurdità. Passando alla mia personale esperienza ai piedi del mio Satguru, quel che mi è concesso di dire è che ho potuto esperimentare dentro di me il contatto con la Luce e il Suono divini, ho avuto modo di vedere che la sua Volontà coincide esattamente con i vari accadimenti della mia vita, le sue promesse si realizzano una per una, il suo sguardo è capace di compiere cose dentro di me che non ho parole per descrivere. Solo parlarGli mi sconvolge, mi illumina, mi porta in uno stato del tutto differente. Il resto fa parte dei miei tesori, e rimane celato dentro di me. Posso sicuramente dare il massimo credito alle parole citate in precedenza: più si procede, più si insiste, più ci si focalizza nella pratica interiore, più appare evidente che le barriere tra il Guru e Dio sono pura illusione. Quanto detto finora non vuole essere un "credete alle mie parole", semmai un "se volete, sperimentate anche voi e vedete come stanno le cose". Altro non posso dare, alle persone che incontro. Il resto è riservato a Lui.
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