| Un Satsang |
| venerdì 03 ottobre 2008 | |
E' da un pò che non scrivo in questo blog per i numerosissimi impegni personali. Manca poco al matrimonio civile e fervono i preparativi, e inoltre il mio tempo libero lo sto impiegando cercando di organizzare il Satsang romano e facendo un pò di
Il termine Satsang viene utilizzato per indicare la congregazione di Maestro e discepoli, la trasmissione orale (attraverso un discorso) degli insegnamenti da parte di un Maestro ai suoi discepoli. Ma anche la riunione di discepoli che meditano insieme, leggono scritti del Maestro e cantano La versione stampabile in formato PDF la trovate cliccando qui.
SANT BANI ASHRAM Dedicato agli insegnamenti dei Maestri Sawan, Kirpal, Ajaib.Podere Valdivita, 58027 Ribolla, GR. Tel 0564 579788 Email (clicca qui ) Website: www.santbaniashram.it INVITO AI RITIRI:18 - 19 ottobre 2008, Sant Bani Ashram5 - 8 dicembre 2008, Ungheria
Guru, Naam, Satsang, DarshanSirio Guru, Naam, Satsang, Darshan acquietano la mente e la guariscono Ho cercato in ogni direzione, senza trovare una spiegazione Infine son giunto alla tua corte Dove mi sono destato dalla mia morte. Mi hai sintonizzato col tuo santo Naam, Mi hai colmato l’animo di luce Nel mio cuore hai fuso una grande pace Nel mio sangue un ardore caldo come la brace. Mi son poi seduto ad ascoltare, il tuo illuminante Satsang Con cui hai evidenziato ogni mio possibile stato Ogni mia malformazione e imperfezione. Poi mi hai mostrato la via d’uscita, dal labirinto della mente Mi hai innalzato in una condizione sbalordente Fuori dalla gabbia dell’io limitante. Infine mi hai guardato negli occhi, e quale meraviglia Ho visto che il tuo viso è saturo d’amore I tuoi occhi brillano come il sole. Che altro posso chiedere alla vita, mi ha fatto il più gran dono Di incontrare te che sei così buono Così premuroso come un padre amoroso. Sirio Gioia del mio cuore, Pace della mia anima, Luce del mio occhio, Suono del mio orecchio. Ho sempre cercato la Realtà, Ho sempre amato la verità, passare oltre l'umana condizione, per realizzare la Divina Unione. Ci ho provato e riprovato, e mai mi sono stancato, di passare oltre l'ordinario, per approdare allo straordinario. Il consueto ci addormenta l'animo, ristagna e assopisce il divino ardore, ci priva di quell'estatico sapore, che viene dallo slancio interiore. Tendere verso l'indefinibile bisogno, che elude ogni nostro possibile sogno, che va oltre l'umana immaginazione, si concretizza nella mistica visione. Dobbiamo a tutti costi realizzare, in questa vita la completa unione, con quella fonte di divina Luce, che zampilla nella Regione della Pace. Sawan Retreat, Acilia 06 Aprile 2008 Un satsang di Sirio Purtroppo sono sempre pochi quelli che sentono quest’esigenza. L’esigenza di qualcosa che sia superiore, più elevato di quello che la vita ordinaria nel mondo offre. Ma alcuni avvertono questa profonda insoddisfazione, questa sorta di spasmo, di fame nel profondo del loro essere. Non si sentono soddisfatti di quello che la società e la vita nel mondo a loro offre. E sentono che ci deve essere qualcosa di superiore, di più elevato. Qualcosa che dia veramente senso a questa vita che altrimenti sembra del tutto insensata. Nascere, vivere. Gioendo, godendo e soffrendo di quello che la vita offre. Relazioni, affetti, lavoro, successi, insuccessi, malattia, buona salute. Magari un figlio, qualche figlio, quindi affetti. Per poi arrivare a morire. Se la vita fosse veramente tutta qui allora sarebbe veramente strana. Non avrebbe senso. La maggior parte delle persone, in tutta la loro vita non avvertono mai un intervento divino. Non accade mai nulla che dia veramente valore alle cose. Una grazia speciale che gli tocchi l’animo, che gli tocchi la mente. E gli faccia vedere le cose da un’altra prospettiva. Ma questo non accade perché la maggior parte della gente non chiede questo, non lo cerca. Si accontentano di quello che accade. Le proposte della società, con i suoi condizionamenti. Magari hanno un pò di fede, sono religiosi, vanno a seguire la messa una volta ogni tanto. Ed il loro dovere religioso finisce qui. Magari non sanno nemmeno che cosa è la loro fede. Non hanno magari mai neanche letto il testo sacro della loro fede. Non sanno veramente ciò che la dottrina o la teologia della loro fede insegna. Non si son mai posto il problema, non hanno mai indagato per capire e vedere se sono infine d’accordo con ciò che la loro fede gli propone, in cui hanno sempre creduto, poiché magari nati in quella fede. E questo è tipico di tutta la gente, di tutte le religioni. Il novanta per cento dei cristiani non sa niente di ciò che è la Bibbia od il Vangelo insegna, così il novanta per cento dei Musulmani non capisce niente del Corano, così i Buddisti, gli Indú, i Sikh, gli Ebrei. Il Maestro Kirpal diceva: “Credere in qualcosa senza indagare, senza capire se ci si addice, allora che senso ha”. Senza farsi una propria idea personale, e tuttavia avere fede in qualcosa non dà nessun credito ad una persona intelligente. Una persona intelligente vuole capire le cose, vuole capire in cosa crede, che cosa fa, perché lo fa. Vuole dare significato alla vita o meglio vuole capire il senso della vita. Per forza di cose si chiederà ad un certo punto: che ci faccio io qui? In quest’esistenza, in questo mondo? Perché sono qui? Vivo una sola volta? Più volte? Cosa c’è dopo la morte? Però fortunatamente ci sono alcuni che sentono questo bisogno struggente, quest’anelito in sé, questo bisogno di risposte. E allora cominciano a cercare, cominciano a fare esperienza, per cercare di capire, per avere un proprio contatto personale, una propria esperienza personale del trascendente, di ciò che sta oltre il mondo materiale, il tempo, lo spazio, la dualità. E chi cerca sinceramente, trova. Decisamente! C’è acqua per l’assetato diceva qualcuno, c’è pane per l’affamato. A chi bussa, gli sarà aperto. Ma se non bussiamo, nessuno si sogna di aprirci. Se non cerchiamo, non possiamo trovare. Questo è ciò che fu la nota dominante della mia vita quando raggiunsi i diciannove anni: capire il motivo dell’esistenza. Sentivo bisogno di risposte. Nella mia mente si affollarono tutta una serie di domande sul perché e il per come delle cose, che mi tolsero ogni pace possibile. Perché fino ad allora non me le ponevo queste domande, sembravo tranquillo. Anche se ero del tutto perso. Però non lo sapevo. Ma quando queste domande presero ad affollarsi nella mia mente, allora mi tolsero ogni tranquillità. E volli una risposta, cercai una risposta. E cercai assiduamente. Incominciai a muovermi nelle situazioni che mi si ponevano davanti, via via. E la ricerca fu sincera fin dall’inizio. Fu profonda, autentica, sentita. Veramente viscerale. Mi piombai di punto in bianco in questa ricerca senza neanche sapere perché. E devo dire che fui fortunato, poiché da subito, dopo poco tempo il mio travaglio ebbi una vera esperienza trascendentale. Ebbi una vera trasformazione di coscienza. La potrei chiamare la mia prima illuminazione. In cui vidi la verità dell’esistenza con gli occhi dell’anima, della coscienza. Venne in un baleno, fu chiaro. Capii perché ero in questo mondo, e il perché dello scopo della vita. Ciò che avevo fatto fino allora, non era lo scopo della vita, poiché lo scopo della vita era conoscere la verità dell’esistenza, conoscere Dio come si dice. E tutto ciò che fino allora avevo ritenuto importante diventò secondario. E questa incredibile ricerca, questo incredibile anelito, chiarezza dell’obiettivo della vita diventò la cosa più importante. Sviluppare un amore smisurato per il divino e per l’umanità intera. Sviluppare una cura delle cose, un’attenzione per me stesso e per tutto ciò che mi circonda fuori con incredibile intensità. E da lì seppi che cosa dovevo fare. Questo accadde trentasei anni fa, e da allora grazie a Dio, grazie alla vita, all’universo devo dire che non ho mai desistito. Un anno dopo andai in India, incontrai il mio Maestro, e con Lui fu un’altra sfolgorante esperienza. Quello che sperimentai l’anno prima fu niente a confronto. Fu una trasformazione incredibile: come se mi avessero rovesciato completamente, l’interno al di fuori e il fuori al di dentro. Diventai di un’incredibile sensibilità. Di un’incredibile ricettività. La ricettività al potere divino diventò la cosa dominante della mia vita. Ero dominato da quest’incredibile presenza. E tutte le volte che sedevo in meditazione ero completamente catturato da questa Luce. E ciò avvenne per la grazia e l’incontro con questo essere straordinario che fu Sant Kirpal Singh Ji. I canti che prima ho cantato sono i Suoi canti: Aja pyare, Satguru aja. Hari bin jivan, Jo baksho hamko. E con Lui imparai che cos’è l’Amore, che cos’è amare qualcuno, perché riconosci in lui l’Essere Divino, capisci che oltre l’uomo c’è il Divino manifesto operante in Lui. E attraverso di Lui Dio opera per grazia. Opera le Sue meraviglie. E poi capii che grande amore Lui aveva per il Suo Maestro. Anche all’età di ottanta anni -quando lo conobbi- si poteva vedere il Suo amore per il Suo Maestro che era morto venticinque anni prima. Era ancora così intenso, così presente nella Sua vita, nelle Sue emozioni. E allora capii che per amare Dio bisogna che questo Dio diventi una cosa reale, concreta nella vita. Che diventi uomo per noi. Non si può veramente amare Dio in astratto. Ci si può illudere di amarlo, ma non lo si può veramente amare. A meno che Dio non operi attraverso un essere umano per noi, in noi, nella nostra vita. Non ci può essere vero amore fin tanto non ci tocchi la coscienza, c’innalzi la coscienza, c’illumini. Ed io mi ero innamorato di Lui, e capii che anche Lui era innamorato del Suo Maestro. Pertanto questo ritiro voleva essere un ricordo, un omaggio, una celebrazione dell’anniversario della morte del Maestro del mio Maestro, il cui nome era Hazur Sawan Singh Ji. Probabilmente molti di voi non avranno mai sentito questo nome. Egli è stato un essere straordinario. Voglio dire alcune cose riguardo alla Sua vita, giusto per far capire chi è stato questo personaggio, che nacque a Luglio nel 1858 e morì il 2 Aprile nel 1948, all’età di novant’anni. Lui anche ebbe un’intensissima ricerca. Ebbe un padre che era appassionato del servizio ai Santi e gli piaceva ascoltare il loro Satsang. In India c’è tanta gente che dà il Satsang (gli insegnamenti). E per questo Suo padre lo portava sin da bambino ad ascoltare gli insegnamenti dei Mahatma, Sadhu, così chiamati in India: grandi anime, che hanno raggiunto qualcosa di superiore. Per questo sin da bambino fu allenato, istruito a servire i Santi, cercare la loro compagnia. E cercare di capire il meccanismo della vita. Dopo aver fatto le scuole elementari in India, entrò poi nel collegio e studiò ingegneria. Da ingegnere entrò al servizio dell’esercito e fu stazionato a lavorare sulle montagne, sull’Himalaya in una località chiamata Muri. Ed il suo compito era quello di costruire strade; e molte delle strade che si trovano in quella zona furono costruite da Lui. Era arrivato ormai a trentasei anni e ancora non aveva incontrato il suo Maestro. Aveva incontrato tantissimi Sadhu, maestri di vario tipo, ma mai nessuno che sentì completamente come il suo Maestro, poiché col proprio Maestro c’è poco da fare, c’è un rapporto specialissimo: c’è un grande Amore, un grande trasporto, un immenso contagio spirituale, una grande trasmissione spirituale. Nel Punjab c’era un grande essere che si chiamava Baba Jaimal Singh, che era stato a Sua volta nell’esercito. Era stato soldato, e veniva chiamato il soldato santo. Quando poi si ritirò dal Suo servizio, si rifugiò in una capanna sulle rive del fiume Beas. Lì cominciò a tenere il Satsang dove si raggruppavano intorno a Lui un certo seguito di persone. Ogni tanto si spostava in altri luoghi. E così in un’occasione andò a Muri - sull’Himalaya, dove appunto lavorava Baba Sawan Singh. E si dice che in un occasione Baba Jaimal Singh stava camminando per una strada insieme ad una Sua discepola, ed a un certo punto incrociarono questo ragazzo, quest’uomo che era Baba Sawan Singh, il quale non li salutò nemmeno. Tuttavia sulla strada Baba Jaimal Singh disse alla discepola che le era accanto: vedi io sono venuto qui per quest’uomo. Il giorno seguente Baba Sawan Singh sentì che c’era un certo Mahatma che teneva il Satsang, per cui come era Sua abitudine andò ad ascoltarlo. E fu lì che ci fu il riconoscimento, il contagio. Al primo incontro lo tempestò di domande. Gli fece ogni domanda possibile, poiché aveva letto tanti libri, sentito i discorsi di tanti Mahatma, su tante correnti spirituali, tante vie - ed in India ce ne sono un’infinità. Le domande furono tantissime che alla fine l’udienza si stufò. Baba Jaimal Singh però sapeva chi era quel ragazzo, ed ebbe la pazienza di rispondere a tutte le sue domande. Dopo pochi giorni Baba Sawan Singh fu iniziato alla Sua Via e diventò il Suo discepolo amato, prediletto. E ogni volta che aveva una licenza, tempo libero, vacanza, andava sempre a Beas dal Suo Maestro. Beas a quei tempi era giusto una capanna, che Baba Jaimal Singh si era costruito di fango sulle rive del fiume. Non c’era nient’altro. Lui, Baba Sawan Singh, gli costruì una piccola casa, un pozzo. Spese molti dei suoi soldi al servizio del Suo Maestro. Inseguito gli costruì una sala per il Satsang, per la meditazione. E così la loro associazione durò circa dieci anni. Dopodiché Baba Jaimal Singh morì e disse a tutti che Lui, Sawan sarebbe stato il Suo successore, che avrebbe portato avanti il Suo lavoro. Baba Sawan Singh dedicò poi tutta la Sua energia, tutto il Suo tempo libero e tutte le Sue risorse economiche per sviluppare a Beas l’Ashram del Suo Maestro - che come raccontavo stamattina - oggi è diventato una piccola cittadina dove ci vivono undici mila persone. Durante la sua vita diede l’iniziazione a circa cento cinquanta mila persone. Fu un grande Maestro, di una grande onestà, e trasparenza impeccabile. Maestro di un gran fascino che riuscì ad attrarre a sé cosi tanta gente. Certo in India è ben diverso: c’è tanta gente che si rivolge ai Maestri, ed è molto più facile accogliere una folla di seguaci, come possa essere invece qui in occidente. In ogni modo ai Suoi tempi nessun Maestro suo contemporaneo in India aveva raccolto in seguito il gran numero di seguaci come Lui. Quindi è stato uno dei grandi Maestri del nostro tempo. E per me questo personaggio raffigura un pò quello che può essere un nonno spirituale. Così io lo sento. Entrambi i miei Maestri, quelli con cui ebbi a che fare nella mia vita, Kirpal Singh ed Ajaib Singh sono stati Suoi devoti. Ho sentito tanto parlare di Lui. E la Sua figura, la Sua vita, le Sue opere sono ben impresse nella mia mente. È uno dei tre grandi esseri che io amo sopra di tutti. Io ho tre grandi amori. Uno è il mio secondo Maestro Ajaib Singh, poiché con Lui ho avuto una lunghissima associazione di venti anni. E con Lui ho veramente vissuto quel che può essere la relazione Maestro-Discepolo, la grande storia che tanti di quei discepoli fortunati dei grandi Maestri hanno raccontato e raccontano. Credo che chiunque abbia sentito parlare per esempio di Gesù e del rapporto che aveva con i Suoi discepoli ed Apostoli, si sia sentito affascinato e magari ha desiderato di poter essere stato uno di loro, di essere vissuto ai Suoi tempi. Beh, per me è stato così con i miei Maestri. Ho avuto la fortuna di vivere questo tipo di rapporto. Quella profonda relazione. Ho collaborato con Lui, gli ho dato la mia vita. Mi sono posto al Suo servizio e non ho mai messo in discussione i Suoi insegnamenti, i Suoi metodi, quel che mi ha chiesto di fare e anche i rimproveri che certe volte mi ha fatto. Ed è solo così che avviene la trasformazione: l’uomo impara dall’uomo, c’è poco da fare. Chi non ha l’umiltà di esporsi ad una situazione di questo tipo, in cui si può veramente imparare a trasmissione diretta, a insegnamento diretto dal Maestro, non potrà mai conoscere che cosa è la trasformazione dell’essere umano. Che cosa è la trasformazione dell’Essere, poiché la trasformazione dell’essere ci chiede di passare oltre l’Io-individuale per accedere all’Io-Supremo, Io-Superiore. Diciamo pure: trascendere l’Io per accedere a Dio. E non si può trascendere l’Io fino a quando non si china la testa davanti a qualcuno, non si sappia dire sì e sempre sì a qualcuno, non si sappia obbedire, ascoltare, fino a quando non ci si ponga sinceramente come tazza desiderosa d’essere riempita da una caraffa piena. Ma questo certo richiede veramente una gran forza di volontà, richiede veramente l’uccisione dell’ego. Come diceva spesso il Maestro: il farsi tagliare la testa, ovviamente in modo metaforico. Poiché richiede sottomissione, umiltà, richiede dare senza chiedere. Rendersi disponibili, collaborare poiché è così che si svolge un lavoro spirituale, a servizio di un Maestro, Lo si aiuta nella Sua missione. Dove la Sua missione diventa la nostra missione. Quando il Maestro lascia il corpo i Suoi discepoli portano avanti la Sua missione. Così come io sto portando avanti il lavoro del mio Maestro, poiché ho imparato in pratica come si porta avanti il lavoro spirituale, poiché l’ho vissuto insieme a lui per ventenni, ed ho imparato dal vivo, non ho letto libri - beh ho letto anche libri - ma l’ho vissuto dal vivo. Ed è ben diverso tra leggerlo dai libri e viverlo dal vivo. I libri non trasformano, possono aiutare un pochino, ad ispirare, ma la vera trasformazione avviene nell’esporsi ad una situazione di questo tipo, ai piedi di un vero Maestro. Inoltre chi desidera un vero progresso spirituale, una vera trasformazione per forza di cose deve esporsi ad una situazione di questo tipo. Deve saper chinare il capo, essere umile, ascoltare, ed imparare. Pertanto la Via spirituale è un fatto concreto, un dato di fatto, non è fantasia ve l’assicuro, poiché io l’ho vissuto sulla mia pelle. E se vogliamo conseguire uno scopo nella vita, lo scopo della vita, vogliamo dare senso alla nostra vita: questa è la Via. Bisogna cercare il vero, la Verità dell’esistenza. Poiché esiste una verità dell’esistenza! Il fatto che esista la menzogna, si presuppone per forza di cose sul lato opposto ci sia la verità. E per realizzare la verità bisogna diventare esseri veri, autentici. La verità come ideale non basta, poiché la verità si deve concretizzare nella nostra vita, deve essere vissuta per quello che é. Essere veri vuol dire essere autentici, essere se stessi, senza farsi condizionare da nessuno, poiché la società è sprofondata nella falsità, nella menzogna, nell’illusione, quindi non si può andare con la società, bisogna andare contro corrente, farsi il proprio cammino. Avere il coraggio di rifiutare anche amicizie o gente che ad ogni modo ci spinge a compromesso. Il vero ricercatore della verità non conosce e non vuole compromesso. Quindi rimane più o meno solo, si associa con i ricercatori della verità, con quelli che cercano la stessa cosa, non con chiunque, poiché associarsi con chiunque vuol dire perdere tempo e farsi comunque influenzare, contagiare da loro. Per concludere, tutto ciò che vi ho detto è frutto della mia esperienza, della ricerca di una vita. Spero che vi ispiri, abbia senso anche per voi e vi spinga ad una ricerca altrettanto autentica, vera. Ed il luogo dove cercare è dentro di noi. La Verità è luminosa, la Luce sta dentro di noi. Bisogna cercare questa Luce. Cercare questa luce vuol dire passare oltre il fisico, il materiale, il corpo. Dobbiamo imparare a ritirare la nostra attenzione dal corpo, dimenticare il corpo e concentrarci profondamente in noi, dentro di noi, bisogna cercare il centro dell’essere in noi, che sta proprio nel mezzo della nostra fronte. Questa è la decima porta che dà l’accesso all’aldilà, al mondo dello spirito, al mondo della Luce. Ora sediamo in meditazione e cerchiamo di fare questo, cerchiamo di concretizzare nella nostra vita questa possibilità.
Caro Baba Ji,
Mio Satguru, durante la meditazione pomeridiana di Domenica mi è successo un fatto meraviglioso e misericordioso . Ho meditato seguendo i Tuoi consigli ed il mio essere ,che null'altro desiderava che perdersi nel vuoto, quando ha visto l'essere di Luce l'ha lasciato entrare dentro di sé, e in quello stato è rimasto per vari minuti (finché ho resistito), non conosco parole per definire quello che ho provato . La mia anima era così triste e disperata, la mia mente così combattuta. Un tempo avevo un incredibile distacco rispetto agli eventi, sapevo cosa dovevo fare, cosa era necessario, e mi sentivo terribilmente sola ed incompresa. Il mio ego era troppo grande ed il mio bisogno di soffrire, amare e scambiarmi emozioni troppo forte, rendersi conto di non essere abbastanza forti, di non essere in grado di agire rimanendo fuori dalla ruota, troppa sofferenza, dubbi, senza nessuno che mi spiegasse mai nulla. La settimana che ha preceduto il ritiro è stata molto dura per me, ho dovuto fare una visita medica che mi terrorizza, sono tornata a Milano dove tutto ciò che mi circondava mostrava ricordi di una vita passata che ormai non ha più senso considerare, ma che evidentemente se ancora fa così male significa che devo essere io a mettere un punto, a risolvere qualche questione. Sabato sera non ce la facevo più, anche a Roma sembrava che quel fatto che mi ha fatto così stare male fosse più che presente, tanto da sentirne parlare, da sentirmi raccontare i dettagli dalla persona che dolcemente mi ha ospitata, così ho deciso di sapere la verità, di togliermi i dubbi, di dire le cose mai dette alla persona che su questo piano è strettamente collegata a quella vita, che ho pensato di amare, mi ha risposto in modo crudele e mi sono sentita morire. Da una settimana mi sentivo morire, ho anche pensato che non avrei sopportato continuare a vivere in questo modo, la mia anima scalpita di continuo. Questo desiderio di annullamento, di morte, che può sembrare negativo ad un primo sguardo è in realtà il folle desiderio irrazionale del mio essere di trascendere questo deviato miscuglio di eventi che mi sono messa a vivere dall'interno, andare finalmente oltre, dopo tanta fatica e pazienza. Annullarmi per qualche minuto per abbracciare l'Amore, non è forse soltanto di questo che ha bisogno un'anima per sentirsi totalmente appagata? Credo sinceramente che la mia anima sia piuttosto antica,contemporaneamente mi rendo conto di comportarmi e sentirmi anche come una ragazzina spaventatissima che non si spiega il senso di tante cose ed è stufa di cacciarsi in situazioni che forse non è pronta ad affrontare. Se la mia anima è realmente antica la mia consapevolezza non si è ancora svegliata, o forse soltanto sono stata per così tanto tempo troppo lontana dalla Luce Splendente Assoluta da essere diventata così insofferente da non sopportare più l'idea di dover attendere ancora con pazienza e costanza. Ieri ho meditato con Andrea a casa sua, è stato molto bello ed intenso . Dopo l'esperienza di Domenica ho provato subito a raggiungere e ricercare la visione dell'Essere di Luce, passando per le varie tappe che avevo “percorso” il giorno prima con molta meno pazienza e più determinazione, non è successo, ho visto la Tua bellissima immagine luminosa, ma non sono potuta andare oltre. Ho provato a lasciarmi trasportare dalla corrente di un fiume ed è lì che è comparso il Maestro che parla con me per spiegarmi che non è quello il modo, che non posso buttarmi in un fiume e perdermi nella corrente, che il corso va attraversato su di un tronco con il Maestro seduto alla sommità anteriore a guidare la sua direzione, così ha fatto e presto ci siamo ritrovati dentro un piccolo lago, nessun oceano, non lì, non da quel piccolo fiume, per arrivare al mare bisogna entrare in un corso che si trova al di sotto del lago che passando attraverso la pietra, sotto terra, sfocerà in un altro corso se non direttamente in mare ,ma questo io non posso farlo, categoricamente. Il laghetto di trovava al centro di una radura ,mi è stato detto di scendere dal tronco ed avvicinarmi ad una casetta bianca e bassa in pietra con una finestrella rotonda ed una porta, all'interno un tavolo e delle panche, su una di queste sedeva l'altro Maestro con gli occhi simili a due grandi Stelle. Il Maestro che mi aveva guidata per il corso mi ha detto che dovevo rimanere lì ,senza avere fretta, e sedere con l'altro Maestro, meditare sulle stelle da quel luogo, senza cercare di forzare nulla. Li ascolterò di sicuro, senza una guida rischio di girare in tondo, se mi va bene :-) So che devo ancora capire molte cose, ma sinceramente non vedo l'ora di sentire per la prima volta il Suono del Silenzio, ho iniziato a leggere il Tuo libro, pensavo di leggerlo tutto d'un fiato, ma la mia anima freme così tanto che devo fare delle pause consistenti, vorrei vederTi presto e poter meditare insieme, vorrei anche che la paura di concedermi interamente a Dio mi abbandonasse sempre, non solamente in attimi di relativa durata. Anche se non sono stata iniziata tu sei il mio Maestro, pieno di Grazia e Misericordia. Ti amo mio Satguru.
IL LUOGO Il Sant Bani Ashram è un luogo molto isolato nel mezzo dei boschi della Maremma. E’ il luogo ideale per la meditazione e per vivere un’esperienza spirituale autentica. Inoltre è un luogo adatto per rilassarsi e riprendersi dallo stress della vita nel mondo in un contatto intimo con la natura. Tutto ciò che vi serve per il vostro benessere fisico, mentale e spirituale potrete trovarlo qui. Se decidi di venire dovresti essere pronto/a a trascorrere tutto il periodo del ritiro (chi non può venire per tutto il periodo può venire gli ultimi due giorni) qui all’ashram impegnato/a nelle attività del ritiro. Le sole persone che escono dall’ashram durante i ritiri sono coloro che vanno a fare gli acquisti di alimenti per la cucina. Non è permesso di uscire a fare giri turistici. Deve essere un’occasione per rinnovare la propria vita spirituale e il contatto interiore con la Luce e il Suono in noi. Per le famiglie e le coppie sposate non abbiamo molta disponibilità di spazi adatti. Ci sono solo due stanzette più le quattro roulotte. Le coppie non sposate non possono condividere lo stesso spazio in ogni caso a meno che convivano da molti anni o abbiano figli. Abbiamo due case per gli ospiti che sono intese una per le donne e una per gli uomini. Quindi se non avete problemi particolari sarete alloggiati in modo separato. Se desiderate una sistemazione migliore potreste alloggiare in un agriturismo che si trova sulla strada che porta all’ashram (vicinissimo) basta che ce lo facciate sapere abbastanza in anticipo da poter prenotare. Dovete portarvi le lenzuola, una torcia elettrica e qualsiasi cosa sia necessaria alle vostre abitudini personali in quanto medicine, alimenti particolari o qualsiasi altra cosa specifica. Non è permesso fumare sigarette di nessun tipo negli edifici. Se avete quest’abitudine potreste cercare di smettere del tutto per una settimana oppure per fumare siete pregati di allontanarvi dagli edifici e dall’ashram stesso. Ricordate che state venendo all’ashram per fare un ritiro spirituale in tutta umiltà e semplicità e non per mettere in mostra il vostro corpo o la vostra vanità. Quindi siete pregati o pregate di venire con un abbigliamento comodo e ampio, adatto per sedere in meditazione e per stare in campagna. Tute comode o gonne Lunghe e ampie vanno benissimo. Per le sedute nella stanza di meditazione qualcosa di colore bianco o chiaro sarà molto apprezzato. Minigonne o abbigliamento attillatissimo per sedere in meditazione non vanno per niente bene e siete pregati di non indossarlo.
Se avete problemi di salute o di qualsiasi altro tipo siete pregati di farlo presente a Nirmala o a Irena e sarà fatto tutto il possibile per aiutarvi. Per qualsiasi motivo rivolgetevi a Sirio e collaborate tra di voi per permettere al ritiro di avvenire in modo efficiente e armonioso. Ricordate, siete tutti responsabili dell’andamento del ritiro, quindi premeggiate nello spirito di servizio e dedizione secondo i bisogni del caso. Ricordate qui non ci sono serve e serviti, siamo tutti servi e serviti, quindi collaborate tutti affinché il ritiro avvenga nel migliore dei modi: con efficienza, amore e armonia. Abbiate il massimo rispetto di tutto, anche dei fili d’erba; qui tutto è sacro e una manifestazione del Divino. Durante la preparazione dei pasti in cucina possono starci soltanto coloro sono di turno per la preparazione dei pasti. Pertanto coloro che non sono di turno sono pregati di non entrare. Coloro che cucinano evitino di parlare di cose banali, facciano il Simran o cantino i Bhajan Rispettate lo spazio che condividete con altri e mantenete le vostre cose nel massimo ordine. Non lasciate in giro i vostri effetti personali e tutte le mattine rifate il vostro letto. Qui ci teniamo che tutto sia sempre al suo posto e ben in ordine per esprimere il bello e il divino nelle piccole cose della vita. Se trovate qualcosa in disordine da qualsiasi parte (sia nella stanza dove alloggiate, sia altrove), siete pregati di rimetterlo apposto; così pure se trovate in giro per l’ashram rifiuti o cartacce (lasciati da qualche sconsiderato) o cose simili, raccoglietele e mettetele nei contenitori dei rifiuti. Considerate questo luogo il Satguru Darbar (la Casa di Dio). State molto attenti ad essere sempre cordiali, amorevoli, rispettosi dei bisogni altrui e a non fare nulla in pensieri, parole e atti che vada a ferire chiunque e a dissacrare la santità di questo luogo. Vivere più per gli altri che per se stessi e al di sopra di tutto fate sì che il vostro comportamento sia gradito a Dio e al Maestro. Il costo del ritiro è una libera donazione. Ricordate di registrare il vostro nome quando arrivate (se siete qui per la prima volta) e di scrivere le vostre impressioni sul registro quando ve ne andate(il registro sta sul tavolo dei libri nella stessa casa). (La direzione del Sant Bani)
Tutte le sedute di meditazione sono precedute e seguite da bellissimi canti molto ispiranti e inebrianti. Infatti ogni incontro sembra un concerto, con molto calore, devozione e amore. Importantissimo: siate sempre puntuali e non uscite dalla sala durante le meditazioni.
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